mercoledì 22 luglio 2015

La tromba di Paolo Fresu dalla Sardegna al mondo

Simone Lorenzati 


Paolo Fresu fa parte di quei musicisti che nascono in un luogo ma che poi si donano al mondo. Un trombettista che dalla Sardegna ha portato il suo nome ben oltre i confini della nostra isola. Inizia lo studio dello strumento già ad undici anni nella Banda Musicale “Bernardo De Muro” del proprio paese natale. Ma quando Fresu esce dalla sua condizione paesana, oltre a frequentare il Conservatorio di Sassari, conosce e si innamora del jazz. Nel 1984 si diploma in tromba presso il Conservatorio di Cagliari, avendo abbandonato Sassari, e nello stesso anno vince i premi RadioUno Jazz, Musica Jazz e RadioCorriere TV, come miglior talento del jazz italiano. Questi premi sono solo l'anteprima della fama internazionale, che arriverà non troppo dopo. Risale a questo periodo, poi, la sua idea di proporre, nella sua Berchidda, un festival di musica jazz. La manifestazione, denominata Time in Jazz, partì nella storica piazzetta rossa della piccola cittadina montana e con gli anni l'evento prese piede, passando da una data riservata agli amanti locali del genere afroamericano all'attuale manifestazione internazionale giunta alla sua XXV edizione, con artisti di calibro, una diffusione a macchia d'olio che coinvolge sia i locali dei concerti serali, sia le sempre nuove ambientazioni diurne e pomeridiane così come le continue innovazioni in campo artistico (ad esempio facendo nascere in parallelo un progetto di arti visive). 
Nel 1990 Fresu vince il premio Top jazz indetto dalla rivista 'Musica jazz' come miglior musicista italiano, miglior gruppo (Paolo Fresu Quintet) e miglior disco (premio Arrigo Polillo per il disco 'Live in Montpellier'), nel 1996 il premio come miglior musicista europeo ed il prestigioso ‘Django d’Or’ come miglior musicista di jazz europeo e nell’anno 2000 la nomination come miglior musicista internazionale. Sono solo i primi di una lunga serie di riconoscimenti che proseguono nel presente musicale. Docente e responsabile di diverse importanti realtà didattiche nazionali e internazionali, ha suonato in ogni continente e con i nomi più importanti del jazz degli ultimi 30 anni. Ha registrato oltre trecentocinquanta dischi di cui oltre ottanta a proprio nome o in leadership ed altri con collaborazioni internazionali (etichette francesi, tedesche, giapponesi, spagnole, olandesi, svizzere, canadesi, greche) spesso lavorando con progetti 'misti' come Jazz-Musica etnica, World Music, Musica Contemporanea, Musica Leggera, Musica Antica e altro ancora. Nel 2010 ha aperto la sua etichetta discografica Tŭk Music. Ha coordinato, inoltre, numerosi progetti multimediali collaborando con attori, danzatori, pittori, scultori, poeti, e scrivendo musiche per film, documentari, video o per il Balletto o il Teatro. Oggi è attivo con una miriade di progetti che lo vedono impegnato per oltre duecento concerti all’anno, pressoché in ogni parte del globo. Si divide tra Parigi, Bologna e l'amata Sardegna. E' dotato di uno stile unico e di un lirismo poetico estremamente toccante, sia si esibisca alla tromba sia al flicorno. Per quanto influenzato da Miles Davis e, soprattutto, da Chet Baker, Fresu ha saputo trovare una sua voce particolare, senza cadere nell'eccessivo virtuosismo pur essendo egli dotato di una tecnica invidiabile. Specie nelle ballads la tromba di Fresu è malinconica ma anche poetica, si riallaccia al jazz del passato ma strizzando l'occhio a quello che verrà. Un'ultima nota a margine. Chi scrive ha avuto la fortuna di partecipare ad un seminario di Siena Jazz e di suonare un paio di blues con lui insieme ad altri allievi. Un'emozione indimenticabile, al pari della grandezza e della modestia del piccolo grande Paolo Fresu. Guida all'ascolto essenziale: l'album di Aldo Romano “Non dimenticar”, con Paolo Fresu alla tromba, dedicato alla musica italiana in jazz, può essere apprezzato anche da chi non sia appassionato di musica afroamericana.