domenica 7 giugno 2015

Jung, Il richiamo dell'Ombra


Che cosa è l'Ombra? E perché è così importante fare i conti con essa? L'ombra nella psicologia junghiana è il nostro lato oscuro, ciò che di noi preferiamo non sapere, che rigettiamo e che rispunta nei sogni. L'ombra è l'altro quando diventa il ricettacolo di problemi da noi trascurati. Da qui il successo di coppie antagonistiche nelle quali tutto il bene sembra stare da una parte (la nostra) e tutto il male dall'altra (a noi estranea): ebrei/palestinesi, destra/sinistra, welfare/neoliberalismo, ladri/persone oneste, indagati/incensurati, e via elencando.
Le persone oneste esistono, beninteso, e i ladri anche. Ciò che non va è l'ossessione della purezza. Quando scatta la scelta pura, totale e assoluta, per gli esclusi non c'è scampo. Tutto diventa chiaro, al di là di ogni verifica nei fatti. Per esempio non si può essere ladri per una volta. O nazisti e per altri versi brave persone come Schindler. E la facilità con cui tanti fenomeni reali e complessi finiscono da una parte sola diventa inesorabile come un destino ormai compiuto. 

In termini più strettamente filosofici il tema è affrontato da Vladimir Jankélévitch nel volume Il puro e l'impuro  su cui si può vedere http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3752061 



C.G. Jung
Gli archetipi dell'inconscio collettivo
Bollati Boringhieri, Torino 1998, pagg. 38-40


Chi guarda nello "specchio" dell'acqua vede per prima cosa, è vero, la propria immagine. Chi va verso se stesso rischia l'incontro con se stesso. Lo specchio non lusinga; mostra fedelmente quel che in lui si riflette, e cioè quel volto che non mostriamo mai al mondo, perché lo veliamo per mezzo della Persona, la maschera dell'attore. Ma dietro la maschera c'è lo specchio che mostra il vero volto. Questa è la prima prova di coraggio da affrontare sulla via interiore, una prova che basta a far desistere, spaventata, la maggioranza degli uomini. Infatti l'incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli, alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante.
Chi è in condizione di vedere la propria Ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito: ha perlomeno fatto affiorare "l'inconscio personale". Ma l'Ombra è parte viva della personalità e vuole vivere con lei sotto qualche forma. Non è possibile impedirle di esistere con argomenti, né con altrettanti argomenti la si può rendere anodina. Questo problema è estremamente difficile poiché non soltanto mette in causa l'uomo intero, ma gli ricorda al tempo stesso la sua miseria e la sua incapacità.
Le nature forti - o dovremmo piuttosto dire deboli? - non amano sentirsi porre questo problema; preferiscono quindi escogitare un qualche eroico "al di là del bene e del male", e tagliano il nodo gordiano invece di scioglierlo. Ma presto o tardi il conto deve essere saldato e siamo costretti a confessare a noi stessi che esistono problemi assolutamente insolubili con i nostri soli mezzi.
Una simile ammissione, che ha il vantaggio di essere onesta, sincera e reale, permette di porre la base di una reazione compensatoria dell'inconscio collettivo; ecco che adesso ci sentiamo inclinati a prestare orecchio a un'idea utile o a percepire pensieri cui prima non permettevamo di formularsi. Faremo magari attenzione ai sogni che si presentano in quei momenti o rifletteremo a certi fatti che ci accadono proprio allora. Se si assume una simile posizione, forze soccorritrici che sonnecchiano nella natura umana più profonda si destano e intervengono, poiché miseria e debolezza sono l'esperienza eterna e l'eterno problema dell'umanità, al quale esiste anche un'eterna risposta; altrimenti l'uomo sarebbe già da tempo perito.
Quando si è fatto tutto quello che si poteva fare, non rimane altro che quello che si potrebbe ancora fare, se si sapesse. Ma quanto sa di se stesso l'uomo?
A quel che ci dice l'esperienza, ben poco. Perciò rimane ancora molto spazio per l'inconscio. [...] L'incontro con se stessi significa anzitutto l'incontro con la propria Ombra. L'Ombra è, in verità, come una gola montana, una porta angusta la cui stretta non è risparmiata a chiunque scenda alla profonda sorgente.




 



















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Un rifiuto dell'Ombra c'è anche nell'hegeliana anima bella, così preoccupata di restare avvolta nella sua perfezione da vedere nel rapporto con il mondo una caduta. Nella Genealogia della morale (1887) Nietzsche è stato ancora più severo. Ha visto nell'ideale ascetico un espediente per camuffare la volontà di potenza. La vita respinta viene destinata alla corruzione e al degrado. I puri di cuore, le anime belle mentre si rifugiano nella loro virtù restano uomini del risentimento, sono animati da un sotterraneo spirito di vendetta contro coloro che incarnano la ricchezza e la potenza della vita.