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giovedì 27 marzo 2025

L'esclusione sociale



Cinzia Arena, Redditi corrosi dall'inflazione: una famiglia su quattro è a rischio povertà, Avvenire, 27 marzo 2025


L’onda lunga dell’inflazione continua a corrodere i redditi delle famiglie italiane, spingendo una fetta sempre più consistente verso la povertà e l’esclusione sociale. Quasi un nucleo su quattro, il 23,1% con un lieve incremento dello 0,3% rispetto all’anno prima, si è trovato in difficoltà economica. Il report dell’Istat sulle condizioni di vita e di reddito delle famiglie diffuso oggi non è una doccia fredda ma semmai la conferma di un continuo e consistente impoverimento del ceto medio. L’Italia, ha detto appena qualche giorno fa l’Ilo, è maglia nera tra i Paesi del G20 quando si parla di perdita di potere d’acquisto dei salari, pari alll’8,7% rispetto al 2008. Dato confermato dall’Istat che certifica come anche in tempi recenti la situazione non sia cambiata. Se i redditi familiari in termini nominali sono cresciuti del 4,2% l’indice dei prezzi al consumo (Ipca) ha fatto un balzo del 5,9% traducendosi in una perdita di valore dell1,6%, analoga a quella precedente. Un effetto che è maggiore per i lavoratori autonomi o dipendenti mentre è più attenuato per i pensionati.

Reddito medio sale a 37.500 euro Il reddito medio nel 2023 è di 37.500 euro, ma il valore mediano scende a poco più di 30mila euro. Le differenze a livello geografico sono ampie, con il Nord-Est più ricco e il Mezzogiorno più povero, così come quelle legate al numero di figli con le famiglie numerose che hanno in media redditi inferiori a quelli di chi ha uno o due figli. Penalizzati gli stranieri che possono contare in media di 5400 euro in meno.

Quasi una famiglia su quattro a rischio povertà ed esclusione sociale Le condizioni di vita sono praticamente invariate: la popolazione a rischio è pari a 13,5 milioni (il 23,1%) le persone con un picco del 39,2% nel Mezzogiorno. La quota di persone in condizione di grave deprivazione materiale e sociale rimane stabile (dal 4,7% al 4,6%) così come quella degli individui a rischio povertà (18,9%), in aumento invece coloro che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (meno di un quinto del tempo): sono 9,2% rispetto all’8,9% dell’anno precedente. Tra loro spiccano gli under 35 e i genitori soli mentre sono le coppie senza figli quelle ad avere meno problemi.

Redditi diseguali: i più poveri hanno un quinto della ricchezza dei più ricchi. Il rapporto segnala un aumento la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, parametro calcolato ordinando in cinque fasce di reddito la popolazione. Il primo quinto comprende il 20% degli individui con i redditi equivalenti più bassi, l'ultimo quinto il 20% di individui con i redditi più alti. Il rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dall'ultimo quinto e quello ricevuto dal primo quinto (rapporto noto come s80/s20) fornisce una misura sintetica della disuguaglianza. Se si fa riferimento alla distribuzione dei redditi equivalenti netti senza affitti figurativi, nel 2023, l'indicatore è pari a 5,5, in lieve peggioramento rispetto al 2022 (quando era pari a 5,3), ma al di sotto del valore pre-pandemia del 2019 (5,7).

Nel 2023 il 21% dei lavoratori è a basso reddito. Cresce il numero di lavoratori poveri: quelli che hanno lavorato almeno un mese nell’anno e hanno percepito un reddito netto da lavoro inferiore al 60% della mediana della distribuzione individuale sono pari al 21% del totale, un valore pressoché invariato rispetto all’anno precedente. Il rischio di essere un lavoratore a basso reddito è decisamente più alto per le donne rispetto agli uomini (26,6% contro 16,8%), per gli occupati appartenenti alle classi di età più giovani (29,5% per i lavoratori con meno di 35 anni contro un valore minimo pari al 17,7% per quelli nella classe 55-64), per gli stranieri rispetto agli italiani (35,2% contro 19,3%). La condizione di basso reddito è associata anche a bassi livelli di istruzione a determinati settori (come quello dell'assistenza alla persona). Nel periodo pre-crisi 2007 era pari al 16,7%.

https://www.ilsole24ore.com/art/nuovi-poveri-fenomeno-crescita-aiuto-concreto-dall-8xmille-chiesa-cattolica-AFBjjzsC

 

mercoledì 13 novembre 2024

I ragazzi marocchini del mercato


Commercio al dettaglio itinerante: non una nicchia di mercato, ma una realtà consolidata che occupa una posizione non indifferente nel panorama italiano. Ci si comprano fiori o prodotti alimentari, tessuti artigianali o bigiotteria; il più delle volte il venditore è straniero, ma in alcune realtà i banchi sono quasi tutti italiani. È l’Italia degli ambulanti, i cui banchetti non sono solo l’appuntamento del week end per gli appassionati di mercati e mercatini, ma costituiscono sempre più una frangia di spessore nel settore, con 183 mila operatori, pari al 22% (quasi una su quattro) di tutte le imprese commerciali, attività che per la stragrande maggioranza (175 mila, il 95%) sono micro-imprese individuali. A dare la dimensione di questo fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio, che fotografano la situazione al 30 giugno. A trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (il 56%, poco meno di 100 mila unità). Per quanto riguarda infine i settori, i più numerosi sono i banchetti non alimentari (38%), in particolare il comparto abbigliamento, seguiti da quelli di fiori, cosmetici e chincaglieria (‘altri prodotti’, 37%), mentre sono poco meno di uno su cinque (18,5%) quelli alimentari. (Fortune)

Stando a questi dati i banchetti di alimentari in mano a venditori stranieri non sono tanto numerosi in Italia. Nel mercato che ho l'abitudine di frequentare a Torino gli ambulanti marocchini sono ben presenti e godono di una folta e affezionata clientela. Sono spesso giovani. Nel campo della frutta e della verdura sono particolarmente ricercati da una clientela italiana sovente composta da anziani e da vecchi con le badanti. Offrono ortaggi di buona qualità a prezzi accessibili. Quanto alla frutta, la loro è più buona che bella e colpisce per la sua diversità da quella che sullo stesso mercato viene proposta da taluni venditori indigeni. Da anni ormai esiste la frutta bella, bella da vedere, con la buccia lucente e regolare, tanto bella da vedere quanto insipida da mangiare. Come esiste il suo contrario la frutta sghemba, picchiettata, dal colore incerto, un po' rosso e un po' verde per le mele, giallastro per le pesche, beige sporco per le pere. Questa ha spesso un gusto migliore, è più gradevole al palato.
Altra cosa ancora è l'attenzione che i giovani venditori marocchini riservano alle vecchie signore. Sarà tutto un cinema esibito per ragioni commerciali, però le dame mostrano di gradire. Domande sulla loro salute. Domande che presuppongono una buona memoria dei fatti già accaduti. Come va la gamba, ora? Sei andata dal dottore? E che cosa ti ha detto? Ultima cosa. Questi venditori passano buona parte del tempo a ridere e scherzare. Bisogna dire che un po' di recita rientrava anche nel repertorio di alcuni commercianti piemontesi. Dispute rituali tra marito e moglie, tra fratello e sorella, tra genitori e figli. Ora questi marocchini mostrano di saper maneggiare lo scherzo. Non è un fatto tanto ovvio. Per la buona riuscita dello spettacolo bisogna avere una certa padronanza della lingua. Con un italiano da bongo bongo non si riesce a addomesticare le parole in modo da strappare un sorriso o un sentimento di adesione, di simpatia umana.
Tutte cose lontane dalle accuse grossolane che circolano a proposito degli stranieri in generale. Il diavolo non è brutto come lo si dipinge. Basta guardarsi intorno e assistere senza troppi pregiudizi agli spettacoli che si svolgono sotto i nostri occhi.
Non ci sono solo i venditori magrebini al mercato. Ci sono i piccoli danzatori sudamericani nella metropolitana. A Porta Susa a Torino ci sono due stazioni, una della ferrovia e una della metropolitana, appunto. Due stazioni distribuite su tre piani. Al terzo piano sotto terra c'è la metropolitana. Davanti ai tornelli dell'ingresso si apre un vasto spazio vuoto e poco o niente attraversato dall'andirivieni dei passeggeri. Alcuni ragazzini sudamericani vanno lì tutti i pomeriggi e si esibiscono in uno spettacolo di danza. Hanno con sé un diffusore che manda musica ad alto volume. Il ballo è sempre lo stesso, mette in scena il corteggiamento. Il ragazzo fa il giro della pista battendo ritmicamente i piedi e tenendo in mano un sombrero rovesciato di fianco. La ragazza sta al centro e moltiplica da ferma le movenze. Nessuno applaude. Solo la nostra nipotina di tre anni si ferma incantata a guardare e non si lascia facilmente portar via. Bisogna approfittare della pausa tra un ballo e l'altro e sperare che la musica non riattacchi troppo presto.