mercoledì 16 gennaio 2013

Bucharin, Lettera alla futura generazione di dirigenti

 Poco prima del suo arresto, Bucharin dettò alla giovane moglie, Anna Michailovna Larina, una "lettera alla futura generazione di dirigenti del Partito", in cui tra l'altro dichiarava la sua impotenza dinanzi alla "macchina infernale" venutasi a creare a meno di due decenni dalla Rivoluzione d'Ottobre, chiedendo di non essere giudicato dalla posterità più severamente di quanto avesse meritato Lenin.
La vedova imparò a memoria il testamento e lo dettò solo dopo la riabilitazione del marito, riversandolo in un libro sulla vita di lui: la sua pubblicazione ravvivò la campagna pro-Bucharin che aveva avuto corso negli anni '70 ad opera della Fondazione Bertrand Russell; Anna Larina, oramai anziana, intraprese tra il 1989 ed il 1990 una serie di conferenze in giro per il mondo, in cui confutava la tesi della confessione al processo e difendeva la memoria di Bucharin. (Wikipedia)
Ecco il testo della lettera:

Lascio la vita. Chino la testa non di fronte alla scure proletaria, che dev'essere implacabile ma morale. Sento la mia completa impotenza di fronte alla macchina infernale che con l' aiuto, probabilmente, di sistemi medioevali, ha acquistato una forza titanica, produce calunnia organizzata, agisce senza esitazioni, con sicurezza. Dzerginskij non c' è più. E' scomparsa pian piano ogni traccia delle straordinarie tradizioni della Ceka, quando l' ideale della rivoluzione giudicava ogni sua azione, giustificava la crudeltà verso il nemico, custodiva lo Stato dal pericolo di qualunque controrivoluzione. Per questo gli organi della Ceka avevano meritato speciale fiducia, speciali onori, autorità e rispetto.... [Quante volte Larina ha ripetuto queste parole. E mentre parla e registri le sue parole, chissà perché, ti prende la paura che il nastro si possa spaccare.] Possono fare tutto ...Possono ridurre in polvere qualunque membro del Comitato Centrale, qualunque membro del Partito..., possono trasformarlo in un traditore, un terrorista, un sabotatore, una spia. E se a Stalin in persona dovesse sorgere un dubbio su se stesso, la conferma di questo dubbio gli verrebbe fornita immediatamente. Nubi di tempesta incombono sul Partito. La mia sola testa colpevole di nulla si porterà dietro altre migliaia di innocenti. Perché sarà necessario inventare un' organizzazione, l'organizzazione di Bucharin, che in realtà non esiste non solo adesso quando da ormai quasi sette anni tra me e la linea del partito non c' è più nemmeno l' ombra della divergenza ma non è esistita neppure allora, negli anni dell' opposizione di destra. Delle organizzazioni segrete di Rjutin, di Uglanov io non ho mai saputo nulla. I miei punti di vista li ho sempre esposti apertamente, assieme a Rykov e a Tomskij. Sono membro del Partito da quando avevo diciotto anni e il fine ultimo della mia vita è sempre stato la lotta per gli interessi della classe operaia, per la vittoria del socialismo. Il giornale che porta il nome sacro della Verità (nel testo russo Pravda) pubblica in questi giorni la più infame delle menzogne, scrive che io, Nikolaj Bucharin, avrei voluto distruggere le conquiste dell' ottobre, restaurare il capitalismo. E' un'insolenza inaudita, è una menzogna che per la sua sfrontatezza, per la sua assoluta irresponsabilità di fronte al popolo potrebbe essere paragonata soltanto ad un'affermazione come questa: Si è scoperto che Nikolaj Romanov (l' ultimo zar della Russia, fino alla rivoluzione del febbraio 1917, ndt) ha dedicato tutta la sua esistenza alla lotta contro il capitalismo e la monarchia, alla lotta per la realizzazione della rivoluzione proletaria' . Se ho fatto degli errori nei metodi usati per l'edificazione del socialismo, che i posteri non mi giudichino più severamente di quanto non abbia fatto Vladimir Ilic. Noi eravamo i primi a dirigerci verso il comune obiettivo, e la strada non era ancora battuta. Erano altri tempi, era un'altra morale. Sulla Pravda si pubblicava allora il Foglio della discussione' , in cui tutti discutevano, cercavano le vie praticabili, litigavano, si rappacificavano e proseguivano il cammino, insieme.
Alla futura generazione


Mi rivolgo a voi, futura generazione dei dirigenti del Partito sulla cui missione storica ricade il dovere di districare il mostruoso groviglio di delitti che in questi terribili giorni si vanno facendo sempre più giganteschi, divampano come una fiamma e soffocano il Partito. Mi rivolgo a tutti i membri del Partito. In questi giorni, che forse sono gli ultimi della mia vita, io sono certo che il filtro della storia laverà prima o poi, inevitabilmente, il fango dalla mia testa. Io non sono mai stato un traditore. Avrei dato senza esitazione la mia vita in cambio di quella di Lenin. Amavo Kirov e non ho mai organizzato nulla contro Stalin...
Sappiate, compagni, che su quella bandiera che voi porterete attraverso la vostra marcia vittoriosa verso il comunismo, c' è anche una goccia del mio sangue.
Firmato: N. Bucharin




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Anna Larina (1914-1996)

Anna Larina, la vedova di Nikolaj Bukharin, uno dei leader della rivoluzione bolscevica, diventato una delle vittime più tragiche e illustri delle purghe staliniane degli anni Trenta, [...] aveva trascorso vent' anni nel Gulag, e una volta tornata in libertà aveva dovuto attendere altri trent' anni per poter pubblicare le memorie che il marito le aveva dettato in carcere. Una testimonianza resa ancora più eccezionale dal modo in cui Bukharin "dettò" la sua biografia alla moglie: esigendo che Anna non prendesse alcun appunto, ma ricordasse a memoria ogni parola, per evitare che un documento tanto controverso finisse in mano alla polizia segreta di Stalin. E Anna Larina tenne fede alla promessa, rinchiuse nella sua memoria la vita e il pensiero del marito, fino a quando, grazie alla perestrojka di Gorbaciov, non si sentì sicura di poter rivelare tutto. Date alle stampe nel 1988, le memorie di Bukharin rappresentarono uno sconvolgente capo d' accusa contro Stalin, destando enorme impressione in Urss, e furono poi tradotte in tutto il mondo. Figlia di un noto bolscevico, Anna Larina era una bellissima ragazza di 21 anni quando sposò Bukharin nel 1934. Lui aveva 24 anni più di lei, e la sua stella era già in notevole declino: nel 1928, il suo sostegno alle riforme economiche neocapitalistiche lanciate da Lenin (la Nep) lo aveva reso vulnerabile agli attacchi di Stalin, che lo fece espellere dal Politbjuro. Ma rimase membro del Comitato Centrale, e dopo aver rinnegato i propri "errori" nel febbraio del ' 34 fu nominato direttore delle Izvestija. Ma la sua sorte era segnata: nel ' 37 perse il posto di direttore del quotidiano e fu espulso dal Comitato Centrale. Giurando sulla propria buona fede, Bukharin iniziò per protesta uno sciopero della fame, ma fu accusato di essere una spia e un sabotatore, e venne arrestato. Processato per tradimento, fu giudicato colpevole e fucilato nel 1938. Il suo ultimo desiderio fu di scrivere un messaggio personale a Stalin, in cui, chiamando il dittatore col suo vecchio soprannome, gli chiese, "Koba, perché mi vuoi morto?". Nel ' 37, intanto, Anna Larina era stata a sua volta arrestata, processata e condannata a vent' anni di carcere da scontare nel Gulag. Jurij Larin, il figlio avuto da Bukharin l' anno prima, le fu tolto, come prevedeva la legge sovietica nei casi di condanna politiche, e venne affidato a un orfanotrofio. Anna scontò diciannove anni della sua sentenza: fu liberata con un anno di anticipo, nel 1956, come un milione di altri "prigionieri politici", dopo che Kruscev pronunciò il "rapporto segreto" sullo stalinismo al Ventesimo Congresso del Pcus. Da allora ha vissuto a Mosca, si è risposata, ha ottenuto la riabilitazione del marito nel 1987, e nell' 88 ne ha finalmente pubblicato le memorie.
 

Enrico Franceschini, la Repubblica, 25 febbraio 1996