Il Sole 24ore, 18 gennaio 2026
Michel Foucault e Gilles Deleuze sono tra i più importanti e noti filosofi contemporanei. Se Foucault in vita e dopo la morte (1984) è stato il più riconosciuto tra i due, va anche detto che di recente Deleuze ha avuto un impatto notevolissimo. La sua propensione schiettamente anti-platonista per un «empirismo trascendentale» vagamente ossimorico, la sua idea di una filosofia accentrata e basata sul ripetersi della differenza hanno in effetti conquistato il cuore di molti giovani intellettuali, di artisti, di computer scientist e in genere di persone in cerca di un pensiero che desse forma alla realtà del virtuale e alla virtualità del reale. In un mondo della cultura influenzato dall’immaginario di artisti come Joyce, Coltrane e Duchamp, percorso dai sussulti dei social e dominato dall’incertezza è sentito il bisogno di un pensare che non si esaurisse in un pensiero ready made ma si formasse nell’evolversi del presente.
Bene ha quindi fatto l’editore Ombre Corte a proporre in elegante cofanetto la versione italiana delle lezioni di Deleuze su Foucault in tre volumi. Quando Foucault morì nel 1984, Deleuze tenne un discorso al suo funerale. La morte dell’amico e collega lo colpì in maniera profonda, così che decise di fare un corso su d lui. Le lezioni del corso con le domande degli studenti, furono registrate al momento, e la Bibliothéque Nationale le ha in seguito convertite in files digitali. A questo va aggiunto che Deleuze decise in seguito di pubblicare un libro su Foucault (1986), libro che contiene assai meno delle lezioni che ora leggiamo, che proprio perciò costituiscono un complemento formidabile alla comprensione dell’interpretazione deleuziana di Foucault.
Tale interpretazione, come è normale quando un filosofo legge un altro filosofo, va presa come una forma di interazione tra due visioni. I due filosofi erano amici e nutrivano un’indubbia stima reciproca. Avevano condiviso molte imprese intellettuali, dalla lettura originale di Nietzsche in polemica con la fenomenologia all’attivismo politico (per esempio sulle prigioni, sulla Palestina, sul ‘68). Al tempo stesso, però, c’erano importanti e divisive differenze, per esempio su termini centrali come desiderio (Deleuze) e piacere (Foucault), oppure dispositif (Foucault) e agencement (Deleuze), ma anche su concetti importanti quali biopotere (Foucault) e società del controllo (Deleuze). Inoltre, esistevano divergenze sui metodi, gli interessi e gli strumenti interpretativi. Se Foucault prediligeva la genealogia Deleuze preferiva la schizoanalisi, dove Foucault cercava le tracce dell’affermarsi del neoliberalismo, Deleuze cercava di comprendere la scissione schizofrenica che a suo avviso accompagnava il recente capitalismo.
Affinità e divergenze complicate dal fatto che ognuno dei due aveva scritto sull’altro. Foucault aveva scritto su Deleuze un testo, intitolato Theatrum Philosophicum (1970), che partiva dai due libri Différence et Répétition (1968) and Logique du Sens (1969) di Deleuze, culminando nella famosa frase «forse un giorno questo secolo sarà chiamato deleuziano». Avevano poi registrato una conversazione intitolata Intellettuali e Potere (1972), che sarebbe in seguito apparsa sulla rivista «L’Arc». Deleuze aveva inoltre scritto diversi articoli su Foucault e una lettera privata sul controverso tema piacere versus desiderio (resa pubblica da Francois Ewald nel 1977). Frequentazione e amicizia tra Foucault e Deleuze, interrotti però da un lungo silenzio, segno probabile di dissapori dovuti a ragioni intellettuali, per esempio Foucault non aveva apprezzato l’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari, e Deleuze non amava i Nouveaux Philosophes che invece piacevano a Foucault.
Nel suo complesso, Deleuze ricostruisce Foucault leggendovi un divenire del pensiero che emerge da fuori attraversando gli strati che caratterizzano le diverse formazioni storiche. Si tratta di un pensare differentemente, che Deleuze interpreta sulla scia di tre assi, uno per ogni volume della trilogia: sapere, potere, soggettivazione. Il sapere è ordinato secondo un’archeologia, il potere si evidenzia in strategie, e la soggettivazione presuppone un interno da recuperare genealogicamente.
Nell’ambito del sapere, Deleuze parte dalla Archeologia del sapere di Foucault, e propone una tesi interpretativa secondo cui gli strati sono formati dalla convergenza-divergenza di piani di visibilità e piani di leggibilità. Come a dire, di parole e cose, vedere e parlare, contenuto e espressione. In questa ottica, il compito dell’archeologia è duplice: estrarre per ogni singolo strato il visibile dalle cose e gli enunciati dal linguaggio. I due piani restano, per così dire ontologicamente, distinti. Deleuze intravvede in ciò una forma di rinnovato kantianismo, con la sostanziale differenza che in Foucault la sintesi avverrebbe a posteriori e non a priori. Questa è probabilmente la parte più riuscita della trilogia.
Tuttavia, la separazione tra parole e cose richiede un superamento. Per averlo, bisogna uscire però dall’asse del sapere e muoversi nell’ambito dell’asse del potere. Anche in questo caso, c’è un richiamo a Kant: il primato del potere in Foucault richiama il primato della ragion pratica in Kant. Nell’ambito del potere, i libri di riferimento sono i grandi libri di Foucault sulla follia e sulle prigioni. Anche in questo caso, la distinzione tra visibilità ed enunciato permane, per esempio la prigione costituisce l’elemento visibile mentre il diritto penale quello linguistico. Il potere li unifica. Ma non si tratta di un Potere con la P maiuscola, del tipo di quello dello Stato o del Partito. Piuttosto, si rivela puntiforme come in un diagramma riflettendo una microfisica del potere. Il diagramma ricostruisce la relazione tra le forze a essa sottostanti. In questo modo, si passa alle strategie che regolano l’asse del potere. E qui l’influenza di Nietzsche è al suo massimo.
La parte sulla soggettivazione è senza dubbio la più oscura della trilogia. Qui, Deleuze riprende il tema heideggeriano della «piega». Centrale è la corrispondenza tra interno e esterno, come si vede negli scritti sulla sessualità e sull’etica di Foucault. Il pensare, come abbiamo detto, viene dall’esterno ma alla fine non si può evitare «la relazione di sé con sé». Tale relazione muta nel tempo storico: presso i Greci riguardava la sessualità, poi nel Medio Evo prende le forme degli effetti sul soggetto del potere pastorale.
Gilles Deleuze
Il sapere. Corso su Michel Foucault (1985-1986) / 1
Introduzione di Massimiliano Guareschi, traduzione dal francese di Lorenzo Feltrin
Il potere. Corso su Michel Foucault (1985-1986) / 2
Introduzione di Ubaldo Fadini,
traduzione dal francese di Marta Benenti e Marta Caravà
La soggettivazione. Corso su Michel Foucault (1985-’86) / 3
Introduzione di Girolamo De Michele, traduzione dal francese di Carlotta De Michele
Ombre Corte, pagg. 900, € 50 (cofanetto con tre volumi)
https://machiave.blogspot.com/2025/12/unamicizia-filosofica.html

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