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sabato 3 giugno 2017

Fiera e splendida


D.H. Lawrence, Mare e Sardegna, 1921


Sono divertenti, queste donne e ragazze contadine, così scattanti e ribelli. Hanno dorsi dritti come muretti e sopracciglia nette, decise. Si comportano con divertente circospezione. Nessuna dissimulazione orientale, in loro. Sfrecciano per strada come fieri, rapidi uccelli, e si ha l'impressione che non ci metterebbero niente a darvi un colpo in testa. La tenerezza, grazie a Dio, non pare una qualità dei sardi. L'Italia invece è così tenera: come la pastasciutta: metri e metri di morbida tenerezza che tutto avvolge e confonde. Qui gli uomini non idealizzano molto le donne, a quanto sembra. Non fanno gli occhi languidi e maliziosi: lo sguardo da "il-mio-cuore-ai-vostri-piedi" tipico dei maschi italiani. Quando un uomo di qui guarda una donna, allora attenzione, signora mia. Il culto servile della "madonna" non mi pare nel carattere dei sardi. Queste donne devono stare in guardia, conservare ben dritta la spina dorsale e dure le nocche. L'uomo, se può, farà il maschio dominatore e la donna, dal canto suo, non si lascerà dominare tanto facilmente. Ed ecco dunque l'antica, bella e marziale divisione dei sessi. E' veramente rincuorante e splendida, dopo tanti appiccicosi miscugli, dopo la smidollata adorazione della "madonna". Il sardo non cerca la "nobildonna ideata secondo un nobile schema". No, grazie. Vuole quella giovane signora laggiù, cocciuta com'è. C'è anche più gusto che con una Carmen, che si concede troppo facilmente. In queste donne c'è qualcosa di schivo, ribelle, inafferrabile. E fiera e splendida è la divisione tra i sessi, ognuno d'essi fermamente deciso a difendersi dall'attacco, così che l'incontro ha un certo sapore forte e selvaggio, ognuno essendo all'altro pericolosamente ignoto. E al tempo stesso il coraggio e l'orgoglio che è in ognuno affrontano il salto pericoloso e la lotta.
Datemi l'antico, forte modo d'amare. Sono nauseato a morte di sentimenti e di nobiltà, di tutto questo pasticcio di maccheroni che è il corteggiamento moderno.

venerdì 2 giugno 2017

La Sardegna, un mondo a parte



D.H. Lawrence, Mare e Sardegna, 1921

...  La Sardegna, che non assomiglia ad alcun luogo. La Sardegna che non ha storia, né età, né razza, nulla da offrire. Vada per la Sardegna. Dicono che né romani né fenici né greci né arabi conquistarono mai la Sardegna. Essa sta fuori, fuori del cerchio della civiltà. Come i paesi baschi. Certo ora è italiana, con le ferrovie e gli autobus. Ma c'è ancora una Sardegna non conquistata. E' dentro la rete della civiltà europea, ma non è stata ancora tirata in secco. E la rete si fa vecchia e lacera. Molti pesci sgusciano dalle maglie della vecchia civiltà europea. Come la grande balena russa. E forse anche la Sardegna. La Sardegna, dunque. Vada per la Sardegna.


... è così diverso dalla Sicilia: non v'è traccia del soave incanto greco-italiano, del fascino e della grazia, dello splendore. E' tutto un po' nudo e duro, freddo e giallo... un po' come Malta, ma senza l'animazione straniera di Malta.
... Ma ancora mi ricorda Malta, perduta tra tra Europa e Africa, senza far parte di nessuna terra. Non appartiene a nessuna terra, mai fatto parte di una terra. Della Spagna, per lo più, e degli arabi e dei fenici. Ma come se non avesse mai avuto un proprio vero destino. Senza destino. Rimasta fuori del tempo e della storia.


... Lo stesso per il bestiame. La Sardegna, terra del bestiame, piccola Argentina del Mediterraneo, ora è quasi spopolata. Colpa della guerra, dicono gli italiani. E anche della dissipazione idiota e irresponsabile di chi dirigeva la guerra.


... incredibile come sono desolate e deserte le vaste distese della Sardegna. Selvagge, sono a macchie d'erica e di corbezzoli e di una specie di mirto, alte fino al petto. Poi, di nuovo i grigiastri terreni arabili dove si coltiva il grano. E' come la Cornovaglia, come la regione occidentale della Cornovaglia.
... Guardavo dalla finestra della nostra stanza e quasi non credevo ai miei occhi, tanto tutto era simile all'Inghilterra, alle regioni brulle della Cornovaglia o alle alture del Derbyshire. Dietro la stazione c'era un piccolo chiuso, un po' trascurato, con due pecore. E parecchie case coloniche dall'aria abbandonata, proprio come in Cornovaglia. Poi l'ampia, abbandonata stradadi campagna si allungava tra margini d'erba e bassi muri a secco, verso una fattoria di pietra grigia con un ciuffo d'alberi e un nudo villaggio di pietra, in lontananza. Si alzò, giallo, il sole, e la nuda campagna scintillò, azzurrastra e restia. I bassi, verdi pendii dei colli erano divisi in campi, con bassi muretti a secco e fossati. Qua e là si ergeva, solitario, un fienile di pietra con accanto pochi alberi nudi e sperduti. Due cavalli dall'arruffato pelo invernale pascolavano nell'erba arruffata, e un ragazzo se ne veniva con due secchi di latte da chissà dove per l'ampia strada nuda orlata d'erba: ed era in pieno la Cornovaglia, o un pezzo d'Irlanda, così che l'antica nostalgia delle regioni celtiche cominciò a svegliarsi dentro di me. Oh, quei vecchi muri a secco a divisione dei campi:pallidi, di granito sbiancato! Quell'erba scura, triste, quel cielo nudo! I cavalli sconsolati nel mattino invernale! E' strano ilpaesaggio celtico, molto èiù emozionante e inquietante dello splendore dolce che ha l'Italia, o la Grecia. Così doveva essere il mondo prima che si alzasse il sipario della storia


giovedì 1 giugno 2017

D.H. Lawrence, Giunone in treno






 






















D.H. Lawrence, Mare e Sardegna, 1921


[La scena si svolge in Sicilia, per la verità] Entrano altri viaggiatori. Una donna enorme con un viso bellissimo; un uomo grossissimo, molto giovane; e una minuscola servetta, una ragazzina di tredici anni, con un bel viso. Ma Giunone: è lei che mi toglie il respiro. E' abbastanza giovane, ancora sulla trentina. Ha la stupida bellezza regale di una classica Hera: una fronte pura con diritte sopracciglia scure, grandi occhi scuri,imperiosi, naso diritto, bocca cesellata, un'aria di remota coscienza di sé. Mi rimanda il cuore diritto ai tempi pagani. Ed é semplicemente enorme, come una casa. Porta un tocco nero ornato di piume dritte, e ha una pelliccia nera di coniglio sulle spalle. Entra di sbieco, avanzando con cautela, e una volta seduta ha terrore di alzarsi.Siede con l'immobilità propria del suo tipo, le labbra strette, il viso muto, inespressivo. Attende la mia ammirazione: lo si vede. Attende che io renda omaggio alla sua bellezza, a quella soltanto: non a lei come persona, a lei come a un bel pezzo. Mi lancia occhiatine da sotto le ciglia.