giovedì 2 aprile 2015

Dorothea Lange, la crisi nel cuore dell'America

Dorothea Lange (Hoboken 26/5/1895 - San Francisco11/10/1965)  fotografa statunitense.
Figlia di seconda generazione di immigrati tedeschi, nacque il 26 maggio 1895 ad Hoboken (New Jersey). Alla nascita fu chiamata Dorothea Margaretta Nutzhorn. Rinunciò a questo cognome dopo che il padre abbandonò la famiglia, quando Dorothea aveva appena 12 anni, ed assunse quello della madre. Fu questo il secondo dei due eventi altamente traumatici che caratterizzarono la sua infanzia. Il primo fu causato dalla poliomielite che la colpì quando aveva 7 anni. La malattia le causò un indebolimento permanente alla gamba destra che la costrinse a zoppicare per tutta la vita. Della sua menomazione, Dorothea disse:  "... mi ha formato, mi ha guidato, mi ha istruito, mi ha aiutato e mi ha umiliato...".
Dorothea Lange reagì al suo handicap con estrema motivazione, studiando fotografia a New York con Clarence White e collaborando con diversi studi, come quello, celebre, di Arnold Genthe.
Nel 1918 si spostò a San Francisco, aprendo un suo studio personale e diventando parte integrante della vita della città, fino alla morte. Proprio lì dove Genthe aveva costruito il suo successo, prima di spostarsi a New York, Dorothea Lange consolidò il suo futuro: sposò il pittore Maynard Dixon ed ebbe due figli, Daniel  e John. Nel frattempo, complice il clima sociale di assoluto interesse documentaristico, andò per le strade a immortalare la misera realtà dei quartieri disagiati, aderendo formalmente al movimento della "Straight Photography".
La sua capillare opera di ricognizione tra disoccupati e senzatetto della California suscitò le immediate attenzioni della Rural Resettlment Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi destinata, in seguito, a diventare l'FSA (Farm Security Administration). Dorothea svolse una impressionante attività documentaristica del grande movimento migratorio dei disperati che si dirigevano verso la California. Questa esperienza dovrà marcarla per il resto della sua vita. I ritratti da lei fatti durante questo periodo rivelano una profonda comprensione, compassione e sensibilità… verso il genere umano.  Le foto scattate tra il 1935 e il 1939, sono il ritratto disperato delle misere condizioni di vita  degli immigrati, dei braccianti e degli operai. Il 1935 fu anche l'anno in cui Dorothea divorziò da Dixon, sposando l'economista e docente universitario Paul Schuster Taylor. Taylor divenne l'uomo-chiave della sua attività professionale: ai reportage fotografici della moglie, Taylor contribuì con interviste, raccolte di dati e analisi statistiche.
Alcuni scatti di Dorothea Lange, grazie alla frequente pubblicazione dei suoi lavori nelle riviste dell'epoca, diventarono molto famosi. Su tutte, The Migrant mother, che tutt'oggi viene considerata un'icona della storia della fotografia: il soggetto è Florence Owens Thompson, una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli in California (il titolo originale, infatti, è Destitute Pea Picker).
Profonda conoscitrice della pittura della Nuova Oggettività tedesca, dei suoi temi e dei suoi tagli visivi, essa fu sempre molto attenta a tutte le fasi del proprio lavoro, corredandolo con note, interviste, impressioni e suggerimenti circa il taglio finale dell'immagine e la sua impaginazione, un'impaginazione fatta per piccoli blocchi che ricorda da vicino alcune famose sequenze dei film di Ejzenstein.

Secondo A.C. Quintavalle "... La Lange impagina i suoi pezzi secondo una tradizione precisa, rifiuta un tempo 'continuo' al di fuori delle fotografie e di cui queste sarebbero o vorrebbero presentarsi come 'ritaglio'; ogni fotografia per lei è una sintesi".

Come accade per molti scrittori americani suoi contemporanei - vedi Faulkner, Hemingway, o Dos Passos, per citare solo alcuni dei nomi più famosi - nel suo lavoro si ritrova un tessuto narrativo che scorre continuamente spezzato da storie particolari, messe a fuoco in modo drammatico, tese a formare così un racconto ove la trama si evidenzia attraverso questi frammenti, mentre il discorso unitario quasi scompare o diventa lo sfondo di una sequenza simile a quella di un film.
Non a caso molte delle sue immagini sembrano foto di scena del film Furore (tratto dal famoso romanzo di Steinbeck, The Grapes of Wrath);  in realtà sono stati prima lo scrittore e poi il regista John Ford che, per loro stessa ammissione, si sono ispirati nel loro lavoro alle fotografie della Lange.
Le sue immagini crude ed estremamente realistiche, ed in quanto tali rivoluzionarie, si attirarono spesso gli strali della censura americana ed i suoi servizi sull'internamento dei cittadini statunitensi di origine giapponese dopo Pearl Harbor furono sequestrati e tolti dalla circolazione (le foto sono oggi disponibilipresso i National Archives sul website della Still Photographs Division.
Dal punto di vista delle scelte tematiche la Lange è la meno specializzata tra i fotografi della FSA. Ogni argomento può far parte della sua narrazione: il suo obiettivo è ritrarre i personaggi in senso antropologico, come figure significanti, considerandole in modo totalizzante e creando così una visione epica che ci trasmette i segni di un sistema e di una mitologia (quella del viaggio, dell'exodus).
Nel 1947 collaborò alla nascita dell'agenzia Magnum e nel 1952 fu tra i fondatori della rivista Aperture.
A causa delle cattive condizioni di salute in cui versò negli ultimi anni di vita, la sua attività subì una brusca battuta d'arresto. Morì a 70 anni, l'11 ottobre 1965, per un cancro all'esofago. Lasciò il marito Paul Taylor, due figli, tre figliastri e numerosi nipoti.
Nel 1972 il Whitney Museum ha usato 27 fotografie di Dorothea Lange in una mostra dal titolo "Ordine Esecutivo 9066". La mostra era dedicata all'internamento dei giapponesi, che vivevano negli USA,  durante la seconda guerra mondiale.

http://www.zavagli.it/dorothea_lange111.htm