Paolo Viganò
Carney, la via canadese per resistere a Washington
il manifesto, 22 gennaio 2026
Ieri sul palco del World Economic Forum Donald Trump si è rivolto direttamente al primo ministro canadese Mark Carney con le consuete minacce: «Il Canada ha ricevuto molti omaggi dagli Stati uniti. Dovrebbero esserci grati ma non lo sono. Il Canada vive grazie agli Stati Uniti. Ricordatelo Mark, la prossima volta che farai le tue considerazioni».
Il riferimento è ovviamente al memorabile discorso tenuto martedì dal premier canadese, il quale ha parlato della fine dell’ordine mondiale e del definitivo smantellamento dell’«utile finzione» del diritto internazionale in favore di una nuova «realtà brutale». «Permettetemi di essere diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione» ha detto Carney, prospettando un atteggiamento sia etico che pragmatico da parte delle «potenze medie» e guadagnandosi così la standing ovation del pubblico di Davos.
FINO AD ORA Carney aveva mantenuto dei rapporti cordiali con l’amministrazione Usa, nonostante le minacce di pesanti dazi e di annessioni da parte di Trump, che martedì su Truth ha postato una nuova foto di una cartina del Nord America dove il Canada è rappresentato come uno stato a stelle e strisce. Tuttavia, come fa notare il New York Times, al momento le trattative tra i due Paesi sarebbero congelate, e non era previsto nessun incontro fra i due nonostante si trovassero entrambi a Davos ieri.
Nel frattempo, il discorso di Carney – particolarmente significativo perché pronunciato dopo i recenti accordi commerciali con il governo cinese, oltre che dopo l’annuncio di ingenti finanziamenti militari per fortificare il confine meridionale – ha avuto ampia eco su tutti i principali mezzi di informazione americani. Fox News, principale sostenitore dei Maga fra i media mainstream, ha sottolineato come il presidente abbia giustamente rimproverato Carney, alludendo alla supposta volontà di Trump, accennata ieri a Davos, di coinvolgere il Canada nella costruzione del Golden Dome – il sistema missilistico di difesa che dovrebbe proteggere l’intero Nord America.
Particolare spazio al discorso di Carney è stato dedicato dai mass media progressisti. La Cnn ha definito le parole del premier «una rotta per il futuro del Canada», aggiungendo che Ottawa starebbe valutando di inviare un contingente in Groenlandia come gesto simbolico di vicinanza al Paese.
DALLE COLONNE del Washington Post, lo storico Matthew Specter ha notato come il discorso di Carney «strappi il cerotto da un ordine liberale ormai logoro, ma con uno spirito stoico, non celebrativo». The Atlantic si è concentrato sulle reazioni di Trump, definendo il discorso del presidente Usa una «classica minaccia da mafioso», e lo ha criticato per gli attacchi contro il premier canadese. «Il discorso di Carney è significativo non solo per lo status del Canada come principale partner commerciale degli Stati uniti» osserva invece The New Republic «ma anche per il suo background nel mondo della finanza prima di entrare in politica».
Con il discorso di ieri Carney ha in un certo modo mostrato una via canadese come risposta alle politiche della Casa bianca degli ultimi mesi, ritagliandosi una posizione di rilievo tra gli oppositori di Trump. Una mossa giunta inaspettatata, anche considerando il background del premier canadese. Economista formatosi tra Harvard e Oxford, Carney è stato prima governatore della Bank of Canada tra il 2008 e il 2013, e in seguito della Bank of England tra il 2013 e il 2020 – peraltro, il primo cittadino non inglese a ricoprire questo ruolo. Definito spesso come un centrista e un liberale «blue grit» – ovvero aderente a quella corrente del progressismo canadese considerata più tradizionalista – ha vinto le scorse elezioni sebbene fosse dato per sfavorito.
NONOSTANTE di formazione si direbbe forse più un tecnico che un politico, nel discorso di martedì ha posto fortemente l’accento sui valori morali da perseguire, oltre che sulla pragmatica, facendo riferimento a un «realismo basato sui valori». «Siamo guidati da principi nel nostro impegno verso valori fondamentali» ha affermato «sovranità e integrità territoriale, il divieto dell’uso della forza salvo nei casi conformi alla Carta delle Nazioni unite, il rispetto dei diritti umani».

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