domenica 25 gennaio 2026

Cairo al capolinea

Maurizio Crosetti
La mattanza di un Toro senz'anima, a Como la figuraccia va oltre i 6 gol

La Stampa, 25 gennaio 2026

Si possono prendere 6 gol, se ne possono prendere anche 60, ma non si può rinunciare a essere, dunque a esistere. Non si può perdere l’anima. Il Torino da troppo tempo è diventato una squadra normale, senza sangue, senza gusto e senza passione. Un solo derby vinto in vent’anni, e quella era la partita del granatismo, il giorno che li valeva tutti. Il Toro non c’è più. È rimasto, e neppure sempre, il Torino: c’è una grande differenza.

Lo scudetto del bilancio di Cairo

Il Como è una delle migliori squadre della serie A, il Torino una delle peggiori, per questo è stata una prevedibile mattanza. Il Torino non ha gioco, improvvisa. Aveva una buona difesa, è stata smembrata e oggi è carta velina. Il Torino compra poco, prova a far fruttare qualche giocatore, poi lo cede presto per fare cassa. Il presidente Cairo lo chiama “lo scudetto del bilancio”: ma galleggiare in quel limbo è un’idea senza fuoco e senza futuro. Ci sono tifosi granata che quasi si augurano qualche altra caduta, dopo le quattro consecutive in campionato, rovinose, per avere finalmente un obiettivo di lotta: la salvezza. Qualcosa che li faccia sentire vivi. Un paradosso di infinita tristezza.

Lo scarso senso di identità dei giocatori

Il forte sospetto è che nessun giocatore granata abbia la minima idea di cosa significhi essere del Toro. Non pochi sono modesti, quasi tutti sono visi pallidi. Impossibile trovare il segno “meno” davanti alle campagne acquisti: il braccino corto garantisce lente e lunghe agonie. Il Toro non retrocede da un po’, ma neppure avanza. Ha scelto un allenatore, Baroni, che non ha carisma, non dà spinta. Anche lui scivola sul piano inclinato. E Cairo, contestatissimo, non molla: il calcio gli è servito per diventare qualcuno, per sedere a certi tavoli. Col Toro ha fatto carriera, poi l’ha svuotato. Cambiate il colore di quella maglia.


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