lunedì 14 settembre 2015

Galimberti e Crepet, monumenti all'insipienza del guru


Guido Vitiello 
Dove non arriva il diritto, supplisca la gogna
Il Foglio, 12 settembre 2015 




La signorina Filosofia potrebbe accompagnarsi a una statua di Umberto Galimberti a grandezza naturale, intabarrato in una tunica. Il 16 giugno del 1997, a meno di quarantott’ore dall’arresto di Scattone e Ferraro, il filosofo illustrò la sua disciplina affidando a Repubblica il commento “Filosofi e assassini”. Qui, usando Platone come un battipanni, prima sculacciava i presunti innocenti perché avevano speso tanti anni sui libri “senza capir bene la differenza che passa tra la vita e la morte”; poi sculacciava il direttore dell’istituto di Filosofia del diritto (di cui proponeva la chiusura, come un comune infiltrato dalla mafia) perché non aveva spiegato bene il suddetto Platone “al dottor Giovanni Scattone e al dottor Salvatore Ferraro che, nelle pause di studio, sparavano dalle finestre di un’aula”; infine lamentava “il collasso della cultura nel tempio della cultura”. Con Scattone esiliato a Colono il tempio non crollerà, la Filosofia resterà illibata e i Galimberti si moltiplicheranno come fotocopie.


 La Psicologia, invece, la immagino come una ninfa delicata e pensosa inseguita da una figura in marmo del professor Paolo Crepet ignudo, tutto drappeggi e capelli mossi dal vento come l’Apollo di Bernini. Che onore fece alla sua disciplina quando, dopo la condanna in primo grado degli imputati, disse che lo psicologo è come un orafo, capace di lavorare su minuzie, e che lui da una foto in cui Ferraro sorrideva aveva capito che quello era il sorriso di uno che l’ha fatta franca, perché gli innocenti non ridono! Ora che Scattone dovrà inventarsi un mestiere manuale più grossolano (lui propone imbianchino) anche quest’alta oreficeria della psiche è salva.