venerdì 8 maggio 2015

La fierezza intollerante e oltraggiosa di una islamofobia mascherata

Nicolas Truong
Una critica paradossale delle illusioni dell'11 gennaio
Le Monde, 8 maggio 2015

 
Uno spettro si aggira per la Francia. Quello del "cattolicesimo zombi". Una sopravvivenza dell'impronta cattolica in atteggiamenti che, secondo lo storico e antropologo Emmanuel Todd, spiega in gran parte "l'accesso di isteria" della mobilitazione storica dell'11 gennaio. Una determinazione potente e inconscia che permette, alla rinfusa, di capire "l'islamofobia" delle classi medie, la devozione delle élites europeiste, il disprezzo per gli iloti accusati di "populismo" e anche perché il partito socialista di Francois Hollande è ora "ancorato a destra".
In
Chi è Charlie? Sociologia di una crisi religiosa (Seuil, 252 pagine, 18 €), Emmanuel Todd vuole smontare "l' inganno" della comunione nazionale dell'11 gennaio. Come avevano già ricordato molti osservatori, "una parte della Francia non c'era" in quel giorno memorabile. In una parola, nota oggi Emmanuel Todd, è la Francia delle classi medie superiori che ha manifetato, mentre quella del mondo popolare, dei giovani lavoratori suburbani e provinciali ha disertato l'evento.
L'unanimità politica e mediatica gli fece l'effetto di un "flash totalitario". Nel gennaio del 2015, assicura, "nessuna analisi critica sarebbe stata udibile." Rony Brauman, ex presidente di Medici Senza Frontiere, contestava pur sempre nelle nostre colonne "la retorica di intimidazione morale" spiegando che cosa gli aveva impedito di entrare nel corteo (
Le Monde, 16 gennaio), mentre il filosofo Alain Badiou derideva questa ingiunzione a manifestare, "Ci mancava solo che Manuel Valls prevedesse di imprigionare gli assenti", ha scritto (Le Monde, 28 gennaio). Come possiamo vedere, l'originalità del saggio di Emmanuel Todd non sta nel vittimismo di un autore che allora sarebbe stato imbavagliato e che adesso campeggia sulle prime pagine dei giornali letti dall'intera intellighenzia di sinistra.

Una "oligarchia di massa"

Il libro è un invito a comprendere i meccanismi di potere ideologico e politico della nostra società partendo dal momento "Charlie", un'analisi raffinata e virulenta della "crisi religiosa" di una nazione che "mente a se stessa" nella comunione laica. Certo, lui è d'accordo, i manifestanti hanno sfilato, in buona coscienza, per la tolleranza. Ma questa non è la realtà dei "valori latenti" che li hanno mossi. Quel giorno, ha scritto, "si trattava anzitutto di affermare un potere sociale, il dominio". Quello della "Francia bianca" delle categorie superiori accorsa in piazza per "definire come bisogno prioritario il diritto di sputare sulla religione dei deboli". Quello di una Francia contraria all'uguaglianza non nei suoi proclami teorici e consapevoli, ma nella sua pratica e nei comportamenti inconsci.
Perché "le forze che sostengono oggi della Repubblica non sono di natura repubblicana", spiega. Come illustra il divario tra le manifestazioni di massa a Lione e quelle più modeste di Marsiglia, sono gli abitanti delle antiche terre cattoliche e gerarchiche che si sono mobilitati l' 11 gennaio. E' questa "oligarchia di massa" che accetta la segregazione sociale delle persone svantaggiate, la retrocessione di giovani musulmani in ghetti urbani che si è indignata, insiste.
Mappatura a sostegno, il demografo vuole dimostrare che una "subcultura cattolica periferica", che persiste nonostante il declino della Chiesa determina aloro insaputa gli individui. E promuove la nascita di una "neorepubblica" inegualitaria. Sotto la sua influenza, la "dea crudele" della moneta unica europea ha sostituito la Santissima Trinità. Perché il trattato di Maastricht "deriva dal cattolicesimo e da Vichy più che dalla Rivoluzione," assicura. Sotto la sua influenza, il PS si è spostato a destra. Così François Hollande, figlio di genitori cattolici, appare come "l'incarnazione perfetta del cattolicesimo zombi". Mentre il PS è "soggettivamente" anti-razzista, ma è "oggettivamente xenofobo", assicura Todd perché "esclude i figli degli immigrati dalla nazione francese." In sintesi, non c'è corrispondenza completa tra le parole e le azioni di questi dominante che componevano la maggior parte dei manifestanti.

Combattere "la nuova isteria secolare"

Dall'islamofobia dei quartieri bene all'antisemitismo delle
periferie segregate, la responsabilità dei notabili di questa "neorepubblica" inegalitaria è, secondo Todd immensa. Che fare allora? Combattere "la nuova isteria laicista", egli scrive, semplicemente una "religione" che ha fatto dell'Islam suo capro espiatorio proclamando "il dovere di caricaturare Maometto".
Dopo l'eccesso
della manifestazione, si passa all'ecumenismo della conclusione. L'intera panoplia della laicità aperta del neorepublicanesimo che Todd si accanisce a combattere si trova a essere tranquillamente sciorinata. Diritto alla blasfemia, libertà di espressione protetta da parte dello Stato, assimilazione degli immigrati, "integrazione positiva" dell'Islam ... Anche il divieto del velo nelle scuole, considerato islamofobo da molti, è considerato dall'autore che è esente o paradossi e contraddizioni, come "una buona cosa". La sfilza dei suoi anatemi si chiude di conseguenza con il catalogo del catechismo repubblicano puro. E' finalmente giunto il momento di rispondere alla domanda posta dall'antropologo, "Chi è Charlie?" E' Emmanuel Todd, ma lui non lo sapeva.


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Bernardo Valli
Il premier: “Fu per la #laicità”
la Repubblica, 8 maggio 2015

... Manuel Valls reagisce con un articolo su Le Monde al libro di Emmanuel Todd. Nega anzitutto che la dimostrazione dell’11 gennaio sia stato un attacco all’Islam. “Calpestare Maometto?” Nessuno lo voleva. La manifestazione era per la tolleranza e per la laicità. È stato un grido lanciato contro il jihadismo che aveva appena assassinato dei cittadini francesi. Richiamandosi abusivamente a una fede. Se molti cittadini si sono tenuti quel giorno in disparte, non hanno ritenuto opportuno unirsi ai quattro milioni di Place de la République, è un fatto che naturalmente suscita interrogativi nei politici e nel governo. Ma questo non basta per denigrare un grande avvenimento popolare, una reazione sana di larga parte del paese. Se non tutto era perfetto non bisogna abbandonarsi all’autoflagellazione. Manuel Valls esclude che un’analisi, sia pure lucida, possa rendere meno nobile l’azione repubblicana dell’11 gennaio. E riesca a dissacrarla.