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mercoledì 7 gennaio 2026

Trump allo sbaraglio

 

Nicolas Chapuis
Negli Stati Uniti, l'imperialismo sfrenato di Donald Trump solleva sempre più interrogativi
Le Monde, 7 gennaio 2026

Mentre lo shock iniziale si attenua, l'Operazione Absolute Resolve , che ha portato al rapimento di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, a Caracas nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio, sta sollevando crescenti interrogativi negli Stati Uniti. Questi interrogativi non riguardano tanto la caduta del presidente venezuelano, considerato un leader autoritario e corrotto che quasi nessuno difende oltreoceano; quanto piuttosto il fatto che, mentre il suo arresto, effettuato dalle forze speciali, è stato meticolosamente pianificato, gli eventi successivi sembrano molto meno attesi.

Come intende Donald Trump "governare" il Venezuela da remoto, mentre il regime chavista rimane al potere? La sua amministrazione può continuare a operare legalmente con il pretesto di combattere il narcotraffico, che appare sempre più un pretesto per appropriarsi delle riserve petrolifere del Paese? E, soprattutto, l'imperialismo sfrenato del presidente americano e del suo consigliere Stephen Miller, che prendono di mira anche Cuba, Colombia, Messico e soprattutto la Groenlandia, è ormai la strategia ufficiale del Paese?

La questione del destino politico del Venezuela è emblematica delle ambiguità dell'amministrazione americana. Sebbene il regime di Maduro sia stato certamente decimato, i suoi rami rimangono ancora vivi. La vicepresidente Delcy Rodríguez, nominata temporaneamente capo di Stato, è una convinta chavista. È nella lista delle sanzioni statunitensi dal 2018, così come suo fratello Jorge, che presiede l'Assemblea Nazionale.

Il ministro dell'Interno Diosdado Cabello, considerato l'uomo forte del governo, è menzionato nell'atto d'accusa statunitense per traffico di droga, che ha portato Nicolás Maduro e sua moglie in carcere a Brooklyn, New York. È stata offerta una ricompensa di 25 milioni di dollari (21,4 milioni di euro) per la sua cattura. Implicato in questo trio è anche l'unico figlio dell'ex presidente venezuelano, Nicolás Maduro Guerra, membro dell'Assemblea Nazionale, noto come "Nicolasito" o "il principe". È contro di lui che le accuse statunitensi per traffico di cocaina sembrano essere le più specifiche.

Interrogato sull'apparente contraddizione tra il rapimento della coppia Maduro e l'attuale desiderio di negoziare con coloro che sono stati identificati come suoi complici, il Segretario di Stato americano Marco Rubio, incaricato del caso, si è irritato alla CBS. "Si stanno già lamentando di questa operazione. Immaginate le proteste che riceveremmo da tutti se dovessimo effettivamente rimanere lì per quattro giorni per catturare altre quattro persone".

L'amministrazione Trump resta sfuggente

Un'altra fonte di imbarazzo per i funzionari americani è la grazia concessa il 1° dicembre 2025 da Donald Trump all'ex presidente honduregno Juan Orlando Hernandez (2014-2022), condannato nel 2024 a quarantacinque anni di carcere da un tribunale di New York per traffico di droga, con un caso estremamente consistente a suo carico. Perché gli Stati Uniti stanno scatenando l'inferno contro Nicolás Maduro, accusato di narcoterrorismo, mentre mostrano clemenza nei confronti di un altro leader latinoamericano incarcerato per gli stessi reati?

La spiegazione principale sembra risiedere nella simpatia del presidente americano per Juan Orlando Hernandez, in carica durante il suo primo mandato, e nel fatto che Hernandez sia stato condannato durante la presidenza del democratico Joe Biden (2021-2025), la cui eredità Donald Trump intende smantellare, mattone dopo mattone. Interrogato ripetutamente sull'argomento nel fine settimana, Marco Rubio ha eluso la domanda, sostenendo di non essere molto esperto in materia, pur essendo un esperto della regione.

Secondo il New York Times , le apparenti contraddizioni che circondano la questione venezuelana hanno una spiegazione prosaica: l'amministrazione americana non ha davvero altra scelta. L'opposizione locale, incarnata dal Premio Nobel per la Pace 2025, Maria Corina Machado, non è stata ritenuta in grado di presentare un'offerta politica credibile. Elogiata ripetutamente da Donald Trump, a quanto pare ha irritato i diplomatici americani esagerando ripetutamente lo stato di decadenza del regime di Nicolás Maduro e rimanendo vaga sui suoi piani in caso di un cambio di potere.

In un'intervista rilasciata al canale conservatore Fox News lunedì 5 gennaio, la signora Machado  ha compiuto una mossa audace, elogiando Donald Trump e offrendosi di condividere con lui il suo Premio Nobel, un onore che il presidente desidera ardentemente. Ma sembra aver scartato questa opzione, almeno per il momento, affermando nella sua conferenza stampa di sabato che la Machado non gode del "sostegno" e del "rispetto" del popolo venezuelano.

Da allora in poi, l'amministrazione Trump è rimasta particolarmente evasiva riguardo a un potenziale processo democratico in Venezuela. Il piano a medio termine sembra essere quello di soddisfare le sue richieste, in particolare per quanto riguarda l'accesso alle riserve petrolifere per le aziende americane, facendo pressione sul regime chavista con la minaccia di un secondo intervento militare. Martedì 6 gennaio, Donald Trump ha dichiarato che il Venezuela avrebbe "consegnato" fino a 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti.

Il presidente degli Stati Uniti intende operare senza l'interferenza del Congresso, che normalmente ha la prerogativa sugli interventi militari all'estero. Giovedì 8 gennaio potrebbe essere presentata al Senato una proposta di legge bipartisan per obbligarlo a seguire l'iter legislativo per qualsiasi futura operazione, ma il leader dei senatori repubblicani, John Thune, ha espresso martedì la fiducia che la proposta di legge verrà respinta, lasciando la Casa Bianca libera di agire.

E ora, la Groenlandia

Il Congresso si lascerà influenzare in merito agli altri progetti dell'amministrazione riguardanti Cuba, Colombia, Messico o, quella che sembra essere la questione più urgente, l'acquisizione della Groenlandia?

Donald Trump ha dichiarato che il territorio, uno Stato costituente del Regno di Danimarca, potrebbe essere il prossimo sulla lista. Il suo consigliere, Stephen Miller, è sembrato sfidare chiunque a ostacolare la volontà di Trump: "Nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia", ha dichiarato alla CNN. I leader dei principali Paesi europei, tra cui la Danimarca, membro della NATO, hanno successivamente rilasciato una dichiarazione di protesta .

Parlando martedì ai membri repubblicani del Congresso, Marco Rubio ha tentato di allentare un po' le tensioni, affermando che l'obiettivo di Donald Trump era raggiungere un accordo finanziario per acquisire il territorio, non di impossessarsene con la forza. Diversi membri della Camera dei Rappresentanti, tra cui alcuni repubblicani, hanno espresso il loro disaccordo con l'acquisizione di un territorio associato all'Unione Europea e alla NATO, il tutto senza il consenso dei suoi abitanti, i groenlandesi, la cui opinione sembra essere stata completamente ignorata in questa vicenda.

Il senatore democratico dell'Arizona Ruben Gallego intende presentare una risoluzione che obblighi la Casa Bianca a chiedere l'approvazione del Congresso prima di intraprendere qualsiasi azione riguardante la Groenlandia. La questione dell'annessione della Groenlandia, che probabilmente segnerebbe la fine dell'Alleanza Atlantica, in vigore dal secondo dopoguerra, potrebbe essere seriamente dibattuta a Capitol Hill nei prossimi giorni.

https://www.lemonde.fr/international/article/2026/01/07/aux-etats-unis-l-imperialisme-debride-de-donald-trump-souleve-de-plus-en-plus-de-questions_6660816_3210.html

martedì 2 dicembre 2025

L'ammiraglio scatenato

Mario Sechi
L'ammiraglio gioca alla guerra

Libero, 2 dicembre 2025

Quando ieri mattina ho letto l’intervista al Financial Times di Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, mi sono venute in mente le parole di Georges Clemenceau: «La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai generali». Cavo Dragone viene dalla Marina, ma la frase del due volte primo ministro francese vale anche per lui. L’ammiraglio ha commesso tre errori, di metodo, di merito e di tempo, vediamoli.

1) Gli attacchi preventivi (anche e soprattutto quelli cyber, che sono parte della silenziosa e letale guerra ibrida) non si annunciano, si fanno, altrimenti si perde l’effetto sorpresa che è l’arma più letale in battaglia. Il risultato della pensata dell’ammiraglio è che da ieri la Russia sa che la Nato valuta di fare la mossa, che c’è un ragionamento (lo fa lui, Cavo Dragone) sulla dottrina del “primo strike” in ambiente cyber;

2) Non può essere un pur alto ufficiale della Nato a lanciare sul quotidiano più importante d’Europa ipotesi su un attacco preventivo alla Russia (che sia cyber non ne muta il peso, Mosca è una potenza nucleare con la quale formalmente non siamo in guerra), può farlo (e ci metto un “forse” davanti, vista la gravità dell’argomento) il segretario generale Mark Rutte, un politico navigato che non a caso finora si è mosso con prudenza, ma solo dopo aver sentito l’orientamento del Consiglio Nato dei ministri della Difesa e, soprattutto, i leader delle nazioni che fanno parte dell’Alleanza Atlantica;

3) Parlare di «attacco preventivo» della Nato mentre in queste ore sono in corso delicatissimi colloqui tra gli Stati Uniti, la Russia e l’Ucraina per apparecchiare almeno una tregua, è un grave errore che rimbalza sullo scenario politico. La prova è nel fatto che la Russia ne ha approfittato per incunearsi nella breccia, affermando che quelle dell’ammiraglio sono «dichiarazioni irresponsabili che dimostrano la volontà di escalation».

Matteo Salvini ieri ha detto che «serve responsabilità, non provocazioni» e non si può dire che abbia torto, visto che l’Ucraina è piombata in una fase difficilissima, le inchieste sulla corruzione e le dimissioni di Andrii Yermak - il braccio destro di Volodymyr Zelensky indeboliscono la posizione di Kiev nel negoziato, e i giochi di guerra squadernati da Cavo Dragone non aiutano il popolo ucraino. Giorgia Meloni ha costruito la sua autorevolezza in politica estera con una scelta atlantista, occidentale, per la libertà, contro l’aggressione russa di una nazione sovrana. Lo ha fatto ricordando sempre che l’impegno dell’Italia ha un perimetro (l’Ucraina), un limite (la Costituzione) e uno scopo preciso (aprire il tavolo della pace). Un comandante militare che parla troppo non è la soluzione, diventa un problema. Dare a Mosca l’occasione di apparire di fronte all’opinione pubblica come una colomba - quando in realtà è il falco - è una stupidaggine strategica.



sabato 27 settembre 2025

La squallida ipocrisia di Tajani

Il Punto del Corriere della Sera
27 settembre 2025

Tajani: il Ppe voterà la revoca dell'immunità a Salis

«Sulla vicenda Salis noi voteremo per la revoca dell'immunità, non voteremo per la conservazione dell'immunità perché i reati che ha commesso sono stati commessi prima di diventare parlamentare. Noi siamo garantisti sempre e poiché siamo garantisti, rispettiamo le regole».

Così il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri ha annunciato la scelta dei popolari europei, che potrebbe essere decisiva per togliere la protezione all'europarlamentare di Avs. Salis rischia una condanna a 24 anni in Ungheria per l'accusa - tutta da dimostrare, ma già dimostrata secondo il governo di Budapest ed evidentemente anche per Tajani, che ha parlato di reati commessi e non presunti - di aver partecipato all'aggressione di due neonazisti (che riportarono lesioni guaribili in una settimana).

Salis è stata salvata mercoledì dal Jury: 13 a 12, con due voti determinanti proprio del Ppe. Ora la parola definitiva passerà all'Assemblea plenaria, ai primi di ottobre. 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/26/ppe-salis-immunita-tajani-lega-forza-italia-notizie/8140719/

COMMENTO

Se è strumentale il richiamo l'uso improprio dell'immunità parlamentare nel caso di Ilaria Sailis, è del pari strumentale il diniego di Forza Italia all'applicazione della legge. Vediamo perché. Un modo interessante di porre il problema consiste nel chiamare in causa una distinzione proposta da Max Weber tra due logiche diverse. Da una parte l'etica della convinzione si basa su principi assoluti e valori morali che guidano l'azione senza preoccuparsi delle conseguenze, valutando la giustezza dell'atto unicamente in base all'intenzione o al dovere. Dall'altra l'etica della responsabilità invece valuta le azioni in base alle loro conseguenze concrete. L'etica della convinzione può essere rappresentata da figure come il rivoluzionario o il religioso che seguono principi inderogabili, anche se questo comporta risultati negativi. Anche chi segue l' etica della convinzione si attiene a una regola chiara, certo. Al dunque Tajani e con lui Forza Italia, mantengono fede alla loro convinzione e, pur di non derogare al rispetto di una norma, decidono che le conseguenze (etica della responsabilità) non sono affar loro. 

Caterina Spinelli 
Ilaria Salis graziata dall'Ungheria? "In caso di conferma dell'immunità, processo annullato"

Libero quotidiano, 26 settembre 2025

Colpo di scena sul caso Ilaria Salis? Se il Parlamento europeo dovesse rifiutare in via definitiva la richiesta dell'Ungheria di sospendere l'immunità dell'europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra italiana, il processo a suo carico sarebbe annullato. Lo ha annunciato il giudice ungherese, Jozsef Sos, nel corso di un'udienza del procedimento che vede incriminati gli attivisti antifascisti, accusati di aver aggredito un gruppo di neonazisti nel corso delle manifestazioni del giorno dell'onore nel febbraio 2023. 

Al momento è stata bocciata dall'eurocamera la richiesta di revoca dell'immunità della Salis. La raccomandazione della commissione di respingere la richiesta di revocare l'immunità, dopo il voto, è stata dunque trasmessa a tutto il Parlamento. Ecco allora che nella prima seduta utile, il 7 ottobre, tutti gli eurodeputati saranno chiamati a votare, sempre a maggioranza semplice. In seguito alla votazione, il presidente comunicherà immediatamente la decisione del Parlamento al deputato interessato e all'autorità competente dello Stato membro in questione.

domenica 4 gennaio 2015

Le grida manzoniane, nel testo




I promessi sposi
capitolo 1

Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia, e già molto antica. Chi non ne avesse idea, ecco alcuni squarci autentici, che potranno darne una bastante de’ suoi caratteri principali, degli sforzi fatti per ispegnerla, e della sua dura e rigogliosa vitalità. Fino dall’otto aprile dell’anno 1583, l’Illustrissimo ed Eccellentissimo signor don Carlo d’Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d’Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia, pienamente informato della intollerabile miseria in che è vivuta e vive questa città di Milano, per cagione dei bravi e vagabondi, pubblica un bando contro di essi. Dichiara e diffinisce tutti coloro essere compresi in questo bando, e doversi ritenere bravi e vagabondi... i quali, essendo forestieri o del paese, non hanno esercizio alcuno, od avendolo, non lo fanno... ma, senza salario, o pur con esso, s’appoggiano a qualche cavaliere o gentiluomo, officiale o mercante... per fargli spalle e favore, o veramente, come si può presumere, per tendere insidie ad altri... A tutti costoro ordina che, nel termine di giorni sei, abbiano a sgomberare il paese, intima la galera a’renitenti, e dà a tutti gli ufiziali della giustizia le più stranamente ampie e indefinite facoltà, per l’esecuzione dell’ordine. Ma, nell’anno seguente, il 12 aprile, scorgendo il detto signore, che questa Città è tuttavia piena di detti bravi... tornati a vivere come prima vivevano, non punto mutato il costume loro, né scemato il numero, dà fuori un’altra grida, ancor più vigorosa e notabile, nella quale, tra l’altre ordinazioni, prescrive: Che qualsivoglia persona, così di questa Città, come forestiera, che per due testimonj consterà esser tenuto, e comunemente riputato per bravo, et aver tal nome, ancorché non si verifichi aver fatto delitto alcuno... per questa sola riputazione di bravo, senza altri indizj, possa dai detti giudici e da ognuno di loro esser posto alla corda et al tormento, per processo informativo... et ancorché non confessi delitto alcuno, tuttavia sia mandato alla galea, per detto triennio, per la sola opinione e nome di bravo, come di sopra. Tutto ciò, e il di più che si tralascia, perché Sua Eccellenza è risoluta di voler essere obbedita da ognuno. All’udir parole d’un tanto signore, così gagliarde e sicure, e accompagnate da tali ordini, viene una gran voglia di credere che, al solo rimbombo di esse, tutti i bravi siano scomparsi per sempre. Ma la testimonianza d’un signore non meno autorevole, né meno dotato di nomi, ci obbliga a credere tutto il contrario. È questi l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Juan Fernandez de Velasco, Contestabile di Castiglia, Cameriero maggiore di Sua Maestà, Duca della Città di Frias, Conte di Haro e Castelnovo, Signore della Casa di Velasco, e di quella delli sette Infanti di Lara, Governatore dello Stato di Milano, etc. Il 5 giugno dell’anno 1593, pienamente informato anche lui di quanto danno e rovine sieno... i bravi e vagabondi, e del pessimo effetto che tal sorta di gente, fa contra il ben pubblico, et in delusione della giustizia, intima loro di nuovo che, nel termine di giorni sei, abbiano a sbrattare il paese, ripetendo a un dipresso le prescrizioni e le minacce medesime del suo predecessore. Il 23 maggio poi dell’anno 1598, informato, con non poco dispiacere dell’animo suo, che... ogni dì più in questa Città e Stato va crescendo il numero di questi tali (bravi e vagabondi), né di loro, giorno e notte, altro si sente che ferite appostatamente date, omicidii e ruberie et ogni altra qualità di delitti, ai quali si rendono più facili, confidati essi bravi d’essere aiutati dai capi e fautori loro,... prescrive di nuovo gli stessi rimedi, accrescendo la dose, come s’usa nelle malattie ostinate. Ognuno dunque, conchiude poi, onninamente si guardi di contravvenire in parte alcuna alla grida presente, perché, in luogo di provare la clemenza di Sua Eccellenza, proverà il rigore, e l’ira sua... essendo risoluta e determinata che questa sia l’ultima e perentoria monizione. Non fu però di questo parere l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Pietro Enriquez de Acevedo, Conte di Fuentes, Capitano, e Governatore dello Stato di Milano; non fu di questo parere, e per buone ragioni. Pienamente informato della miseria in che vive questa Città e Stato per cagione del gran numero di bravi che in esso abbonda... e risoluto di totalmente estirpare seme tanto pernizioso, dà fuori, il 5 decembre 1600, una nuova grida piena anch’essa di severissime comminazioni, con fermo proponimento che, con ogni rigore, e senza speranza di remissione, siano onninamente eseguite. Convien credere però che non ci si mettesse con tutta quella buona voglia che sapeva impiegare nell’ordir cabale, e nel suscitar nemici al suo gran nemico Enrico IV; giacché, per questa parte, la storia attesta come riuscisse ad armare contro quel re il duca di Savoia, a cui fece perder più d’una città; come riuscisse a far congiurare il duca di Biron, a cui fece perder la testa; ma, per ciò che riguarda quel seme tanto pernizioso de’ bravi, certo è che esso continuava a germogliare, il 22 settembre dell’anno 1612. In quel giorno l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Giovanni de Mendozza, Marchese de la Hynojosa, Gentiluomo etc., Governatore etc., pensò seriamente ad estirparlo. A quest’effetto, spedì a Pandolfo e Marco Tullio Malatesti, stampatori regii camerali, la solita grida, corretta ed accresciuta, perché la stampassero ad esterminio de’ bravi. Ma questi vissero ancora per ricevere, il 24 decembre dell’anno 1618, gli stessi e più forti colpi dall’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Don Gomez Suarez de Figueroa, Duca di Feria, etc., Governatore etc. Però, non essendo essi morti neppur di quelli, l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, il Signor Gonzalo Fernandez di Cordova, sotto il cui governo accadde la passeggiata di don Abbondio, s’era trovato costretto a ricorreggere e ripubblicare la solita grida contro i bravi, il giorno 5 ottobre del 1627, cioè un anno, un mese e due giorni prima di quel memorabile avvenimento. Ne fu questa l’ultima pubblicazione; ma noi delle posteriori non crediamo dover far menzione, come di cosa che esce dal periodo della nostra storia. Ne accenneremo soltanto una del 13 febbraio dell’anno 1632, nella quale l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, el Duque de Feria, per la seconda volta governatore, ci avvisa che le maggiori sceleraggini procedono da quelli che chiamano bravi. Questo basta ad assicurarci che, nel tempo di cui noi trattiamo, c’era de’bravi tuttavia.