Visualizzazione post con etichetta graphic novel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta graphic novel. Mostra tutti i post

venerdì 16 giugno 2017

Gramsci, il romanzo familiare

...«Nino mi chiamo», il libro a fumetti sulla vita di Antonio Gramsci scritto da Luca Paulesu e pubblicato da Feltrinelli...
...Una singolare biografia a vignette che racconta l’esistenza e il pensiero del fondatore del pci...
«Si tratta – spiega Paulesu – di una graphic novel strutturata in maniera particolare. Il fumetto è supportato da una parte scritta piuttosto sostanziosa nella quale non solo racconto la vita di Gramsci, ma anche l’evoluzione delle sue teorie. Ogni tavola presenta una vignetta che ha come protagonista Nino; a piè di pagina troviamo delle note a piè di pagina nelle quali ho inserito brani presi dalle lettere, dagli scritti giovanili e anche lunghe parti tratte dai Quaderni del carcere».
...Le tavole sono molto più che una semplice «fantabiografia». Luca Paulesu, avvocato e vignettista, è un discendente di Antonio Gramsci. Nipote di Teresina, amata sorella del politico, ha potuto attingere ai suoi ricordi personali per creare Nino. «Ho abitato a Ghilarza – racconta – fino ai 9 anni, ci sono poi tornato per molte estati e ho vissuto la costruzione del museo un po’ come un prolungamento dei miei spazi familiari. Ho scritto queste pagine anche attraverso i miei ricordi infantili, mescolandoli alla memoria di come l’avventura di vita e il pensiero di Antonio si siano trasmessi all’interno della nostra famiglia». 


Franca Cassine

http://www.lastampa.it/2013/01/14/cronaca/appuntamenti/compagno-nino-l-avventura-di-gramsci-diventa-fumetto-njXp7SozoTxH7es1FBYnSP/pagina.html
 

Ciuffo
Peluso

Levine


Guttuso



Manzù


Wiaz


Costantini



Qualche considerazione sulle diverse opere. A aprire la rassegna è un profilo tracciato da Piero Ciuffo nel 1921. Siamo al tempo dell'Ordine Nuovo. Sorriso sarcastico suggerito dalle labbra ridotte a una linea, occhiali a pince-nez, folte sopracciglia e tanti tanti capelli. Quest'ultimo è un tratto che ritorna poi in Guttuso, in Levine e in Wiaz. Autori che, a parte forse Guttuso, non conoscevano il disegno di Ciuffo. I capelli colpiscono nelle foto di Gramsci e si prestano anche a un uso allegorico, possono alludere alla folla dei pensieri. Ciuffo era andato oltre suggerendo nei riccioli intorno alla testa l'azione del vento e un moto da lingue di fuoco o da fiammelle. Peluso nel 1924 ritrae Gramsci di spalle e lo fa più giovane, simile a uno scolaretto che si applica. Ci sono sempre tanti capelli. Guttuso nel 1967 sembra pensare di più al profilo di un intellettuale romantico, c'è qualcosa del musicista tedesco al tempo di Schubert. Con Levine, sempre nel 1967, siamo all'immagine sacra maneggiata con una certa ironia. Vestito da uniforme cinese al tempo delle guardie rosse, foresta di capelli alla Angela Davis, mani giunte in un gesto di preghiera, una falce sul capo come un'aureola. L'immagine di Wiaz è la più surreale e al tempo stesso la più profonda con il duplice richiamo al tema della prigione fisica e mentale. Ma il personaggio raffigurato supera la sua condizione di prigioniero, spunta fuori dalle sbarre e saluta attraverso la dronte con il pugno chiuso: è un intellettuale militante, decisamente. Con Manzù, nel 1977, continua la santificazione, senza ironia e dando luogo a un volto angelico, puro, con i capelli mossi e neppure tanto numerosi. Infine c'è il bambino Gramsci di questi ultimi anni. Gianluca Costantini si rifà al Gramsci scolaro del quale esiste una traccia fotografica. Grande compostezza, sguardo un po' triste, meditabondo, la vivacità è tutta nei capelli appena scarmigliati in alto. Con Luca Paulesu, il bambino dal carattere forte e il prigioniero si sovrappongono. La maglia appena visibile è rossa e i capelli si trasformano tutto intorno alla testa in lingue levate verso l'alto. Insomma lo spessore del personaggio si ritrova nella varietà significativa delle rappresentazioni grafiche.

Giovanni Carpinelli

mercoledì 16 gennaio 2013

Il papà del piccolo Nino

 Il 14 gennaio a Torino, al Circolo dei lettori, abbiamo avuto la piacevole possibilità di incontrare Luca Paulesu e farci raccontare dal suo papà come è nato il piccolo Nino.
La prima volta che ho avuto tra le mani “Nino mi chiamo” sono rimasta affascinata dalla delicatezza e dalla leggerezza con le quali Luca affronta il personaggio Gramsci, tirandolo giù dal piedistallo sul quale decenni di una certa storiografia lo avevano incollato. Ecco allora che Gramsci diventa Nino, gracile figuretta dai capelli arruffati e dagli occhialetti tondi che, con un piglio molto intellettuale ma molto poco intellettualistico, riflette sulle grandi “quistioni” della vita e si esprime con un linguaggio quanto mai ironico anche su temi di attualità.
Non è da tutti avere il coraggio di entrare nella tana del lupo dell’iconografia consolidata di grandi personaggi come Gramsci. Quella di Paulesu, avrebbe potuto essere un’operazione del tutto fallimentare, banale e irriverente. Invece il risultato è stato uno sguardo affettuoso ma anche rispettoso di quello che è stato sì un grande politico, ma anche un uomo (o un bambino) che si trova a dover affrontare questo “mondo grande e terribile”: insomma per insegnarci a non avere paura del lupo-Gramsci, Luca ha tirato fuori dalla tana il cucciolo-Nino. Era da tempo che si sentiva il bisogno (o almeno lo sentivo io) di una formula comunicativa così fresca ed essenziale senza per questo rinunciare al rigore che l’affrontare un tale personaggio richiede. Complimenti Luca e auguri Nino: continuate così che siete sulla strada giusta.
 

Tiziana Ferrero