venerdì 15 maggio 2026

Marina

Luca De Carolis
Indovina chi ha visto Marina: miti e strategie sulla figlia di B.

Il Fatto Quotidiano, 15 maggio 2026 

 Pochis­simi l’hanno incon­trata dav­vero, pochi potreb­bero farlo, tutti par­lano di lei. Marina Ber­lu­sconi non è solo la pre­si­dente di Finin­vest e la figlia del fu Cai­mano, è uno sta­tus: se non rac­con­tano di un tuo fac­cia a fac­cia con lei non sei nes­suno, almeno nei Palazzi. Che poi sia vero, vero­si­mile o falso conta, ma nean­che troppo. Se ne parla a pre­scin­dere, nei cor­ri­doi delle Camere, dove si era fatto largo pure la voce di un fac­cia a fac­cia in pre­pa­ra­zione tra lei e Elly Schlein per il dopo Mat­ta­rella (smen­tito, dalla mana­ger). E comun­que poi c’è Mat­teo Renzi, che un tempo aveva accesso per­fino a Arcore. Mer­co­ledì in Senato, a mar­gine del pre­mier time, ha intrat­te­nuto i cro­ni­sti con la sua Ber­lu­sco­neide: “Io non l’ho mai incon­trata Marina: io vedevo il padre, il pre­si­dente”. A cor­redo, imi­ta­zione della par­lata alla Sil­vio. Con aggiunta mali­ziosa: “Magari l’ha vista qual­cun altro, Marina...”. Un altro cen­tri­sta? Per ipo­tesi, di Roma Nord? “Ah, io non lo so” ha negato - o finto di farlo l’ita­lo­vivo, che mer­co­ledì par­lava bene di Giu­seppe Conte. Colui che alla Camera, un’oretta prima, aveva negato con altra postura: “Marina Ber­lu­sconi? Non l’ho mai incon­trata”.

QUANDO SENTE par­lare di cen­tri e cen­trini, l’avvo­cato mette mano alla pochette. Non si fida, anche per­ché il primo a non fidarsi è l’amico e con­si­gliere Gof­fredo Bet­tini, demiurgo del Pd romano che i sus­surri nei cor­ri­doi li decritta come pochi altri. “Non pen­sino di sosti­tuire il M5S con Forza Ita­lia” ha ammo­nito sul Foglio, quo­ti­diano non certo ostile alle intese più che lar­ghe. E Conte è andato in scia: “FI voleva la riforma della giu­sti­zia quindi non è com­pa­ti­bile con i valori pro­gres­si­sti, con noi niente più inciuci o governi tec­nici”. Non l’ha detto per caso, l’ex pre­mier. Per­ché, come spiega un con­tiano di peso – con ottimi con­tatti nel Pd – il timore dell’avvo­cato e quindi di Bet­tini è che una parte dei dem e altri pezzi di cen­tro­si­ni­stra, com­preso il Renzi ora uffi­cial­mente cor­tese con Conte, lavo­rino per iso­lare l’avvo­cato. O comun­que a piani B pros­simi ven­turi. Tra­dotto: si par­ti­rebbe con un governo con den­tro Pd e Movi­mento, e in corso d’opera si sosti­tui­reb­bero i 5Stelle con FI. Fan­ta­po­li­tica, si dirà. Ma certi fan­ta­smi hanno già un po’ di carne, ad ascol­tare certi timori pure den­tro il Pd. Tanto che ieri Anto­nio Tajani ha assi­cu­rato: “Noi siamo alter­na­tivi alla sini­stra, quindi al M5S, ad Avs e al Pd: non è pen­sa­bile gover­nare con loro”. Lo ha già fatto, si ricor­derà. Ma più che altro col­pi­sce la neces­sità della smen­tita. La cer­tezza è che, in tempi dif­fi­cili per Meloni, la figlia di Ber­lu­sconi sta occu­pando tanto spa­zio poli­tico, muo­vendo il gioco. Anche stando ferma. E non è solo que­stione di fide­ius­sioni, quelle con cui i Ber­lu­sconi ten­gono in vita FI. È la capa­cità di orien­tare il dibat­tito, con i mezzi (impor­tanti) di cui dispone la fami­glia. Sfrut­tando i vuoti altrui, a destra e din­torni.

CERTOpoi la Marina che da tempo si mostra pro­gres­si­sta sui diritti incide quando vuole e può farlo. Ma, per esem­pio, in Veneto anche FI è per­lo­meno per­plessa sulla legge sulla fine vita che è un pal­lino dell’ex pre­si­dente regio­nale, il leghi­sta Luca Zaia. Però alla fine sem­pre a Marina si torna. Così riecco Renzi, su Sky: “La domanda è: chi decide in Forza Ita­lia? Se decide Tajani allora fanno la legge elet­to­rale, se decide la fami­glia Ber­lu­sconi secondo me non la fanno”. Il fu pre­mier punge il mini­stro per infa­sti­dire Meloni: molto diversa, da Marina. E non è mai stato così evi­dente.

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