Francesca Luci
Sull’Iran accerchiato dagli Usa pesa la frattura con la popolazione
il manifesto, 24 gennaio 2026
La Repubblica islamica continua a dibattersi in una spirale di crisi multidimensionale che investe il paese su più fronti. Alla crisi economica, la corruzione strutturale e l’ostilità popolare si somma ora l’accerchiamento delle forze americane, che minacciano di attaccare da un momento all’altro.
«Forse sarebbe stato possibile per il potere affrontare le profonde crisi che investono il nostro paese», dice Framarz F., imprenditore, da Teheran «Forse sarebbe stato possibile opporsi al tentativo israelo-americano di piegare l’Iran e imporre le proprie condizioni. Non sarebbe stata la prima volta che affrontavamo una durissima prova. Ma il sangue di migliaia di persone innocenti, cadute in appena due notti infernali, ha creato una frattura così profonda tra il potere e la popolazione che neppure un miracolo potrebbe portare alla riconciliazione», conclude Framarz, commosso.
IL NUMERO delle vittime resta incerto: poco più di 3mila secondo le autorità iraniane, fino a 30mila secondo l’opposizione all’estero. Qualunque sia la cifra reale, la tragedia ha scosso profondamente la società iraniana, toccando anche chi non si era mai opposto al sistema, ma neppure ne condivideva la politica.
Gli Stati Uniti hanno schierato quella che il presidente americano Trump ha definito «una grande armata accanto all’Iran», ma lascia intendere che la leadership di Teheran vuole «raggiungere un accordo».
Il sistema, ormai, è sorretto dal cerchio militare e religioso e da coloro che godono di interessi e privilegi diretti. Non sono pochi, certo, ma restano decisamente minoritari secondo qualsiasi sondaggio, inclusi quelli riconducibili all’amministrazione stessa. Arduo pensare che il vertice del potere possa piegarsi al diktat americano, pur trovandosi in estrema difficoltà. I comandanti dei Guardiani continuano a minacciare gravi conseguenze in caso di attacchi militari statunitensi, mentre l’economia iraniana continua il suo declino: tassi di cambio e prezzi dell’oro da record e continuo calo del mercato azionario.
«L’enorme sottrazione di risorse dalla cassa dello Stato per i fatti militari e per le migliaia di enti religiosi dipendenti direttamente dal potere supremo pesa enormemente sul mercato e sull’andamento dell’economia del paese – ci dice Sadegh H., economista residente a Teheran – I tentativi del governo Pezeshkian di invertire la rotta del mercato sono inutili. Il governo non ha liquidità: se non si raggiungerà un accordo con gli americani, la situazione peggiorerà».
SI STIMA che oltre il 55% dell’economia sia controllato dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (Irgc). L’Irgc e le fondazioni religiose direttamente collegate al leader supremo Khamenei collaborano strettamente, gestendo ingenti risorse e controllando settori chiave dell’agricoltura, del turismo e dell’industria.
La proposta di inserire l’Irgc nella lista nera, con l’obiettivo di paralizzare gran parte dell’economia iraniana, sembra aver trovato consenso presso il ministero degli esteri italiano, che avrebbe deciso di proporre all’Unione europea il suo inserimento tra le organizzazioni terroristiche.
La notizia ha portato alla convocazione dell’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei. Il ministero degli esteri iraniano ha messo in guardia contro le «conseguenze distruttive» di qualsiasi etichettatura delle Guardie rivoluzionarie e ha invitato la Farnesina a «correggere i suoi approcci sconsiderati nei confronti dell’Iran», riportano i media iraniani.
Inserire l’Irgc nella lista nera non è così facile. Oltre a servire prove concrete di attività terroristiche, ci sono ostacoli giuridici: è un corpo statale e sanzionarlo solleva questioni di diritto internazionale. Serve l’accordo di tutti i paesi membri e colpire le sue ramificazioni economiche è difficile.

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