venerdì 25 gennaio 2013

Sul funerale di Prospero Gallinari



Sul piano soggettivo è comprensibile il dolore delle persone care e degli amici; subito dopo il pensiero va al fardello, alla colpa negata, che lo scomparso si è caricato sulle spalle. Se ne può parlare dando l'idea che sul piano dei valori non c'è molto da discutere? La morte offre un'occasione per manifestare sentimenti di umana solidarietà. Un conto è manifestare rimpianto per la scomparsa di un uomo, chiunque egli sia, altra cosa è includere nel rimpianto le idee alle quali Prospero Gallinari ha associato il suo nome. Come si fa a parlarne senza cadere nella più vana retorica? Benedetta Tobagi c'è riuscita, con la storia terribile che ha alle spalle.  Il rischio poteva essere quello di sfruttare il lutto per far passare la nostalgia. Lasciamo la nostalgia ai nostalgici e restiamo su un terreno distinto, quello del semplice rimpianto per una vita perduta.

Giovanni Carpinelli
 

Irriducibili
Perché gli ultimi terroristi fanno ancora discutere

Benedetta Tobagi
la Repubblica, 24 gennaio 2013

....Gli scenari riproposti dai funerali di Prospero Gallinari, con gli slogan, i garofani rossi, i pugni chiusi, sono grotteschi e perturbanti perché tradiscono da parte dei “nostalgici” la persistente rimozione degli effetti devastanti del terrorismo sulla società e della pietra di scandalo dei morti innocenti. Che un esponente politico [Antonio Ingroia] abbia invocato la pietas per giustificare la presenza di un proprio alleato a esequie così dense di simboli e richiami al passato brigatista accresce a dismisura lo straniamento. Pietas evoca Priamo che implora Achille di rendergli il cadavere del figlio, la sfida di Antigone per garantire la sepoltura al fratello. Cosa c’entra con i funerali di Gallinari? Per inciso, la pietas resta il principale argomento dei revisionisti che vogliono equiparare nella memoria pubblica partigiani e salotini, rimuovendo ciò per cui combatterono in guerra. L’abuso del concetto pietas elude il vero problema. Col terrorismo, il corpo sociale ha subito fratture “irriducibili”, come dicono i medici quando non si può ricostruire la posizione normale. Chi ha responsabilità politiche deve tenerlo presente, se sceglie di partecipare a una cerimonia dove tanti rendono omaggio in forma pubblica al passato brigatista. Servono parole chiare, prima e non dopo.
L’irriducibile perpetua una fissità mortifera contro la mobilità connaturata alla vita che evolve, capace di includere prospettive differenti e l’umanità prima misconosciuta dell’Altro. Una capacità ben diversa dall’eludere lo scontro col passato, cambiare discorsi, maschere o bandiere per puro opportunismo. Dovremmo valutare che forse è talmente diffuso il disgusto per l’incoerenza e l’ipocrisia che, per contrasto, finisce per essere circonfuso di un alone cavalleresco chi resta irriducibilmente fedele anche a una causa sbagliata e terribile.