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venerdì 2 giugno 2017

La Sardegna, un mondo a parte



D.H. Lawrence, Mare e Sardegna, 1921

...  La Sardegna, che non assomiglia ad alcun luogo. La Sardegna che non ha storia, né età, né razza, nulla da offrire. Vada per la Sardegna. Dicono che né romani né fenici né greci né arabi conquistarono mai la Sardegna. Essa sta fuori, fuori del cerchio della civiltà. Come i paesi baschi. Certo ora è italiana, con le ferrovie e gli autobus. Ma c'è ancora una Sardegna non conquistata. E' dentro la rete della civiltà europea, ma non è stata ancora tirata in secco. E la rete si fa vecchia e lacera. Molti pesci sgusciano dalle maglie della vecchia civiltà europea. Come la grande balena russa. E forse anche la Sardegna. La Sardegna, dunque. Vada per la Sardegna.


... è così diverso dalla Sicilia: non v'è traccia del soave incanto greco-italiano, del fascino e della grazia, dello splendore. E' tutto un po' nudo e duro, freddo e giallo... un po' come Malta, ma senza l'animazione straniera di Malta.
... Ma ancora mi ricorda Malta, perduta tra tra Europa e Africa, senza far parte di nessuna terra. Non appartiene a nessuna terra, mai fatto parte di una terra. Della Spagna, per lo più, e degli arabi e dei fenici. Ma come se non avesse mai avuto un proprio vero destino. Senza destino. Rimasta fuori del tempo e della storia.


... Lo stesso per il bestiame. La Sardegna, terra del bestiame, piccola Argentina del Mediterraneo, ora è quasi spopolata. Colpa della guerra, dicono gli italiani. E anche della dissipazione idiota e irresponsabile di chi dirigeva la guerra.


... incredibile come sono desolate e deserte le vaste distese della Sardegna. Selvagge, sono a macchie d'erica e di corbezzoli e di una specie di mirto, alte fino al petto. Poi, di nuovo i grigiastri terreni arabili dove si coltiva il grano. E' come la Cornovaglia, come la regione occidentale della Cornovaglia.
... Guardavo dalla finestra della nostra stanza e quasi non credevo ai miei occhi, tanto tutto era simile all'Inghilterra, alle regioni brulle della Cornovaglia o alle alture del Derbyshire. Dietro la stazione c'era un piccolo chiuso, un po' trascurato, con due pecore. E parecchie case coloniche dall'aria abbandonata, proprio come in Cornovaglia. Poi l'ampia, abbandonata stradadi campagna si allungava tra margini d'erba e bassi muri a secco, verso una fattoria di pietra grigia con un ciuffo d'alberi e un nudo villaggio di pietra, in lontananza. Si alzò, giallo, il sole, e la nuda campagna scintillò, azzurrastra e restia. I bassi, verdi pendii dei colli erano divisi in campi, con bassi muretti a secco e fossati. Qua e là si ergeva, solitario, un fienile di pietra con accanto pochi alberi nudi e sperduti. Due cavalli dall'arruffato pelo invernale pascolavano nell'erba arruffata, e un ragazzo se ne veniva con due secchi di latte da chissà dove per l'ampia strada nuda orlata d'erba: ed era in pieno la Cornovaglia, o un pezzo d'Irlanda, così che l'antica nostalgia delle regioni celtiche cominciò a svegliarsi dentro di me. Oh, quei vecchi muri a secco a divisione dei campi:pallidi, di granito sbiancato! Quell'erba scura, triste, quel cielo nudo! I cavalli sconsolati nel mattino invernale! E' strano ilpaesaggio celtico, molto èiù emozionante e inquietante dello splendore dolce che ha l'Italia, o la Grecia. Così doveva essere il mondo prima che si alzasse il sipario della storia


venerdì 28 dicembre 2012

Il cimitero del mare a Lampedusa

La nostra zona grigia

Quella del cimitero delle acque di Lampedusa è una Storia ancora tutta da scrivere. La gente non pensa che occorra sparare ai barconi, certo che no. Ma, a parte qualche sporadico eroico gesto eclatante di solidarietà (tuffarsi in mare per salvare vite umane giunte stremate in prossimità della costa) , "la gente" (non solo come popolazione locale, intendo come opinione pubblica in generale) ha tollerato e taciuto. Si sapeva, si è sempre saputo dei respingimenti, delle tante piccole imbarcazioni speronate, dei tanti SOS disperati ignorati, dei rimpalli fra Lampedusa e Malta in attesa che ci pensasse il Mare ad accogliere quei disperati lontani dalle coste e dagli occhi di tutti. I pescatori che tiravano su reti colme di sardine, tonni e resti umani ne sapevano qualcosa e certo è che, rincasando alla sera, a qualcuno lo si raccontava.

AB
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Non basta allargare il cimitero
Lampedusa parla all'Europa se non all'Occidente
Giusi Nicolini


SONO IL NUOVO SINDACO DELLE ISOLE DI LAMPEDUSA E DI LINOSA. Eletta a maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa, e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Proprio in questi giorni abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai sindaci della Provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115 e il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel per la pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, e avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umani a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.

l’Unità 27.12.12
La denuncia
Non so più dove seppellire i migranti morti in mare
di Giusi Nicolini
Sindaca di Lampedusa