domenica 10 maggio 2026

Filosofia e realtà presente

 


mondo di speranza di jürgen habermas

Autobiografie filosofiche. In una lunga intervista uscita postuma, il filosofo ricostruisce le tappe della sua vita insieme ai punti nodali del suo pensiero caratterizzato da uno sguardo sempre attento e costante alla sfera pubblica

Sebastiano Maffettone
Il Sole 24ore, 10 maggio 2026

La complessità del pensiero e del lessico di Jürgen Habermas (1929-2026) – da poco scomparso a 97 anni – è nota. A ciò si deve aggiungere la sua prolificità come autore, il suo essere un public intellectual di livello internazionale e il rilievo straordinario della sua visione filosofica nell’ambito della filosofia occidentale e non solo. Tutto ciò rende difficile ogni tentativo di rendere conto della sua opera. Può essere di aiuto in tale compito il recentissimo volume pubblicato da Feltrinelli e dedicato a Habermas. Il volume in questione -intitolato Per un mondo migliore- è in sostanza una lunga intervista (170 pagine) a Habermas curata da Stefan Müller e Roman Yos, corredata da un utile apparato di Note e da una intelligente Postfazione di Luca Corchia. Meriti specifici dell’opera sono la chiarezza e l’avere fuso aspetti biografici con ricostruzioni teoretiche.

Nel 1945 Habermas ha 16 anni ma già avverte tutto il peso del Nazismo e della guerra perduta con la conseguente crisi della Germania. Da qui, l’intenzione di costruire un pensiero basato sull’impegno a rendere il mondo migliore (da cui viene il titolo del libro). La formazione intellettuale e accademica del nostro è squisitamente tedesca, come è naturale. Maestri illustri come Horkheimer, Adorno (più di tutti), Abrendoth e colleghi più anziani come Lowith e Gadamer. Cui presto si aggiunge l’apertura atlantica, che sarà importante per tutta l’Europa continentale. Habermas è convinto che fino al Nazismo il pallino della filosofia occidentale sta in mano ai tedeschi, ma che dopo il 1945 passa ai grandi autori in lingua inglese, come Quine, Putnam, Rorty, Strawson, Rawls, Dworkin Nagel. Ricostruire tutto il percorso esistenziale, formativo e teoretico di Habermas resta complicato nonostante questo libro-intervista faciliti il compito. Perciò, cerco di riepilogarlo elencando alcuni punti nodali del suo pensiero.

Forse, la mossa filosoficamente più importante di Habermas, di certo quella che ha più influenzato me, è stata la detrascendentalizzazione (mi si perdoni il termine) di Kant. Nasce dalla decostruzione della metafisica classica di Kant, e si nutre del sostanziale anti-platonismo che caratterizza il secolo ventesimo. Non c’è più una verità ultima indipendente dal contesto. La detrascendentalizzazione legge Kant attraverso Hegel, e fa perno sul fatto che lo spirito soggettivo esiste solo interagendo con quello oggettivo. Ciò si traduce, in Habermas, nell’assunto per cui l’universalità dei principi va testata nell’effettività del discorso pubblico. Di conseguenza, la filosofia presuppone le scienze sociali

Le scienze sociali di Habermas non sono scienze empiriche ma visioni teoriche. In cui, Habermas pur tenendo sempre presente Marx, prende le distanze dalla Scuola di Francoforte, nel cui ambito si è pure formato, e dal marxismo occidentale. Habermas – che è di circa trenta anni più giovane di Adorno e Marcuse – rifiuta decisamente le loro tesi filosofico-politiche per lui troppo radicali, assimilandole a quelle post-moderne che non ama, come ben si vede nell’aspra critica del post-modernismo in Il discorso filosofico della modernità (1985).

Poco alla volta, la distanza dal marxismo diventa primato della liberal-democrazia, In Fatti e norme (1992), Habermas presenta un approccio filosofico-politico originale, sullo sfondo di una mutata concezione del rapporto tra sistema giuridico e mondo della vita, rapporto che diventa meno antagonistico. Tale approccio può ben essere definito, con Habermas stesso, «deliberativo», e, in particolare nel capitolo 7 del volume viene concepito come determinazione di un “concetto procedurale di democrazia”.

La democrazia, per Habermas, presuppone una comunicazione non distorta. Esiste un potere liberatorio della parola. Che si rivela nella comunicazione nella «sfera pubblica». Ed è già presente nel primo lavoro importante di Habermas, Strukturwandel der Öffentlickheit (Storia e critica dell’opinione pubblica, 1962). Tale lavoro – che culminerà nella pubblicazione della monumentale Teoria dell’agire comunicativo (1980)– vede alcuni passaggi preliminari non trascurabili, a cominciare da quelli formulati nell’importante libro del 1968 Conoscenza e interesse. La teoria della comunicazione di Habermas ha anche un aspetto esplicitamente etico, elaborato parallelamente a Karl Otto Apel negli anni 1970. Si tratta dell’etica del discorso, tema che comunque prende forma sistematica dal volume del 1983 intitolato in italiano Etica del discorso. Un’etica del discorso questa che si ispira a Kant e non nasconde le sue pretese di universalità. Ne segue la difficoltà di concepire da Occidentali un pensiero universalistico, congiunta però con la necessità di rigettare il relativismo. Come si vede nella tarda Una storia della filosofia (volume 1, 2019), dove si riprende criticamente la storia concettuale della modernità occidentale. La preoccupazione per la difficoltà dell’universalismo si fa evidente con l’affermarsi di un pensiero postmetafisico, e il progressivo ritorno della religione. Col passare degli anni, Habermas mette da parte il suo originario secolarismo, e concepisce un rapporto di scambio intellettuale partitario tra fede e ragione.

A questi aspetti fondazionali del pensiero di Habermas, va collegato il suo interesse per le relazioni internazionali, che appaiono in volumi come L’inclusione dell’altro (2010) e La costellazione post-nazionale (1996). Il tutto alla luce di un patriottismo costituzionale, basato sul primato della liberal-democrazia, la critica del nazionalismo e il rilievo centrale dei diritti umani. A questo si aggiunge l’impegno costante a favore di una visione federalistica dell’Europa.

In conclusione, questo libro-intervista mette in evidenza l’impegno costante di Habermas per la democrazia in tempi, come i nostri, in cui un sentimento del genere appare debole e incerto con le conseguenze spiacevoli che tutti constatiamo. Certo, l’impegno di Habermas è essenzialmente filosofico e quindi molto astratto. Tuttavia, non dimentica di vedere dall’alto della teoria la realtà del presente, come si vede dalla sua costante partecipazione alla vita di quella sfera pubblica alla cui centralità tanto lavoro ha dedicato. Partecipazione questa testimoniata da centinaia di conferenze in tutto il mondo, da numerosi articoli sui giornali, da una fittissima rete di relazioni culturali, da una costante voglia di intervenire sui grandi problemi del nostro tempo. Per molti di noi, tutto ciò ha costituito una luce permanente e una fonte di speranza intellettuale e morale. Che ci mancherà.

Jürgen Habermas

Per un mondo migliore.
Colloqui con Stefan M
üller e Roman Yos
Feltrinelli, pagg. 234, 
€ 20



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