Federico Capurso Maria Corbi
"Presto racconterò tutto" Le allusioni di Claudia Conte agitano la maggioranza
La Stampa, 4 aprile 2026
Nel frattempo, escono nuove rivelazioni e dettagli di questa lanciatissima ragazza originaria di Cassino. Leggendo le motivazioni dell’assoluzione del suo ex fidanzato, il calciatore Angelo Paradiso, dal reato di stalking nei confronti di Conte, si entra in un mondo opaco fatto di minacce anonime, falsi profili social e ostilità tra ex. Si legge nella motivazione del Tribunale di Roma, ad esempio, di una lettera anonima ricevuta dalla conduttrice tv Vira Carbone, nel 2021, in cui la si avvertiva del legame della Conte con il marito, l’ex parlamentare Pd Renzo Lusetti che aveva con Conte una società di eventi, la Shallow Srl. A dimostrazione della facilità con cui la giornalista di Cassino intratteneva relazioni ad alto livello. La lettera, dalla chiara volontà diffamatoria, definiva Conte «un’attricetta di paese… non è riuscita a sfondare e ora per farlo si fa aiutare da uomini vecchi…». Invidie e vecchi merletti, un quadro che qualsiasi siano i contorni reali fa rabbrividire Giorgia Meloni ed entusiasma i suoi nemici, a iniziare da quelli interni.
Lorenzo Giarelli
"Il ministro è stato inopportuno, inevitabili i sospetti di favoritismi"
Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2026
Professor Marco Tarchi, Piantedosi ha commesso una leggerezza, rendendosi ricattabile?
È noto che mescolare vicende professionali con questioni sentimentali comporta rischi, e i casi che hanno fatto scandalo non si contano. Se questo è vero in qualsiasi contesto lavorativo, per un politico lo è molto di più. Figuriamoci per un ministro. Di sicuro si può parlare di leggerezza e inopportunità, ma ci sono proverbi un po’ crudi che spiegano perché situazioni di questo tipo si verificano non raramente. Non chiamerei in causa i ricatti, ma i sospetti su favoritismi – fondati o no – in casi come questo si diffondono inevitabilmente.
C’entra l’impreparazione della classe dirigente?
Io preferisco parlare di immaturità di alcuni esponenti, che sono stati paracadutati troppo in fretta in ruoli a cui non avevano avuto il tempo di prepararsi. Ma qui non siamo di fronte a un ex ragazzo della “generazione Atreju”, ma a un funzionario sperimentato. E la cosa lascia ancor più perplessi.
Piantedosi deve lasciare?
Se ritiene di non aver commesso alcun favoritismo, no. Sta alla sua coscienza.
Crede a un disegno politico dietro questa vicenda?
La coincidenza porta inevitabilmente al sospetto. Però, quando si coltivano disegni politici di delegittimazione di questa portata, ci si guarda bene dal metterci la faccia e ci si copre dietro figure apparentemente neutre. Per avanzare credibilmente l’ipotesi di faide interne occorrerebbero elementi più solidi.
Meloni farebbe bene ad andare al voto?
Fra Meloni e le elezioni c’è di mezzo Mattarella, e non è un ostacolo da poco, almeno a parere di chi, come me, non ha mai creduto alla “neutralità” presidenziale, tantomeno in questo caso. E in ogni caso, per motivare agli occhi dell’elettorato un simile dietrofront, occorrerebbe un casus belli politico, non basato su fatti personali. E se la decisione non è stata presa subito dopo il referendum, non avrebbe senso assumerla ora.
Come valuta il rimpasto?
Accentuerebbe l’impressione di instabilità e si presterebbe ad altre campagne polemiche dell’opposizione.
Meloni diceva che il voto non avrebbe avuto conseguenze. Era un bluff ?
No. Di sicuro, Meloni aveva più da guadagnare da una vittoria del Sì che da perdere da una vittoria del No. Aveva chiarito che non si sarebbe dimessa e credo sappia che per l’elettorato di destra l’unica vera occasione di mobilitazione è costituita delle Politiche. E anche che il 23 marzo le hanno inviato segnali ostili, da destra, anche elettori che volevano punirla per le sue scelte di politica estera e/o economica, ma che di fronte al rischio di un governo Schlein tornerebbero a casa.
Al netto del caso Delmastro, diverso, Bartolozzi e Santanchè avrebbero lasciato se avesse vinto il Sì?Forse le cose sarebbero andate diversamente in termini temporali, ma è noto che Meloni non ha affatto apprezzato né l’uscita estemporanea e controproducente della prima né i guai giudiziari della seconda. Quindi le pressioni per le dimissioni ci sarebbero state comunque, un po’ più in là.
I sondaggi danno FDI in calo: la destra rischia?
È presto per dirlo. In 18 mesi può succedere di tutto, e già molto succede adesso, con la guerra e le sue ricadute. Il trasferimento dell’esito referendario su quello del futuro politico è abusivo, anche perché in quella prospettiva conterà molto ciò che succederà a sinistra nel frattempo. A mio parere, tuttavia, Meloni dovrà procedere a qualche correzione di rotta in alcune sue scelte, a partire da quell’appiattimento totale su Trump e su un atlantismo acritico che non le ha giovato e potrebbe fare del partito di Vannacci qualcosa di più di una meteorica scheggia.

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