lunedì 7 settembre 2015

Remedios la bella di Macondo

Gabriel Garcia Marquez
Cent'anni di solitudine


... Appena si affacciava all’adolescenza Remedios la bella era già la creatura più bella che si fosse mai vista a Macondo. Era di una bellezza inquietante tanto che Ursula non la faceva uscire di casa se non per andare a messa ma costringendola comunque a coprirsi la faccia con uno scialle nero. Gli uomini frequentavano la chiesa con l’unico proposito di vedere anche solo per un attimo il viso di Remedios della cui avvenenza leggendaria si parlava con un fervore rimescolante in tutta la palude. Passò molto tempo prima che ci riuscissero e meglio sarebbe stato per loro che l’occasione non fosse mai giunta perché la maggior parte di loro non  poté mai più ricuperare la tranquillità del sonno. In realtà, Remedios la bella non era un essere di questo mondo. Pur molto avanti nella pubertà, non sapeva badare a se stessa e, anche quando cominciò a farlo, bisognava comunque sorvegliarla perché non disegnasse pupazzetti sui muri con un bastoncino intinto nella sua stessa cacca. Compì i venti anni senza saper né leggere, né scrivere, né servirsi delle posate a tavola, e girava nuda per la casa perché la sua natura si opponeva a qualsiasi tipo di convenzionalismo. Gli uomini non riuscirono mai a capire che non era una criminale provocazione la sfacciataggine con la quale si scopriva le cosce per sopportare meglio il caldo, e il gusto col quale si succhiava le dita dopo aver mangiato con le mani. Remedios la bella emanava un alito di conturbamento e una raffica di angoscia: gli uomini affermavano di non aver mai sofferto un’ansietà simile a quella che produceva l’odore naturale di Remedios. Dopo la morte di quattro uomini che erano in qualche modo entrati a contatto con Remedios si cominciò a pensare che ella avesse poteri di morte. Benché certi uomini dalla parola facile si compiacessero di affermare che valeva la pena di sacrificare la vita per una notte d’amore con una donna così conturbante; la verità era che nessuno mosse un dito per cimentarvisi. Forse, non solo per farla capitolare ma altresì per scongiurarne i pericoli, sarebbe bastato un sentimento tanto primitivo e semplice, come l’amore, ma quella fu l’unica cosa che non venne mai in mente a nessuno. Remedios la bella rimase così a vagare per il deserto della solitudine e nei suoi profondi e prolungati silenzi senza ricordi, fino ad un pomeriggio di marzo in cui Fernanda volle piegare in giardino le sue lenzuola di fiandra e chiese aiuto alle donne di casa, tra cui Remedios che, mentre piegava le lenzuola, improvvisamente cominciò a sollevarsi verso il cielo e a salutare con la mano tra l’abbagliante palpitare delle lenzuola che salivano con lei  e si perdevano per sempre nelle alte arie dove non potevano raggiungerla nemmeno i più alti uccelli della memoria.

https://palomarblog.wordpress.com/2017/06/27/centanni-di-solitudine-incipit/