venerdì 10 luglio 2015

Chi muore e chi no: l'abisso della solitudine

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Non muore nessuno

di Christian Raimo
 
Non muore la madre, né il padre accorso immediatamente
sul luogo dove è avvenuto tutto, né i nonni, né nessuno
dei fratelli, se ha fratelli, o dei cugini, nessun parente,
anche lontano. Non muore l’addetta alla metro, non muore
nessun collega del pomeriggio, né del turno successivo.
Non muoiono gli altri passeggeri dentro l’ascensore,
né l’addetto alla manutenzione che ha eseguito la manovra
anomala – adesso dicono – per eccesso di generosità. Non muore
l’assessore alla mobilità, non muore il sindaco, nessuno
della giunta muore. Non muoiono i curiosi che son rimasti
accanto più di un’ora alla balaustra, e non muoiono nemmeno
quelli che hanno urlato vattene appena hanno visto il sindaco
arrivare. Non muoiono i vigili del fuoco, i vertici
dell’azienda dei trasporti, la procura, i magistrati
che hanno aperto già un’indagine. Nessun giornalista muore,
né i fotografi, i cronisti, quelli della televisione.
Non muore più il prefetto, il presidente alla regione,
non muore il direttore del famoso movimento genitori,
non muore nessuna mamma e nessun padre, nessun compagno
della scuola dell’infanzia, l’amichetto dell’asilo, nessuno
di quelli che lo conoscono, anche poco. Non muore
il controllore. La studentessa che per ultima è uscita
dalla metro, lei non muore; né il politico che dice:
addio angelo mio; né la senatrice che s’indigna e sbraita
contro la manutenzione, contro chi ha fatto i collaudi.
Nessuno di loro si fa prendere dal panico, si divincola,
prova a saltare nello spazio tra i due piani mentre si apre
un portello all’improvviso, nessuno di noi cade nel vuoto,
precipita per venti e passa metri nel vano ascensore.
Non morirà la folla al funerale, né muore la città
nel giorno di lutto appena dichiarato. Nessuno muore
nei minuti di silenzio.

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