Paolo Conti
Modiano racconta il lager, le lacrime della studentessa
Corriere della Sera, 28 gennaio 2026
«Il buio della ragione supera il tempo»: le parole del presidente Sergio Mattarella per il Giorno della Memoria. «Nella Repubblica non c’è spazio per il veleno dell’odio razziale, per coloro che predicano la violenza» ha continuato il capo dello Stato. E sull’antisemitismo. «Intervenga l’unione europea». «Condanniamo la complicità del regime fascista nelle persecuzioni», ha detto la premier Giorgia Meloni. Al Quirinale, in prima fila, Liliana Segre, Edith Bruck e Sami Modiano, sopravvissuti al campo di Auschwitz.
Un abbraccio, una carezza tra un uomo di 95 anni, Sami Modiano, sopravvissuto all’orrore e all’inferno di Auschwitz Birkenau, e una ragazzina di 14 anni, una studentessa di terza media dell’istituto comprensivo di via Fabiola a Roma, commossa fino alle lacrime dal racconto della detenzione nel campo di sterminio e soprattutto del distacco dal padre Giacobbe, che tenne Sami per mano fino all’ultimo. Modiano, ebreo di Rodi, ai tempi provincia italiana, rammenta, piangendo, il distacco da «un papà adorabile, buono, che non ho conosciuto bene perché non ho avuto la possibilità… Lui aveva tatuato sul braccio sinistro il numero B7455 e io ho B7456. Dico aveva perché lui non c’è più». Una pausa, l’emozione aumenta: «E lo dico con rabbia, con rabbia!». La voce di Modiano si spezza. La bambina, sul palco con una domanda pronta, a sua volta si commuove e piange. Interviene un professore che le chiede come si senta, quasi la sorregge, le poggia un braccio sulla spalla. Lei dice sussurrando che sta bene, annuisce. Modiano si rende conto, la fa avvicinare, prima la abbraccia, poi la carezza sulla guancia con un gesto tenerissimo e guardandola negli occhi: «Scusami, scusami, scusami, ti chiedo scusa…». Una scena indimenticabile, il simbolico passaggio della Memoria tra chi ha vissuto tutto e chi non dimenticherà nel futuro.
Lunedì 26 gennaio mattina, siamo a Roma al teatro Vascello in piazza Rosolino Pilo a Monteverde. Un incontro organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah con l’associazione Figli della Shoah e con il Campidoglio, in particolare il Municipio XII di Roma Capitale. In platea 300 studenti, tra cui due terze medie dell’istituto comprensivo di via Fabiola, la sezione F e la H. In collegamento 400.000 studenti da tutta Italia. Sami Modiano oggi ha 95 anni, ha un fisico fragile ma quando racconta diventa fortissimo: «Io sono qui per farvi capire, anche se non posso raccontarvi tutto ciò che hanno visto i miei occhi. E sono qui soprattutto perché non voglio che voi e i vostri figli vediate ciò che i miei occhi hanno visto»
Spiega la dirigente scolastica dell’istituto di via Fabiola, Fanny Greco: «Lavoriamo da tempo sui grandi temi culturali e sociali. E quindi anche sulla Memoria, soprattutto nel periodo della Giornata. È una caratteristica del nostro Istituto mettere i ragazzi al centro delle realtà che li riguardano, dei loro mondi».

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