domenica 25 gennaio 2026

L' attacco ai giudici svizzeri

Béatrice Pilloud

Mario Di Vito 
Il governo attacca anche i giudici svizzeri

il manifesto, 25 gennaio 2026

La tragedia di Capodanno della discoteca «Le Constellation» di Crans-Montana in Svizzera – 41 morti, 6 dei quali italiani, e 116 feriti in un incendio, per lo più giovani e giovanissimi – diventa un caso diplomatico. Dopo la scarcerazione, dietro pagamento di cauzione del titolare del locale Jacques Moretti e la remissione in libertà di sua moglie Jessica Maric da parte del tribunale delle misure coercitive di Sion, ieri il governo italiano ha deciso di richiamare l’ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Cornado e di «prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud» per esprimerle «viva indignazione».

LA NOTA rilasciata in mattinata da palazzo Chigi è incredibilmente dura: l’uscita dal carcere di Moretti viene vista come «una grave offesa e un’ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime» con l’Italia che allora «chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie». A seguire, per alzare ulteriormente il tiro, è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani, nella quadrupla veste di legislatore, giudice, giuria e giustiziere: «La proposta è di togliere l’inchiesta al cantone Vallese e affidarla in maniera straordinaria a un altro cantone. Mi pare che finora la magistratura cantonale non stia facendo chiarezza, il nostro appello alle autorità politiche è di fare pressione affinché il processo vada avanti».

QUESTA posizione sarebbe maturata in seguito a una «lunga telefonata» tra lui e la premier Giorgia Meloni: «Siamo entrambi indignati, anche come genitori – ha detto ancora Tajani -. È inaccettabile rimettere in libertà qualcuno che è oggettivamente responsabile di quanto è accaduto». Mancano solo il colpo di martello e l’annuncio che l’udienza è tolta.

SUBITO è arrivata la risposta del presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, sobria ma necessaria a spiegare come, oltre all’invasione di campo, il governo italiano abbia anche sbagliato obiettivo, rivolgendosi alla procura (che non c’entra niente con le scarcerazioni) e non al giudice competente. E comunque, si sta discutendo della possibilità, concessa dalla legge, di affrontare il futuro pressoché inevitabile processo in stato di libertà, non della compravendita di un’assoluzione.

«POSSIAMO comprendere l’indignazione, ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti», è stata la dichiarazione del presidente di Berna. Già, perché da quelle parti, vige la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, e i giudici vengono scelti dal parlamentino cantonale. Di fatto si tratta di nomine politiche. L’attuale procuratrice generale, titolare delle indagini sul rogo di Crans-Montana e ora oggetto degli strali di Roma, Béatrice Pilloud, è iscritta a un partito (il Plr, formazione di stampo liberale) ed è stata eletta dal Gran consiglio di Sion nel 2023 grazie a un accordo tra i suoi, parte dei conservatori dell’Udc e il partito socialista, sconfiggendo il concorrente Olivier Elsig, sostenuto dai centristi e dai conservatori francofoni.

«DOBBIAMO rispettare la separazione dei poteri e la politica non deve interferire – ha aggiunto Parmelin -. La giustizia deve svolgere le sue indagini in modo trasparente e pagare eventuali errori. La stessa cosa vale sul piano politico». Anche la procuratrice Pilloud ha risposto a Tajani. «Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera – ha affermato -, ma non cederò a un’eventuale pressione delle autorità italiane». Peraltro, ha sottolineato ulteriormente, la decisione di scarcerare Moretti non è stata sua ma «del tribunale delle misure coercitive», cioè di altri giudici.

AL CHE, dall’Ergife di Roma, dov’era in corso la festa di compleanno di Forza Italia, Tajani si è visto costretto a intervenire un’altra volta per precisare che «noi non siamo offesi o indignati con il governo svizzero» ma «per quello che ha fatto la giustizia del Cantone Vallese e siamo indignati per la decisione dei giudici di Sion che hanno liberato una persona che aveva già manifestato l’intenzione di fuggire, che poteva inquinare le prove, che può inquinare ancora le prove». E insomma, ha insistito Tajani, «per 200.000 franchi si è venduta la giustizia nel cantone». Il riferimento è all’importo della cauzione – oltre 200.000 euro – che a quanto si apprende sarebbe stata versata da un imprenditore di Ginevra, le cui generalità, com’è ovvio, sono sconosciute.

LA SUA SENTENZA di colpevolezza, per il resto, il vicepremier italiano ha sottolineato di averla pronunciata da «iper garantista». Era ovvio. Ma forse a questo punto dovrebbero sorgere dubbi sul reale significato della parola «garantista».


Nessun commento:

Posta un commento