venerdì 4 settembre 2015

Milena, Ritratto di Kafka




 

Milena Jesenská 
Lettera a Max Brod (1920)









Un uomo che scrive velocemente a macchina e uno che ha quattro amanti gli riescono altrettanto incomprensibili [...] Incomprensibili perché sono vivi [...] Franz non è adatto a vivere. Franz non guarirà mai. Franz morirà presto. 
Di certo tutti noi siamo apparentemente adatti a vivere. Perchè ci siamo rifugiati nella bugia, nella cecità, nell'entusiasmo, nell'ottimismo, in una qualche convinzione, nel pessimismo, oppure in qualcos'altro ancora. Ma lui non si è mai rifugiato in nessun ricovero sicuro. E' assolutamente incapace di mentire, così come è incapace di ubriacarsi. Non ha il benchè minimo rifugio, non ha asilo. Perchè è esposto a tutto ciò di fronte a cui noi siamo protetti. E' come se fosse nudo fra persone vestite. Non che sia tutto vero ciò che dice, ciò che è, ciò che vive. E' un'esistenza determinata, un'esistenza in sè e per sè, spoglia di tutti gli orpelli che lo aiuterebbero a rendere più bella la vita, nella bellezza o nella miseria, fa lo stesso. E la sua ascesi non ha assolutamente niente di eroico, per questo è più grande e più sublime. Ogni eroismo è menzogna e vigliaccheria. Non è un uomo che ha costruito la propria ascesi come mezzo per raggiungere un qualche fine. E' un uomo costretto all'ascesi dalla propria terribile chiaroveggenza, purezza e incapacità di scendere a compromessi.
Ci sono uomini molto intelligenti che non ammettono compromessi: ma questi inforcano occhiali meravigliosi coi quali vedono tutto diverso. Perciò non hanno bisogno di compromessi, e allora sanno scrivere velocemente a macchina e hanno amanti. Lui li guarda meravigliato, guarda tutto, anche quella macchina per scrivere e quelle donne, ma non capirà mai.


http://archiviostorico.corriere.it/2003/luglio/31/Non_osava_vivere_mio_uomo_co_0_030731067.shtml