Giuliano Malatesta
Tigre sul campo e regina dei social, Sabalenka agguanta le semifinali
il manifesto, 27 gennaio 2025
MELBOURNE Irruenta, arrogante, tennisticamente prepotente. Il tutto ben esemplificato da una tigre tatuata sull’avambraccio sinistro. Ma anche goliardica, romantica, al limite del pop, e tremendamente social. Osservando Aryna Sabalenka, numero uno al mondo nel tennis femminile da più di un anno, viene da chiedersi quante vite abbia. Una, nessuna o centomila.
L’unica cosa certa è che lei non sarà mai una giocatrice banalmente piacevole. Non è nel suo dna, non è quello a cui aspira. Antipatica, forse, almeno per chi è abituato al silenzio dei gesti bianchi e non ama un certo tipo di protagonismo, ma mai accomodante. I compromessi non sono il suo forte. Lei gli avversari li vuole annientare, in campo.
«A volte posso essere piuttosto dura, ma nel complesso penso di essere più una persona tranquilla», ha detto una volta. «Quando gareggio, sono una tigre: combatto per i miei sogni, non c’è tempo per essere gentile». Piacevole ditelo a qualcun altra.
Oggi se ne è accorta anche Iva Jovic, la nuova stellina del tennis americano a cui tutti pronosticato un radioso futuro. Ci ha provato la diciottenne yankee a mettersi di mezzo ma la bielorussa andava a un’altra velocità per impedirle di raggiungere le semifinali dell’Australian Open, torneo che vinto nel 2023 e nel 2024 e che ha messo nel mirino anche per questo inizio d’anno. «Trophy or nothing» è il suo grido di battaglia.
Sabalenka è che una bada al sodo. Quando gli chiesero se aveva miti tennistici giovanili rispose che non ne aveva ma che da adolescente guardava le partite di Serena Williams e Sharapova. Non perché giocavano bene a tennis o avevano un loro stile definito ma per la loro capacità di dominare il circuito. Dominare era l’unica cosa che contava. Ora tocca a lei. E pensare che nel 2022 aveva persino considerato il ritiro, per colpa di un servizio che non riusciva a giocare e che l’aveva portata ai confini della depressione. Poi, grazie all’aiuto di uno psicologo e di un esperto di biomeccanica, è riuscita a trasformare una debolezza in un punto di forza, è tornata a vincere e non si è più fermata.
Al di fuori del rettangolo di gioco però esiste un’altra Aryna Sabalenka. Simpatica, divertente, clownesca, con punte di vulnerabilità che in apparenza stridono con il suo atteggiamento da dominatrice. È come se liberatasi dal fardello della vittoria a tutti costi tornasse a indossare i panni di una ragazza di ventisette al tempo dei social. Di cui è diventata negli anni una regina indiscussa, idolatrata da centinaia di migliaia di fan che adorano questo suo lato glamour ed esibizionista. Emily in Paris in confronto sembra poco più di una dilettante.
«I love to share myself with people», si giustifica, come se fosse un modo tutto suo di scaricare la tensione accumulata. In realtà è come assistere a un prolungamento della sua personalità.
I suoi balletti su Tik tok sono diventasti leggendari, cosi come le gag con l’amica tennista Paola Badosa. Il suo privato diventa pubblico: le vacanze esotiche con il fidanzato, gli outfit audaci, la pizza a Roma, la Tour Effel a Parigi. Condivide tutto, eccetto i suoi pensieri sulla guerra in Ucraina. «Non parlo di politica».
Può non piacere ma Sabalenka sembra incarnare alla perfezione il tempo in cui vive, una contemporaneità faticosa e rumorosa dove si aggredisce per non essere aggrediti. Dentro e fuori dal campo di gioco.

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