venerdì 20 novembre 2015

Giacometti tra il nulla e l'essere

Giacometti: Pure Presence 
15 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016 National Portrait Gallery, Londra www.npg.org.uk/giacometti di Nicol Degli Innocenti, Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2015 










... Giacometti voleva cogliere una realtà sempre sfuggente e per questo torna sempre agli stessi visi conosciuti, in un processo di riduzione progressiva fino a scoprire l'essenziale. Le sue figure ieratiche, immobili, dallo sguardo fisso, sono come dèi primitivi, come le statue etrusche che Giacometti tanto ammirava. Come le più grandi opere d'arte, sono eterne e fuori dal tempo. Jean-Paul Sartre, che aveva arruolato l'artista tra gli esistenzialisti, scrisse che la sua opera era “una mediazione continua tra il nulla e l'essere”. 

Giacométti, Alberto. - Scultore e pittore svizzero (Stampa, Grigioni, 1901 - Coira 1966), figlio di Giovanni. Frequentò la scuola d'arte di Ginevra; nel 1920-21 fu a Roma; nel 1922 si stabilì a Parigi, ove frequentò Bourdelle e s'iscrisse all'Académie de la Grande-Chaumière. Dal 1925 al 1928 eseguiva sculture di carattere decisamente cubista. Nel 1929 aderì al movimento surrealista, realizzando degli objets e delle constructions-cages (Boccia sospesa, 1930, Zurigo, Kunsthaus) e dall'esperienza surrealista trasse un senso magico dello spazio, talvolta definito per mezzo di fragili strutture lineari (Palazzo alle 4 del mattino, 1932-33, New York, Museum of modern art). Ciò si osserva nel successivo ritorno alla figura umana, nella quale le relazioni tra spazio e ambiente sono suggerite dall'esile, sensibile plastica delle figure, che talvolta rievocano le forme dei bronzetti preistorici; il tema prediletto della sua scultura è la solitudine, la vulnerabilità dell'uomo nell'infinita vacuità dello spazio (Uomo indicante, 1947, Londra, Tate Gallery). Restò a Ginevra durante tutta la seconda guerra mondiale. Nel 1947 riprese a dipingere e a disegnare dal vero, come negli anni della giovinezza, coltivando tuttavia nello stesso tempo la scultura. Il senso angoscioso dell'esistenza che definisce l'opera di G. è stato particolarmente avvertito da J.-P. Sartre. Nel 1962 ottenne il gran premio alla Biennale di Venezia e nel 1965 il Grand prix des arts de la ville de Paris. Un gruppo cospicuo delle sue opere si trova a Zurigo (Kunsthaus), dove è stata istituita una fondazione a lui intitolata. (Treccani.it)

la sorella Ottilia
la madre
Annette
Annette

Caroline
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