Alex Giuzio
Clima. il governo senza strategia
il manifesto, 23 agosto 2026
L’indifferenza del governo Meloni alla crisi climatica è dimostrata dai numeri. In quattro anni l’esecutivo ha più che dimezzato la spesa pubblica per l’energia pulita e la mobilità sostenibile, riducendo i fondi Pnrr per le comunità energetiche rinnovabili da 2,2 miliardi a 795 milioni e quelli per l’acquisto di veicoli non inquinanti da 8,7 a 4,6 miliardi. Il ministero dell’Ambiente è stato tra i più penalizzati dall’ultima manovra con un taglio di oltre 376 milioni per il 2026. Gas e petrolio, invece, non sono mai stati messi in discussione dalla destra: e così ieri benzina e diesel sono arrivati al loro massimo dal 2022, proprio mentre milioni di italiani rientravano dalle ferie. I prezzi alla pompa sono ormai stabili sopra i 2 euro al litro e la situazione peggiorerà ulteriormente da domani quando scadranno i tagli alle accise. Davanti a queste cifre, l’impegno a «fare di più» promesso da Pichetto Fratin non può essere credibile.
Nell’intervista di ieri su Repubblica, il ministro dell’ambiente è stato vago su tutto: la crisi climatica è solo un’ipotesi («se siamo davvero convinti che rappresenti una priorità nazionale, dovremmo affrontarla con spirito unitario»), le decisioni su come spendere i fondi Ue per ridurre il fossile sono ancora da prendere («è partito il confronto col Mef») e comunque non si deve «pensare che questo governo possa risolvere con la bacchetta magica un problema di dimensioni planetarie»: una retorica per negare la realtà e al contempo darsi l’alibi per non iniziare a fare la propria parte.
ALL’OSSERVAZIONE che il governo sembra più interessato ad altre questioni, Pichetto replica che «i temi sono dettati dalle contingenze» ma ci si chiede cos’altro debba accadere per far aprire gli occhi, dopo l’estate più calda da quando si misurano le temperature, che ha provocato 14mila morti in Europa e ha fatto accumulare un’enorme quantità di acqua evaporata in atmosfera che ci ricadrà addosso nei prossimi mesi sotto forma di eventi meteo estremi e distruttivi. I primi sono già avvenuti nei giorni scorsi. In Toscana, Liguria, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli ci sono stati violenti temporali con raffiche di vento superiori a 100 km/h che hanno generato allagamenti, fatto cadere centinaia di alberi e danneggiato edifici e strade. In alcune località è caduta in tre ore la pioggia che in media si registrava in un’intera estate. Rispetto a questo scenario, su cui la scienza lancia allarmi inascoltati da cinquant’anni e che è destinato ad aggravarsi, la crisi climatica è oggi l’emergenza più grave e dovrebbe già essere la priorità.
In Italia, invece, l’indifferenza delle istituzioni si vede non solo dalle parole del ministro all’ambiente ma anche dall’ostilità del governo al Green deal europeo e dal tabù a parlare delle temperature anomale, su cui nessun esponente dell’esecutivo è intervenuto, eccetto la nota e triste uscita del presidente del Senato La Russa. Mentre nella penisola si preferisce distrarsi coi dibattiti su Ranucci e la cultura woke, in Spagna, Francia e Germania si diffondono bollettini sui morti per caldo con un approccio simile al periodo del covid.
PER RIVENDICARE di avere fatto qualcosa, Pichetto Fratin sottolinea i 28 gigawatt di impianti da fonti rinnovabili installati da inizio legislatura. Ma guardando le percentuali, a luglio le rinnovabili hanno coperto il 41,5% della domanda elettrica nazionale contro il 44,5% di un anno fa secondo Terna. Il calo è anche su base annuale: nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda, l’1% in meno rispetto al 2024, mentre carbone, petrolio e gas sono cresciuti del 5,2%. Per questo le bollette degli italiani sono tra le più care d’Europa insieme ai carburanti.
Ma oltre a gravare sulle tasche, le fonti fossili inquinano l’ambiente peggiorando la crisi climatica. Per mitigarne gli effetti urge eliminare l’uso di gas e petrolio; ma anche questo è un tabù per il governo. Pichetto Fratin parla solo di «adattamento» come se non si potesse fare nulla tranne convivere col riscaldamento globale, ma non è così. È altrettanto importante invertire la rotta. Il ministro rivendica anche l’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, ma da commercialista qual è dovrebbe sapere che servono risorse per attuarlo, altrimenti è una scatola vuota.
I costi si possono far pagare ai principali responsabili della crisi climatica, le aziende che estraggono fossili facendo enormi profitti e inquinando il pianeta. Ieri l’Italia ha firmato una lettera insieme ad altri cinque Stati Ue (Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia) per chiedere una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, che stanno facendo fatturati record grazie all’aumento dei prezzi, ma sembra solo propaganda. È noto che non tutto il governo è d’accordo, a partire dal ministro Tajani che ieri ha ripetuto di essere contrario «al concetto stesso di extraprofitti».

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