sabato 24 gennaio 2026

Il flop di Vespa


Lo speciale Porta a porta sui 30 anni del programma in onda in prima serata mercoledì 21 gennaio su Rai 1 ha ottenuto l’attenzione di 945.000 spettatori pari al 7.1% di share. Un risultato deludente per la puntata celebrativa dello show di Bruno Vespa alla quale hanno partecipato diversi politici (da Giorgia Meloni, che ha rilasciato un’intervista Elly Schlein, Giuseppe Conte, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Matteo Renzi) oltre a volti noti della tv come Carlo Conti, Milly Carlucci, Mara Venier, Antonella Clerici, Valeria MariniEleonora Daniele, fino ad Al BanoIva Zanicchi, Paolo Belli e la sua band. (la Repubblica, 22 gennaio 2026)

Giovanni Valentini 
Il mega-flop di Vespa rappresenta la crisi del vecchio talk show
Il Fatto Quotidiano, 24 gennaio 2026

Più che un festeggiamento, è stata una commemorazione. Non sarà forse la fine del talk-show, un genere televisivo che ha prodotto e alimentato la politica-spettacolo, istigando alla rissa mediatica. Ma il flop annunciato della kermesse con cui Bruno Vespa ha celebrato su Rai1 i trent’anni del suo Porta a Porta, ottenendo meno di un milione di spettatori, pari al 7,1% di share, contro il quadruplo di Il coraggio di una donna di Sabrina Ferilli su Canale 5 (oltre quattro milioni, con il 28,2%), rivela la crisi di un format che ormai ha fatto il suo tempo.
La trasmissione di Vespa, registrata di solito in ore pomeridiane, preconfezionata e surgelata, risulta spesso ripetitiva e autoreferenziale. Gli ospiti appartengono per lo più a una compagnia di giro in cui gli attori interpretano la parte prevista da un copione prestabilito. Molti “esperti” vengono scelti in ragione della propria appartenenza più che della propria competenza. Diversi sondaggi, commissionati ad hoc, sembrano commissionati a tesi. E tanti giornalisti, chiamati come comprimari a rappresentare un orientamento o una posizione politica, appaiono preoccupati soprattutto di compiacere il padrone di casa per il timore di non essere più invitati e di perdere la loro visibilità televisiva. Così il “salotto bianco” di Vespa è diventato la “terza Camera”, favorendo quella che Giandomenico Crapis – nel suo ponderoso saggio storico intitolato La democrazia non è un talk-show – chiama “l’inciviltà del confronto mediatico”.
Nell’era in cui sui social network tutti parlano di tutto e credono di sapere tutto, il programma di Vespa ha perso sempre più interesse e attrattiva. Non è un luogo di dibattito aperto; non offre un effettivo contraddittorio; non riproduce il pluralismo politico e culturale. Il sedicente “artista” della Rai non si comporta come un conduttore imparziale né equidistante, secondo gli obblighi del servizio pubblico, ma è sempre pronto ad aggredire gli interlocutori che esprimono opinioni differenti dalle sue: per esempio, quando ha inveito contro i militanti della Flotilla diretta a Gaza; o quando ha avuto la balordaggine, nella sua preview serale di cinque minuti, di chiedere allo psichiatra Vittorino Andreoli intervistato sul femminicidio della povera Giulia Cecchettin, “perché gli uomini infieriscono con tutte queste coltellate anche quando non è necessario?”. Quasi che non ne bastasse una sola, di coltellate, per commettere un delitto efferato.
Sarebbe il caso, dunque, che i conduttori e i giornalisti più giovani della tv pubblica praticassero di più le inchieste e i reportage; o magari, sperimentassero nuovi format d’informazione televisiva, uscendo dal guscio dei loro studi di registrazione e coinvolgendo attraverso i canali dell’interattività i telespettatori che pagano il canone. Senza scomodare il ricordo di Biagi, di Barbato e di Zavoli, o i precedenti di Santoro e di Lerner, non mancano nella Rai di regime – come pure in alcune reti private – modelli apprezzabili di giornalismo investigativo: a cominciare da Report di Sigfrido Ranucci e della sua redazione. Ma altri programmi di questo genere sono stati aboliti o ridotti, tra cui Petrolio di Duilio Giammaria, Quante storie di Giorgio Zanchini o Che sarà di Serena Bortone, sottoposta addirittura a contestazione disciplinare per aver denunciato sui social la mancata messa in onda di un monologo dello scrittore Antonio Scurati sul 25 Aprile.

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