giovedì 24 gennaio 2013

La donna come simbolo della nazione o del popolo

Gros, 1794


Delacroix, 1830
Cambon, 1848

Ange-Louis Janet, 1848

Steinlen, 1900



...l’Italia [...] non è la sola a rappresentarsi come corpo di donna. Altrettanto fanno la Francia con la celebre Marianne, la Germania con la donna omonima, la Gran Bretagna con la Britannia, l’Irlanda con l’Anima Celtica, la Spagna con l’ Esperia, per non parlare poi del modo in cui questa personificazione della nazione al femminile si riproduce nei nuovi stati di continenti noneuropei, dall’Argentina in avanti. Ognuna di queste figure si caratterizza per una storia e un corredo diattributi iconografici particolari, ma tutte accomu-nate dall’essere donne, e tutte grosso modo “nate” nello stesso contesto storico-politico.
Qual è dunque questo contesto? In primo luogo, esso coincide con il progressivo e inesorabile svanire dell’aura che circonda le dinastiemonarchiche europee e il loro funzionamento simbolico. A mano a mano che tale aura si disfa, i popolisentono l’esigenza di sostituire la personificazione monarchica della nazione (attraverso il corpo del re o della regina) con una rappresentazione che, pur facendo a meno del riferimento diretto a questoo quell’individuo al potere, incarni nondimeno la nazione, la renda visibile e amabile non solo comeentità statuale ma anche come soggetto vivente. Di qui la scelta di attribuire un generico corpo di donna alle nuove nazioni della modernità post-monarchica.
 In secondo luogo, tale contesto storico-politicocoincide con l’ondata socio-culturale che condussealla formazione degli stati nazionali europei. È infatti con il diffondersi e il consolidarsi dell’equivalenza fra stati e nazioni che queste ultime vengono vieppiù rappresentate, anche nei francobolli, come corpifemminili. Sostenere che tale scelta sia cagionataunicamente dal genere femminile del nome di moltenazioni europee sarebbe grossolano, tanto più chequesta strategia rappresentativa interessa anche nazioni, come quella britannica, le cui lingue non attribuiscono un genere ai nomi. Al contrario, per comprendere le ragioni di questa personificazione femminile della nazione bisogna partire dal suo “lettore modello”, come suggerirebbe la semiotica di Umberto Eco, vale a dire dal suodestinatario ideale. E chi sono i “lettori modello”,o meglio gli “spettatori modello” di queste donneche dall’inizio dell’Ottocento in poi incarnano lanazione sui francobolli, sulle monete, negli stemmi,nelle statue, eccetera? Vi sono diversi modi di rispondere a tali domande. Un’ipotesi interessante è stata avanzata da Joan Landes in un saggio dedicato all’iconografia della Francia rivoluzionaria:
“La nazione è un’istituzione avida — economicamente, fisicamente, ed emotivamente— le cui richieste sono talvolta note per superare tutte le altre, addirittura fino alla morte. Io sostengo che l’iconografia femminile della nazione abbia incoraggiato i  cittadini nelle loro passioni politiche produttive, e cheil corpo della nazione abbia contribuito a consolidare attaccamenti passionali al suolo natio e alla patria.” 
 In altre parole, la raffigurazione della nazione come corpo di donna invita alla creazione di un vincolo affettivo fra il cittadino e la nazione stessa,fatto da cui si deduce che lo “spettatore ideale” di questa strategia rappresentativa, anche nel caso dei francobolli, non è di genere neutro, ma unospettatore essenzialmente maschio. È infatti il cittadino maschio che la visualizzazione della nazione in corpo di donna individua come destinatario; un destinatario che, a seconda delle circostanze e delle specifiche rappresentazioni, vedrà nel corpo femminile della nazione quello di una madre cui essere teneramente grati, quello di un’amante cui esserefedelmente devoti, quello di una sorella per cui essere tenacemente protettivi, quello di una figlia per cui essere incondizionatamente provvidi, e così via. Insomma, se il meccanismo che erotizza la nazione attribuendole un corpo femminile è identico per tutte le iconografie dei nascenti stati-nazione dell’Ottocento, in ciascun caso tale meccanismo si coniuga secondo esigenze e sensibilità particolari, già indagate dagli storici. Il francese Maurice Agulhon, sommo esperto di Marianne, ha dimostrato che questo simbolo femminile della Francia repubblicana doveva, sì, incitare i cittadini all’attaccamento passionale nei confronti della nuova entità statuale, ma doveva altresì evitare di presentarsi come vessillo di una femminilità dall’erotismo eccessivamente sofisticato, ricollegabile agli eccessi monarchici. Ne scaturì l’immagine di una Marianne amabile ma sostanzialmente popolana, anti-aristocratica sin dalla scelta del nome.

Massimo Leone

http://www.academia.edu
5457342011_E_di_scena_lItalia_vicende_storiche_e_semantiche_dellItalia_turrita