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giovedì 13 ottobre 2016

Omaggio a Dario Fo






Se ne va un irregolare di genio. Se ne va nel giorno in cui il premio Nobel per la letteratura che pure gli fu assegnato tocca a un altro irregolare, Bob Dylan. Dario Fo è stato molte cose nella sua vita, attore, drammaturgo, pittore, illustratore, politico e intellettuale di rilievo. L'incontro con Franca Rame ha significato molto per lui. Nella sua attività artistica è rimasto dall'inizio alla fine un uomo del popolo. Non un uomo qualsiasi. Una figura capace di esprimere al meglio l'intreccio dell'arte con la vita nei suoi più vari aspetti, dalla commedia alla tragedia e alla poesia. 




Fo⟩, Dario. - Attore, autore e regista teatrale italiano (Sangiano 1926 - Milano 2016). Ha innovato il teatro comico italiano attraverso spettacoli, realizzati spesso insieme alla moglie F. Rame. Sintesi dei motivi ispiratori del suo teatro è Mistero buffo (1969), rielaborazione di antichi testi popolari padani con continue allusioni al presente. Nel 1997 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura.
Opere Fin dagli esordi negli anni Cinquanta, come attore e autore di riviste e atti unici farseschi, ha rivelato spiccate doti mimiche e intelligenza scenica, mettendole al servizio di un progetto di rinnovamento integrale del teatro comico italiano. Tale progetto, cui ha dato un notevole contributo, come coautrice e prima attrice, la moglie F. Rame, si è espresso in una ricca produzione di spettacoli, che, dalle brillanti commedie della prima fase (Gli arcangeli non giocano a flipper, 1959; Aveva due pistole dagli occhi bianchi e neri, 1960; Chi ruba un piede è fortunato in amore, 1961), passando attraverso l'esperimento brechtiano di Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963), la satira politica di Settimo, ruba un po' meno (1964) e La signora è da buttare (1967), e la scoperta del ricco patrimonio di canti popolari tradizionali (Ci ragiono e canto, 1966), è giunto alle farse degli anni Settanta, di ispirazione apertamente protestataria e militante, anche nella scelta di un pubblico popolare e nella ricerca di luoghi e circuiti di rappresentazione alternativi a quelli ufficiali (Morte accidentale di un anarchico, 1970; Tutti uniti, tutti insieme, ma scusa quello non è il padrone?, 1971; Guerra di popolo in Cile, 1973; Il Fanfani rapito, 1975; La marijuana della mamma è sempre più bella, 1976; ecc.), e, nella fase successiva, alla satira più divertita di Clacson, trombette e pernacchi (1980), Coppia aperta (1983), Il papa e la strega (1990), Zitti, stiamo precipitando (1990), Johan Padan a la descoverta de le Americhe (1991). Coerente testimonianza della sua opzione estetica per la creatività giullaresca dei ceti più bassi, può essere considerato Mistero buffo, più volte ripreso e modificato dopo la prima rappresentazione (1969). Nel 1997 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura. Dopo il riconoscimento, si è impegnato soprattutto in campagne politiche e democratiche. Con lo spettacolo Marino libero! Marino è innocente! (1998), sorta di monologo con mimi e pupazzi in forma di arringa, ha proposto una lettura polemica del processo ad Adriano Sofri e ad altri esponenti di Lotta Continua per l'omicidio del commissario L. Calabresi. Nel 1999 ha creato Lu santo jullare Francesco, monologo sulla figura del santo di Assisi. Del 2003 è l'opera satirica L'anomalo bicefalo, e del 2007 Sotto paga, non si paga, rielaborazione di un testo degli anni Settanta. La sua decennale inventività figurativa, oltre a pupazzi e bozzetti di costumi per i suoi spettacoli, ha prodotto disegni, caricature, acquerelli, ritratti, tavole e fumetti, dal segno personalissimo e di beffarda e sgargiante incisività. Da ricordare è anche la presenza di F. in spettacoli televisivi come per esempio Canzonissima nel 1962. Oltre a Le commedie (6 voll., 1974-84), ha pubblicato anche il Manuale minimo dell'attore (1987). Gli è stata assegnata la laurea honoris causa dall'università della Sorbona di Parigi (2005) e dall'università La Sapienza di Roma (2006). F. ha inoltre continuato a essere molto attivo in campo politico e sociale: nel 2006 alle elezioni comunali di Milano ha presentato una propria lista (Uniti con Dario Fo), venendo eletto consigliere comunale; tuttavia dopo pochi mesi ha rinunciato al mandato. Negli ultimi anni F. ha portato in scena diversi spettacoli, come l’inedito Sant’Ambrogio e l’Invenzione di Milano (2009) e Monologhi di Franca Rame e Dario Fo (2011); nel 2011 ha curato la regia de Il barbiere di Siviglia (Teatro Massimo Bellini di Catania). Cospicua anche la produzione letteraria; tra le pubblicazioni più recenti si ricordano: Il mondo secondo Fo. Conversazione con Giuseppina Manin (2007), Giotto o non Giotto (2009), L’osceno è sacro (2010), Arlecchino (2011), Dio è nero! Il fantastico racconto dell'evoluzione (2011), Il paese dei misteri buffi (con G. Manin, 2012); i suoi primi romanzi, entrambi del 2014, La figlia del papa, sulla vita di Lucrezia Borgia, e Ciulla, il grande malfattore (con P. Sciotto), storia di Paolo Ciulla, il pittore anarchico siciliano che produsse le sue banconote da 500 lire, beffando la Banca d’Italia. Nel 2012 è stata allestita al Palazzo Reale di Milano la mostra Dario Fo a Milano. Lazzi, sberleffi, dipinti, in cui l'artista fa della pittura un veicolo alternativo di satira politica, mentre è del 2014 la riscrittura in una nuova versione dal titolo Lu santo jullàre Françesco del lavoro del 1999, portata sulla scena teatrale ed edita nel volume omonimo nello stesso anno, e dell'anno successivo il romanzo storico su Cristiano VII C'è un re pazzo in Danimarca. Nel 2015 ha pubblicato il Nuovo manuale minimo dell'attore e Storia proibita dell'America, e sono dell'anno successivo il romanzo Razza di zingaro, tratto dalla vera storia del pugile sinti Trollmann, e Dario e Dio (con G. Manin), in cui affronta i temi della fede e della religiosità. Per i suoi 90 anni l'Archivio di Stato di Verona ha aperto un museo-laboratorio, il Musalab, dedicato al premio Nobel e a F. Rame. (Treccani)


domenica 31 agosto 2014

L'invenzione del teatro moderno

Ernesto Ferrero
Professionali quei comici
Il Sole 24ore, 27 luglio 2014

Lo spettacolo "La Commedia dell'Arte incontra Molière" a Lucca, 30 luglio 2014

I luoghi comuni e le idee correnti, quelle stesse su cui Flaubert scatenava i suoi micidiali sarcasmi, sembrano avere maggior fortuna proprio quanto più sono superficiali. Della Commedia dell'Arte si pensa come a un teatro (molto) popolare, simpaticamente primitivo e quasi affine a quello dei burattini, in cui comici ruspanti, ridotti a maschere facilmente riconoscibili, poco più che dei ciarlatani, se le danno di santa ragione, strillano e saltano, improvvisando alla meglio per la gioia di un pubblico di bocca buona. Tocca ai più avvertiti storici del teatro dimostrare come da questo presunto «brodo primordiale» prendano laboriosamente forma esperienze complesse, che tra Cinque e Settecento contribuiranno in misura rilevante alla nascita del teatro moderno, autoriale, quale noi lo conosciamo. Nel Dna di Shakespeare, Molière, Marivaux, Goldoni e Gozzi ci sono anche questi attori girovaghi e polivalenti di svelto ingegno. Veri uomini di teatro, non saltimbanchi.
Tra questi storici, nella scia degli studi pionieristici di Ludovico Zorzi, un merito speciale se lo è conquistato Siro Ferrone, che insegna Storia dello spettacolo a Firenze, e sul tema lavora proficuamente da almeno vent'anni, pubblicando testi e documenti, e restituendo alla loro professionalità figure di attori-autori-manager le cui vite avventurose, ingegnose e picaresche farebbero la gioia di qualsiasi narratore. Attrici e attori italiani in Europa XVI-XVIII, recita il sottotitolo di questo suo nuovo lavoro, denso di aperture e risultati, che riporta correttamente la pratica teatrale a coloro che ne furono protagonisti. Dove si dimostra in primo luogo che il loro repertorio non era soltanto comico, ma comprendeva e miscelava creativamente generi diversi, dove il «lacrimoso» è più frequente del «ridicoloso» (tragedie, tragicommedie, pastorali, drammi esotici), che potevano inglobare canto, musica, danza, mimica, sempre con un occhio attento all'attualità e alle esigenze dell'audience o della committenza. Intelligente teatro d'azione, «negoziato tra culture diverse», esercizio continuo d'inventività viaggiante che si arricchiva della sua stessa itineranza, costituendosi in una sorta di network europeo. Nasceva così e si affinava una testualità «consuntiva» che veniva poi fissata su carta, non troppo diversamente da quello che poi avrebbe fatto Dario Fo con i suoi copioni in progress.
Di una internazionalità integrata parla chiaramente la cartina che Ferrone ha inserito nel volume. Dà conto di percorsi che dall'Italia si dipartono verso Lione e Parigi, sino ai Paesi Bassi e a Londra, ma anche a Lisbona e a Madrid; oppure passato il Brennero si spingono in Sassonia e Polonia, sino a Mosca e San Pietroburgo. Esperienze on the road, spesso rischiose, che forgiavano la professionalità di vere compagnie sempre meglio strutturate, ed è questo il tratto che Ferrone giustamente enfatizza, allegando tra l'altro sessanta pagine di un Dizionario biografico di attori e attrici, tra cui spiccano Isabella Andreini, autentica diva, morta a Lione nel 1604 e celebrata da Lope de Vega; o la «divina» Vittoria Piissimi, «bella maga d'amore che alletta i cori di mille amanti», lodata da Tommaso Garzoni. L'avvento delle donne (deprecato dai moralisti, che le equiparano senza mezzi termini alle meretrici) rappresenta, scrive convintamente Ferrone, «la più rilevante novità dello spettacolo europeo del Cinquecento e uno dei fattori decisivi per la formazione del teatro dei professionisti»; e un sostanziale arricchimento dei registri espressivi.
Genere effimero per definizione, quel «teatro d'attori» impone ad uno studioso le fatiche, ma anche le gratificazioni, di andare a scavare nei materiali più diversi, dagli atti di nascita, d'acquisto o di affitto alle lettere, ai preziosi zibaldoni-contenitori (poesie, citazioni letterarie, scene dialogate, frammenti di copione multiuso), alle testimonianze indirette, finendo per ricostruire un quadro d'epoca capace di coinvolgere anche il lettore non specialista. Ferrone vi aggiunge un prezioso inserto iconografico di quasi sessanta tavole, per lo più poco note, che forniscono una quantità d'informazioni supplementari e rendono l'immediatezza, il «colore» di quei consumi culturali: la calzamaglia rossa e il mantello nero di Pantalone, la divisa antiquata dei Capitani, i costume variopinto degli Arlecchini e quello monocolore degli Zanni, gli Arlecchini multicolori, l'abito nero dei dottori saccenti.

Siro Ferrone, La Commedia dell'arte, Einaudi, Torino, pagg. XIV-412, € 32,00