domenica 25 gennaio 2026

La via dei tarocchi

Dario Olivero
Alejandro Jodorowsky, intervista e tarocchi

la Repubblica Robinson, 25 gennaio 2026

Probabilmente non c’è un modo per renderlo in parole, tantomeno parole scritte. E lui non solo se ne rende conto, ma la cosa sembra divertirlo. E quando coglie che la postura dall’altra parte del video è cambiata commenta sorridendo: «Si sta massaggiando la mano, poi si tocca la testa, poi la guancia. Cosa significa? Forse vorrebbe sapere che cosa se ne farà di questo materiale che ha raccolto». Ha ragione lui, ovviamente. Questa è tutto tranne che un’intervista, è un tentativo di tradurre more geometrico un mondo fatto di immagini, di performance e di arte ininterrotta in questi 97 anni (tra un mese) di vita e avventure di Alejandro Jodorowsky. Infatti Art sin fin si intitola l’omaggio che Taschen dedica all’ultimo grande surrealista, se con questo termine si riescono a riassumere le mille personalità dell’uomo che sorride dall’altra parte del video. 

Regista, musicista, compositore, sceneggiatore di fumetti, scrittore, poeta, fabbricante di burattini, attore, mimo, genio intuitivo, psicoterapeuta, anzi la definizione corretta è psicomago. A scanso di equivoci è bene forse darne una seppur parziale definizione.

Una delle più sintetiche della sua sterminata opera (pubblicata in Italia da Feltrinelli) non si trova né in Psicomagia né nel Manuale pratico di psicomagia, ma ne La via dell’immaginazione: «Non si può insegnare all’inconscio a parlare il linguaggio della realtà. Bisogna insegnare alla ragione a parlare il linguaggio dei sogni». Ribaltate così dalle fondamenta le grandi intuizioni della psicoanalisi, Jodorowsky riporta il setting in una landa molto meno scientifica di quanto predicasse il padre fondatore Freud e si incammina verso una psicologia del profondo più immaginifica, dove il sintomo diventa simbolo (e Jung si sarebbe fermato qui) e la guarigione atto artistico, performance, rito sciamanico (appreso sul campo in Messico) in grado di comunicare e di riconciliarsi con l’inconscio. In questo sta la magia.

Ma prima, dopo e durante tutto questo, Jodorowsky è l’uomo della Via dei tarocchi, titolo di un altro suo libro. Attratto dalle carte fin da bambino, quando divennero sue compagne in un’infanzia difficile e solitaria, ne fece col tempo materia di studio, fino a diventare restauratore (la storica edizione Comoins porta la sua firma) e, soprattutto lettore. Insomma, Jodorowsky è il più grande conoscitore di tarocchi vivente.

Daremo per scontato, insieme a lui, che il tarocco, specie se di Marsiglia, possa essere utilizzato, al pari di I-Ching, immaginazione attiva o mandala, come strumento di dialogo con l’inconscio e lasceremo per brevità da parte ogni nobiltà e miseria degli arcani, dalle grazie artistiche rinascimentali alle fioriture massoniche fino all’inseminazione nei giochi popolari e alle vere, presunte o millantate proprietà divinatorie. 

Sfogliando i due volumi che Taschen, certamente non senza fatica, ha messo insieme, dalle origini cilene a Tocopilla, al cinema alchemico di El Topo e La montagna sacra, al magnifico fallimento di Dune, all’ennesima vita come sceneggiatore di centinaia di fumetti come l’ormai classico ciclo de L’Incal, le collaborazioni con Moebius, i tarocchi spuntano a ogni capitolo. Come figure primordiali, come una danza poetica per immagini – così simile a quella del titolo della sua autobiografia, La danza della realtà – che accompagna le moltitudini alle quali gli archetipi, da Platone in poi, danno origine plasmando il mondo.

Un’ultima premessa. Quella che segue dell’intervista ha solo l’involucro, per il resto sembra più una performance surrealista, un esperimento “panico”, per richiamare il movimento fondato con Topor e Arrabal negli anni Settanta, in cui emergono alcune idee imperiture della poetica di Jodorowsky: la relatività dello sguardo storico, l’arte come unica risorsa di guarigione nel campo da gioco della vita e una sorprendente fiducia nelle giovani generazioni che, forse per la loro condanna a una incolpevole ma consapevole impermanenza sotto forma di precarietà e assenza di prospettive future, meglio di tutti sono portate a mettere in pratica queste antiche e modernissime ricette surrealiste. Fine della premessa. Da questo momento in poi, comincia l’esperimento. Due mazzi di carte, uno sul tavolo a Roma, l’altro a Parigi da dove Jodorowsky si collega. Scopo dell’esperimento: dimostrare che, per quanto oggi sia in uso interrogare l’intelligenza artificiale, ci sono domande alle quali nessun chatbot può rispondere. E risposte che nessun algoritmo può chiarire. Che ci sono porte di accesso alla conoscenza profonda e inconscia che possono essere aperte soltanto dall’immaginazione, l’arte, la fantasia. Così si tira la prima carta, ed esce il primissimo arcano dei tarocchi, il Matto. La domanda che si accompagna e la sua risposta però le lasceremo per ultime. 

Maestro, qual è la migliore domanda per cominciare questa “intervista taroccata”? Escono queste tre carte: la Giustizia, il Papa e la Stella. Forse rappresentano la madre, il padre e l’anima che cerca di liberarsi dalla loro influenza cercando la propria individuazione? Una condizione universale della continua lotta dell’umanità per realizzarsi.

«L’uomo, la donna e i figli… sì ci sono nei tarocchi ma vanno cercati in altre carte. Se vuole sapere chi è il padre e chi è la madre, la madre principale è il numero 2, la Papessa. La madre chiusa, seduta nel suo refettorio, tiene la Bibbia, pronuncia l’“amen”, il mistero della creazione, la creazione da cui si sviluppa il tarocco. Poi la madre è nel 3, l’Imperatrice, una principessa, più sviluppata, più aperta: è l’attrazione sessuale. Il 4, l’Imperatore, è il futuro padre. Il 2 e il 4 servono a fare la coppia di ciò di cui lei parla. Ma se vuole dare il ruolo di madre e padre alle carte che ha scelto, può farlo, la libertà è totale».

Lei invece che cosa legge?

«Qui ci sono il principe, i banditi, le forme sociali».

Un’allegoria del presente? Potenti senza leggi, rivoluzioni tecnologiche che stanno cambiando le nostre società in una delle distopie che lei da sempre racconta, per esempio nei suoi fumetti?

«Lei lo dice perché siamo abituati a guardare il pianeta da una certa angolazione, ma questa non è la realtà: è l’effetto di una visione limitata. La Terra è soltanto un luogo sperduto nell’Universo».

Quindi non è turbato dai tempi in cui viviamo?

«Quello che vediamo può apparire come una disintegrazione, invece porta a una grande apertura. L’umanità sta lavorando, non smette mai di farlo, e dovremmo provare molta tenerezza per la ricerca portata avanti dalle giovani generazioni. Sono loro che stanno aprendo nuove vie, nuovi sguardi. Ai giovani si può affidare l’anima».

Che cosa intende per anima?

«È il lato dell’emozionale, l’altra faccia della moneta, l’opposto del denaro. Il denaro oggi è in guerra per liberarsi dalla legge. Ma è riduttivo pensare che la società umana sia la proprietaria del pianeta. Bisogna affidarsi all’immaginazione e allargare la prospettiva».

Non crede che l’immaginazione oggi abbia perso potere, travolta da immagini false, veloci, scrollate? La nostra capacità di attenzione si è ridotta alla soglia critica di otto secondi. Non avrebbe bisogno l’immaginazione di bellezza e di tempo per la contemplazione?

«Questo è vero solo in minima parte: tutto oggi si misura per quantità. Ma la quantità non è la padrona del pianeta. Noi non sappiamo cos’è davvero il pianeta Terra. A diecimila chilometri, a centomila chilometri ci sono pianeti senza vita animale, pianeti di metallo. Bisogna rendersi conto che abitiamo in una collezione di pianeti. Non sappiamo di cosa è fatto l’universo. È troppo grande per noi, è immenso, non è misurabile in termini di quantità. Quello che possiamo fare è attraversare l’illusione e credere che stiamo combattendo, che ci stiamo adattando al pianeta su cui camminiamo. Per questo dico che i giovani, in questo momento, stanno stabilendo una nuova libertà di creazione».

Altra carta, l’Arcano 13. Per molti la Morte, per altri la trasformazione.

«Non è trasformazione, è trasmissione. Perché tutti noi abbiamo lo scheletro che la carta rappresenta. Abbiamo corpi diversi, visioni diverse, ma nella nostra forma interna siamo tutti uguali. La nostra è una danza degli scheletri. Ma questa dance macabre nasconde al suo interno tesori immensi che, secolo dopo secolo, si stanno aprendo con movimenti ricchi di raggi creativi. Il 13 non ha una forma reale. Anche la distinzione tra uomo e donna perde forma nei momenti dell’amore. Questo è interessante. La politica non è più interessante. La religione non è più interessante. Sono invenzioni per cui abbiamo sofferto per secoli. Soffriamo da sempre per cose che non sono reali».

Altra carta, l’Impiccato. Per cosa soffriamo, maestro?

«Vede? In questa carta c’è un individuo simile a tutti gli altri, però è capovolto, appeso per i piedi. Tutti cercano di essere qualcosa, e non lo sono. Si sentono obbligati ad accettare ordini e tutto si trasforma in un grande mattatoio. Pensiamo che sia un tempio, ma in realtà è il mattatoio dove i maiali vengono portati a farne salsicce. Ma noi non siamo nutrimento, siamo un essere umano unico».

Altra carta, l’arcano 4: l’Imperatore. È la politica, che lei ha detto non essere più interessante?

«Il 4 crede di guidare la società. Sono i presidenti, la federazione dei presidenti. Ma il presidente non ha alcun potere. Sembra che ce l’abbia, ma non è così. Il potere è quello dell’artista che rivela qualcosa di nuovo per la razza umana. La verità è una forza sotterranea che nasce dalle unioni profonde. Conosce i semi degli arcani minori?».

Coppe, spade, bastoni, denari.

«Ecco. La coppa è una cattedrale femminile; la spada è un coltello maschile; il bastone, un ramo d’albero, è la natura; e poi c’è il denaro. Il denaro è l’anima della civiltà attuale. Siamo già in lotta con il denaro. Quanto tempo ci vorrà per il cambiamento della razza umana? Forse avverrà tra venti milioni di anni. Cosa sono venti milioni di anni per noi? Nulla. Tutti questi nostri libri, cosa sono? Sono sogni. Travestimenti. Ci mascheriamo nei libri, ma non è la verità. Un libro di poker vale quanto una Bibbia per alcune persone. Tutto è uguale».

Servirebbe un grande atto di psicomagia collettivo. Esce il Carro, la carta numero 7.

«È quello che faccio. Ogni domenica sui miei canali quasi otto milioni di persone mi seguono. Cerco di inviare loro sempre un messaggio positivo. Non beato, non ingenuo. Non nascondo la realtà, ma scelgo di portare le persone a pensare in modo poetico. Scelgo sempre un angolo poetico per vedere il mondo. Non servono associazioni per guarire le persone. Non è necessario. Per guarire lo stomaco bisogna guarire il cervello. Chi mi contatta, lo fa per i motivi più incredibili, ma l’importante è che quel giorno, la domenica, sia un giorno di vita».

Chi la contatta? E riecco la Stella, la stessa carta uscita all’inizio.

«Sono persone che vogliono cambiare vita ma non si rendono conto che hanno un’ancora che li tiene bloccati. La Stella è il 17. C’è una donna che innaffia la terra, è una madre che regola il pianeta, e sopra le sue spalle c’è un cielo stellato. Il 17 è il pianeta e risponde alla carta che la precede, il 16: la Torre. È un castello enorme che si sta formando, e non si sa se sta cadendo o se si sta innalzando. È quello che succede quando cerchi di trasformare un essere umano: da una parte comincia a scoprire cose nuove, ma dall’altra cominciano ad apparire sensazioni fastidiose o dolorose. Vogliamo il cambiamento, ma non sappiamo quale. Oppure alcuni ottengono il cambiamento e non se ne rendono conto. Bisogna semplicemente essere amabili con se stessi. Andare incontro a tutto. La magia è entrare profondamente in ciò che uno sente come vita».

Esce di nuovo l’Impiccato. È la seconda volta. Perché?

«Aspetti, lo giri al contrario».

Sottosopra?

«Coraggio, lo giri. Non è inchiodato...».

Ecco.

«Lo guardi ora: è il creatore di un bosco, questo personaggio trasmette la vita, la proietta nella società attuale. Sta creando, sta aiutando. E aiuta anche i giovani a fare una nuova festa. Prenda la carta numero 6».

L’Amante.

«Ci sono una donna giovane, una donna che è la madre, e poi una donna magica che è un angelo. E poi l’uomo che sta in mezzo. Sono tre elementi: testa, cuore, sesso. Ma se la giro in orizzontale diventa un’altra cosa. Ora l’uomo sta nuotando verso l’angelo, vuole essere un angelo. Oltre alle tre di prima, ora c’è una quarta porta. Sta lasciando la Terra, sta avanzando. È la quarta prova. Mi ci sono voluti anni per scoprirlo: è il viaggio verso la morte al quale ti consegni con un respiro di gratitudine. Dove vado? Non lo so. Mi getto nello spazio, e lo spazio si apre. La morte è tale solo per una persona non libera. Chi è libero muore passando con curiosità in altri pianeti, o in fondo al mare, o in una nuova vita nel ventre di una balena, chi lo sa? Non lo so. Ma vivo, vivo ciò che mi concede l’universo. Tiri un’altra carta».

Il Bagatto, la carta numero 1.

«Bene, se aggiungi questo 1 al 6 di prima, diventa sette: il Carro. Il sette è un principe senza armi. È un uomo con due cavalli, uno maschile alla sua destra, uno femminile alla sua sinistra. Sembrano uniti, ma in realtà si stanno separando. Un giorno forse l’umanità avrà due cuori, tre cuori, quattro cervelli, otto piedi, come un ragno. Una molteplicità di dettagli in un universo immenso. È meraviglioso. Non bisogna pensare che tutto vada male, che la razza umana sia in rovina. Non si rovinerà: penserà sempre a come sistemare l’universo».

Resta l’ultima domanda, in realtà la prima. Quella dove comincia la grande danza dei tarocchi e della realtà: il Matto. Maestro, ha avuto una buona vita?

«Il Matto. Il Matto non ha numero. È completamente diviso in tutto. Sembra un mendicante, ma non lo è: è qualcuno che è nel mondo senza essere legato, senza essere prigioniero. Questa carta è una rappresentazione della realtà. In questo momento sono io che sto agendo. Ora non ho numero. Sono una persona che agisce in unione. Una vita buona? Cattiva? Ho avuto una vita».

Il libro – Art sin fin (edizione limitata di 1000 copie, due volumi in scatola in plexiglass personalizzata utilizzabile come leggio, 1096 pagine, 1250 euro) è l’omaggio che Taschen dedica al grande visionario Alejandro Jodorowsky. Progettato e curato in collaborazione con M/M Paris e Donatien Grau, è una finestra sul processo artistico di Jodorowsky: raccoglie materiali d’archivio collezionati in 96 anni di vita e selezionati dall’artista personalmente. Tutte le copie sono firmate da Jodorowsky e le prime 200 accompagnate da una stampa firmata.

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