domenica 16 agosto 2026

Introvabile Itaca. La nostalgia

Maurizio De Giovanni
La nostalgia è un utensile ambivalente. Può darci felicità e pace, o fare e farci del male

La Stampa, 16 agosto 2026

Anche la nostalgia che sembra più sana potrebbe rivelarsi ambigua… col passare del tempo non ricordiamo tutto nei minimi particolari. In un ricordo che ci sembra innocente, potrebbe celarsi anche una certa atmosfera stagnante e perversa che si confonde con i momenti che appaiono limpidi ed evanescenti contemporaneamente.

Questa riflessione mette in discussione un’idea molto diffusa: che la nostalgia sia sempre qualcosa di buono e puro. Però il ricordo non è una fotografia, ma una ricostruzione della memoria, e quindi può mescolare elementi diversi. La nostalgia tende a idealizzare, e ciò che appare limpido potrebbe non esserlo stato del tutto. Con il passare degli anni, i contorni si sfumano; le emozioni piacevoli rimangono più vive, mentre gli aspetti meno luminosi possono essere rimossi oppure fondersi in un’atmosfera difficile da decifrare.

Dal punto di vista psicologico, l’intuizione ha un fondamento: la memoria è ricostruttiva, non riproduttiva. Ogni volta che ricordiamo, in parte ricreiamo il passato alla luce del presente. Per questo la nostalgia può essere insieme autentica e ingannevole.

Dal punto di vista spirituale la nostalgia può diventare ambigua quando ci porta a vivere rivolti all’indietro, come se il bene appartenesse solo al passato. La tradizione cristiana invita invece a fare memoria con gratitudine, senza trasformare il passato in un idolo. Il passato può essere una sorgente di sapienza, ma non deve sostituire il presente, che è il luogo in cui Dio continua a operare.

Questa riflessione richiama, in fondo, una distinzione sottile: non tutto ciò che è nostalgico è vero, e non tutto ciò che è vero è nostalgico. La memoria può illuminare, ma può anche velare.

Forse la nostalgia più autentica non consiste nel desiderare di tornare indietro, bensì nel riconoscere ciò che di vero e di bello merita di essere portato nel presente.

Pier Angelo Piai – Cividale del Friuli

Carissimo Pier Angelo,

la sua bella lettera è uno spunto straordinario per una riflessione sul passato, sulla memoria e soprattutto sul nostro modo di vivere tenendone conto. Ha ragione, la vita che abbiamo alle spalle può costituire una terribile tentazione, soprattutto se, come purtroppo accade nella maggioranza dei casi, vi si trovano luoghi, persone e situazioni decisamente più piacevoli o belle di quelle che ci offre il presente; ma come tutti gli strumenti fabbricati dall’uomo, la nostalgia è un utensile ambivalente. Può servire a darci felicità e pace, o a fare e farci del male.

Del resto, la stessa parola è molto chiara: significa letteralmente “la sofferenza del ritorno”, e al solito i greci sapevano benissimo quello che volevano dire. Per come pare al sottoscritto, infatti, tornare indietro è comunque e in ogni caso fonte di sottile dolore: il rimpianto, il rimorso risiedono nel passato, chiaramente. E nel passato abitano quei frammenti di felicità che abbiamo avuto senza riuscire a rendercene conto. Immagini, caro Pier Angelo, di scavare in una scatola di metallo, di quelle che una volta erano piene di biscotti e che adesso fanno da contenitore alle vecchie foto sbiadite dei tempi in cui non esistevano i cellulari, e immagini di trovare alla rinfusa momenti della sua infanzia, dell’adolescenza o dei suoi primi anni, pieni di speranze legate alla maturità. Potrà trovarsi facilmente di fronte a un se stesso bambino, magari con la faccia imbronciata per un momentaneo fastidio, mano nella mano ai genitori o a un nonno, sullo sfondo di una perduta lontana estate, così diversa da questa per sapori e odori. Guardando quell’immagine con l’odierna consapevolezza, cercando le tracce dei pensieri di quel bambino, potrebbe fare una tragica scoperta: e cioè che, senza averne la minima idea, quel bambino era felice. Erano tutti vivi, genitori, nonni, zii; il cuore non aveva solitudini né malinconie, non c’era nessuno dei problemi che sono venuti dopo, tradimenti, soldi, salute; tutti si adoperavano perché lei, Pier Angelo, fosse felice, nutrito, vestito e in piena salute. In quella vecchia immagine, insomma, lei troverà quella stessa felicità per la quale si alza ogni giorno, nella vana speranza di poterla ritrovare.

Non è l’effetto della nostalgia che ci spaventa, insomma. È quello che noi stessi abbiamo fatto e facciamo da allora, quanto siamo stati in grado di allontanarci dal poco che realmente ci serviva rincorrendo quello che ci sembrava necessario, e che alla prova dei fatti non lo era per niente.

È la lezione di Ulisse, a ben vedere; non quello post traumatico e in crisi di coscienza di Nolan, ma quello pensato da Omero. Uno che voleva solo tornare a casa, per scoprire che il luogo dove voleva tornare non esisteva più.

O che forse non era mai esistito.

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