
La senatrice repubblicana del Maine, Susan Collins
Mario Del Pero
Estremismo e dilettantismo, La Casa Bianca paga pegno
Domani, 28 gennaio 2026
Sembra ora indietreggiare, Donald Trump. Cercare una mediazione con le autorità statali e municipali del Minnesota e di Minneapolis. Agisce quasi certamente la consapevolezza che sia l’Ice sia le figure maggiormente esposte dell’amministrazione, a partire dalla segretaria per la Homeland Security, Kristi Noem, abbiano perso il controllo: della situazione sul terreno; e ancor più della narrazione rispetto ai due omicidi perpetrati dagli agenti dell’Ice. In entrambi casi, dell’Ice e di Noem, ci troviamo di fronte a una miscela esplosiva – grottesca e tragica al tempo stesso – di radicalismo, crudeltà, senso d’impunità e immenso dilettantismo.
Agenti patentemente impreparati, reclutati e addestrati con fretta e criteri primariamente politico-ideologici, a cui viene data carta bianca nel dispiegamento della violenza, debbono gestire l’ordine pubblico privi della necessaria competenza, formazione e sensibilità. Lo abbiamo visto bene nei tanti video dei momenti precedenti l’esecuzione di Alex Pretti, con sei uomini incapaci d’immobilizzarlo e impegnati una zuffa da strada, dall’esito terribile e dai tratti assurdi. E lo abbiamo visto nelle immediate, surreali, dichiarazioni di Noem (o di quelle di Greg Bovino, il comandante dello US Border Patrol che guidava l’operazione dell’Ice a Minneapolis) atte a dimostrare che il povero Pretti fosse un pericoloso terrorista. Una rappresentazione immediatamente smentita da mille video e testimonianze: una menzogna di Stato al servizio del terrore di Stato.
E una menzogna a cui possono ancora credere tanti elettori Maga – una consistente maggioranza, stando ai sondaggi – ma non il resto del paese, inclusi importanti politici e figure pubbliche del mondo conservatore. Come sulla Groenlandia, anche rispetto a quanto sta accadendo a Minneapolis, si sono levate diverse voci critiche e di dissenso: alcuni membri repubblicani del Congresso; media vicini all’amministrazione; addirittura la più nota e influente associazione a difesa dei diritti dei possessori di armi da fuoco, la Nra, inorridita per una delle giustificazioni utilizzate da Noem, ossia che Pretti era minaccioso in quanto portava con sé un’arma (suo diritto, in base alla legge del Minnesota). Con uno dei tanti cortocircuiti cui stiamo assistendo, l’amministrazione si trova in altre parole a essere accusata di violare la inattaccabile interpretazione conservatrice del secondo emendamento sul diritto di portare armi.
I sondaggi sottolineano come il presidente sia sulla difensiva. La percentuale di chi approva l’azione dell’Ice e, più generale, le politiche di Trump in materia d’immigrazione è scesa di dieci/quindici punti in un anno. Per i democratici, da punto debole quello dell’immigrazione si è trasformato in tema mobilitante e risorsa politica. Un numero ampio, e crescente, d’indipendenti è ormai schierato sulla stessa linea. Agisce, si diceva, l’orrore e lo sconcerto per il mix di dilettantismo ed estremismo che caratterizza queste politiche. E aiuta, moltissimo, la natura ampia e pacifica della protesta contro di esse, oggi a Minneapolis e prima a Los Angeles, Chicago e in tante altre città statunitensi. Qualcosa di non scontato, ché la storia ci ricorda quanto fosse (e sia) sempre alto il rischio di derive violente, vandalismi e disordini urbani.
Forse Noem e Bovino su quello puntavano, per poter poi giustificare un’ulteriore stretta repressiva. Esattamente dieci anni fa, a pochi giorni dai caucus dell’Iowa e sorpreso egli stesso dai sondaggi e dalla sua popolarità, Donald Trump dichiarò che avrebbe potuto «scendere sulla Quinta Strada e sparare a qualcuno» senza per questo perdere un voto. Non era, a pensarci bene, un grande attestato di stima verso i suoi sostenitori. Ma coglieva un dato di verità – il legame fideistico e assoluto tra il leader e il suo popolo – che sarebbe stato poi confermato negli anni: anche in questa ultima vicenda, in fondo, che larghe maggioranze di elettori Maga dimostrano di credere alle narrazioni artefatte di Noem e Bovino.
Larghe maggioranze di una chiara minoranza, però. Insufficiente a garantire vittorie elettorali o la piena tenuta dell’esile controllo di Camera e Senato. Perché sparare in faccia a degli innocenti, per conto e in nome del presidente, non è in ultimo qualcosa di politicamente sostenibile nemmeno per Donald Trump.
Viviana Mazza
Il pressing di politici e uomini d’affari Quelle telefonate dietro la retromarcia
Corriere della Sera, 28 gennaio 2026


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