venerdì 11 gennaio 2013

Fenesta ca lucive

Fenesta ca lucive e mo nun luce...
sign'è ca nénna mia stace malata...
S'affaccia la surella e mme lu dice:
Nennélla toja è morta e s'è atterrata...
Chiagneva sempe ca durmeva sola,
mo dorme co' li muorte accompagnata...

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Finestra che splendevi, adesso sei spenta…
È un segno che la piccina mia è ammalata….
S’affaccia la sorella e me lo dice:
“La piccolina tua è morta e sotterrata…
Piangeva sempre perché dormiva da sola,
ora dorme dai morti accompagnata

È una romanza di autore anonimo, il testo è in Osco-Napoletano, di una bellezza unica, preromantica, formata da cinque sestine in endecasillabi, in rima alternata. La musica è di prima qualità, ricorda la Scuola Napoletana di fine 1700, composta da un allievo di Nicolò Zingarelli, Maestro del Conservatorio di San Pietro a Maiella, attribuita a Vincenzo Bellini. Il soggetto è ancora attuale “nell’essenza”, anche se, vista in senso “letterale”, sembra una storia lontana nel tempo. E’ stata scritta da un cantastorie, forse il protagonista stesso, a metà 1500, narrata da due personaggi, l’innamorato che ritorna e la sorella che racconta la triste morte della “Nennella" http://www.ilportaledelsud.org/fenesta.htm
*Pasolini la utilizzò tre volte: in Accattone, nel Decameron e nei Racconti di Canterbury

fenesta ca lucive
www.ilportaledelsud.org
FENESTA CA LUCIVE di Anonimo (attribuita a Vincenzo Bellini) a cura di Salvatore Bafurno