...«Nino mi chiamo», il libro a fumetti sulla vita di Antonio Gramsci scritto da Luca Paulesu e pubblicato da Feltrinelli...
...Una singolare biografia a vignette che racconta l’esistenza e il
pensiero del fondatore del pci...
«Si
tratta – spiega Paulesu – di una graphic novel strutturata in maniera
particolare. Il fumetto è supportato da una parte scritta piuttosto
sostanziosa nella quale non solo racconto la vita di Gramsci, ma anche
l’evoluzione delle sue teorie. Ogni tavola presenta una vignetta che ha
come protagonista Nino; a piè di pagina troviamo delle note a piè di
pagina nelle quali ho inserito brani presi dalle lettere, dagli scritti
giovanili e anche lunghe parti tratte dai Quaderni del carcere».
...Le tavole sono molto più che una semplice «fantabiografia». Luca
Paulesu, avvocato e vignettista, è un discendente di Antonio Gramsci.
Nipote di Teresina, amata sorella del politico, ha potuto attingere ai
suoi ricordi personali per creare Nino. «Ho abitato a Ghilarza –
racconta – fino ai 9 anni, ci sono poi tornato per molte estati e ho
vissuto la costruzione del museo un po’ come un prolungamento dei miei
spazi familiari. Ho scritto queste pagine anche attraverso i miei
ricordi infantili, mescolandoli alla memoria di come l’avventura di vita
e il pensiero di Antonio si siano trasmessi all’interno della nostra
famiglia».
Franca Cassine
http://www.lastampa.it/2013/01/14/cronaca/appuntamenti/compagno-nino-l-avventura-di-gramsci-diventa-fumetto-njXp7SozoTxH7es1FBYnSP/pagina.html
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Ciuffo |
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Peluso |
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Levine |
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Guttuso |
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Manzù |
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Wiaz |
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Costantini |
Qualche considerazione sulle diverse opere. A aprire la rassegna è un
profilo tracciato da Piero Ciuffo nel 1921. Siamo al tempo dell'Ordine
Nuovo. Sorriso sarcastico suggerito dalle labbra ridotte a una linea,
occhiali a pince-nez, folte sopracciglia e tanti tanti capelli.
Quest'ultimo è un tratto che ritorna poi in Guttuso, in Levine e in
Wiaz. Autori che, a parte forse Guttuso, non conoscevano il disegno di
Ciuffo. I capelli colpiscono nelle foto di Gramsci e si prestano anche a
un uso allegorico, possono alludere alla folla dei pensieri. Ciuffo era
andato oltre suggerendo nei riccioli intorno alla testa l'azione del
vento e un moto da lingue di fuoco o da fiammelle. Peluso nel 1924
ritrae Gramsci di spalle e lo fa più giovane, simile a uno scolaretto
che si applica. Ci sono sempre tanti capelli. Guttuso nel 1967 sembra
pensare di più al profilo di un intellettuale romantico, c'è qualcosa
del musicista tedesco al tempo di Schubert. Con Levine, sempre nel 1967,
siamo all'immagine sacra maneggiata con una certa ironia. Vestito
da uniforme cinese al tempo delle guardie rosse, foresta di capelli alla
Angela Davis, mani giunte in un gesto di preghiera, una falce sul capo
come un'aureola. L'immagine di Wiaz è la più surreale e al tempo stesso
la più profonda con il duplice richiamo al tema della prigione fisica e
mentale. Ma il personaggio raffigurato supera la sua condizione di
prigioniero, spunta fuori dalle sbarre e saluta attraverso la dronte con
il pugno chiuso: è un intellettuale militante, decisamente. Con Manzù,
nel 1977, continua la santificazione, senza ironia e dando luogo a un
volto angelico, puro, con i capelli mossi e neppure tanto numerosi.
Infine c'è il bambino Gramsci di questi ultimi anni. Gianluca Costantini
si rifà al Gramsci scolaro del quale esiste una traccia fotografica.
Grande compostezza, sguardo un po' triste, meditabondo, la vivacità è
tutta nei capelli appena scarmigliati in alto. Con Luca Paulesu, il
bambino dal carattere forte e il prigioniero si sovrappongono. La maglia
appena visibile è rossa e i capelli si trasformano tutto intorno alla
testa in lingue levate verso l'alto. Insomma lo spessore del personaggio
si ritrova nella varietà significativa delle rappresentazioni grafiche.
Giovanni Carpinelli
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