sabato 1 agosto 2026

Paolo Boringhieri editore

Francesca Bolino
Paolo Boringhieri raccontato dalla figlia Giulia: "Cent'anni fa nasceva l'editore che portò al successo la cultura scientifica"

la Repubblica, 13 giugno 2021

Cent'anni fa nasceva Paolo Boringhieri che nella storia dell'editoria italiana viene ricordato come l'editore che per primo ha tradotto e publicato per intero le opere di Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi. Ma in realtà Boringhieri è stato molto di più, un protagonista silenzioso e discreto della cultura torinese, il primo a credere nella possibilità di costruire una casa editrice per diffondere la cultura scientifica superando il pregiudizio che la subordinava a quella umanistica.

Giulia Boringhieri 

Il sostenitore di un "Umanesimo scientifico" come dice il titolo della sua biografia (pubblicata da Einaudi nel 2010) scritta dalla figlia Giulia, filosofa, traduttrice, a lungo in Rai dove ha curato trasmissioni culturali. Dopo i primi anni in Einaudi, accanto a Giulio Bollati, dove curava le collane scientifiche, Boringhieri ha fondato negli anni Cinquanta la sua casa editrice che ha per simbolo il cielo stellato e alla quale si è poi associato lo stesso Bollati.

Un anno dopo la sua morte, nel 1996, anche Paolo ha lasciato l'editrice, conservando una piccola quota alla famiglia nella società che fu poi tenuta per qualche anno da Romilda, sorella di Giulio. Ora è nel gruppo GeMS (Spagnol-Mauri) e conserva lo storico nome di Bollati-Boringhieri. Il merito storico di Boringhieri è stato quello di trasformare in impresa editoriale di successo un marchio costruito sulle "pietre miliari" della cultura scientifica e realizzato con cura artigianale.

Ma che uomo era Paolo Boringhieri, scomparso nel 2007? Ne abbiamo parlato con la figlia Giulia, che ora da 57 anni.
"Aveva una personalità molto complessa, di un'intelligenza pazzesca, cultura vastissima, un grande senso critico e molta ironia. E aveva un'integrità personale e morale enorme, coltivava grandi interessi in tanti campi, musica, filosofia e grande letteratura. Non era uno scienziato, né uno psicanalista. Era molto timido, parlava pochissimo, spesso ci si sentiva a disagio con lui, era sfuggente, la conversazione era difficile, ma quando decideva che voleva parlare con qualcuno, si apriva completamente e diventava era grande conversatore".

E come lo vedevano gli altri?
"Ricordo che le mie compagne erano a disagio quando venivano a pranzo da noi. Lui era molto diverso dagli altri padri che ridevano, scherzavano, chiedevano come andava la scuola... Apparteneva anche a un'altra generazione, era del 1921 e mi aveva avuto tardi, a 42 anni. Adesso è normale avere figli a quell'età, allora non lo era".

Paolo era nato in una famiglia di origini svizzere. È stato importante nella sua personalità?
"Certamente, mio nonno era proprietario del birrificio Boringhieri che si trovava in piazza Adriano. È stato abbattuto alla fine degli anni Cinquanta, so che i torinesi più anziani lo ricordano. Il nonno era stato anche console svizzero a Torino, era il rappresentante di una borghesia industriale di tradizione religiosa calvinista, il che naturalmente ha molto contato nella formazione della personalità di mio padre, nell'Italia del dopoguerra dove il mondo della cultura era dominato dalle due grandi culture, quella cattolica e quella comunista. E ha segnato anche la nostra vita famigliare, noi la domenica partecipavamo al culto nel tempio valdese di corso Vittorio e d'estate andavamo in vacanza a Torre Pellice".

Lei ha ricostruito la vita di suo padre nel saggio pubblicato da Einaudi che come dice Luisa Mangoni nell'introduzione è stato scritto con "piglio da storica e pietas di figlia". In questa definizione c'è il tratto del rigore di famiglia. Come ha lavorato sulla vita di suo padre?
"Io quand'ero bambina ricordo un uomo molto preso dal lavoro e molto affaticato, tenere su la casa editrice era per lui un impegno economico che si trasmetteva anche nel fisico. Dopo gli otto anni all'Einaudi, dove aveva lavorato alle collane scientifiche, tra le quali la famosa "viola" ideata da Cesare Pavese e Ernesto De Martino, aveva messo tutto il patrimonio e tutta la sua convinzione sul progetto di una casa editrice specializzata in testi scientifici dei più eminenti autori mondiali che non erano pubblicati in Italia e cominciare da Einstein e poi naturalmente a Freud, Jung, Darwin e molti altri. E fu un grandissimo successo, c'era un pubblico affamato di quella cultura".

Ha detto prima che suo padre "parlava pochissimo". Com'è riuscita a interpretare la parte di biografa mettendo un po' da parte quella di figlia?
"A partire dal 2005 ho molto parlato con lui e sono andata a mettere il naso nell'archivio Bollati Boringhieri. Naturalmente poter parlare con lui facendo le mie ricerche è stato un enorme vantaggio. Volevo capire il perché delle scelte, perché quei libri, che significato avevano quei libri, che cosa facevano gli altri editori nel frattempo".

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