sabato 21 marzo 2015

Gherardo Colombo, come ti erudisco il pupo






La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noja di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro

— Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. — Fra i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo che veramente mi vada a genio.
— E questo mestiere sarebbe?
— Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.
— Per tua regola — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma — tutti quelli che fanno codesto mestiere, finiscono quasi sempre allo spedale o in prigione.
— Bada, Grillaccio del mal’augurio!... se mi monta la bizza, guai a te!...
— Povero Pinocchio! mi fai proprio compassione!...
— Perché ti faccio compassione?
— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. —
A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso di sul banco un martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante.
Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crí-crí-crí, e poi rimase lí stecchito e appiccicato alla parete.




Guido Vitiello
Lettera di un pm al figlio 
Il Foglio, 21 marzo 2015 















Una lettera a un figlio che esce il 19 marzo, giorno della Festa del papà, dovrebbe destare un bel po' di sospetti su chi sia il vero destinatario del dono. La "Lettera a un figlio su Mani pulite" di Gherardo Colombo li conferma tutti. Ma la data di pubblicazione conta fino a un certo punto, il veleno è nel genere stesso. Chi sono questi figli a cui si scrive per spiegar loro di volta in volta, la Costituzione, la Resistenza, il Sessantotto? Sono finzioni retoriche che consentono di collocarsi nella posizione del buon padre, o del Seneca in veste da camera, e di godere piuttosto oscenamente della propria virtù.
... io che fin da ragazzo ho lottato per la Costituzione, io avvilito dall'arroganza del potere senza però arrendermi mai, io che neppure tentavano di corrompermi perché sono un osso duro, io così saggio che propongo di superare il carcere, anche se poche pagine prima difendevo con le unghie e con i denti la custodia cautelare (si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio).
... Ma perché giocare retorica contro retorica? E' più forte, pruriginosa direi, la voglia di gridare a questo "figlio" l'allarme di Massimo Troisi a Robertino, ostaggio della virtuosissima madre Ida: "Robe', tu ti devi salvare, va mmiez'a strada, tocca 'e femmene, va' a arrubbà, fa' chello che vuo' tu!".