mercoledì 6 febbraio 2013

La zattera della cultura


Questa mattina si è tenuta nella Sala del Palazzo dell’Antico Macello di Po a Torino una conferenza stampa con la quale i responsabili del Piemonte Movie Glocal Film Festival annunciavano la sospensione dell’edizione del 2013.
Alessandro Gaido di Piemonte Movie ha efficacemente illustrato le difficoltà del Festival, che sono paradigmatiche di quelle affrontate non solo dal  cinema, ma dal settore  culturale in generale. 
A questo proposito riporto l’intervento di Gabriele Boccacini, Portavoce del Comitato Emergenza Cultura Piemonte:
Il sistema culturale in Piemonte rischia di annegare al limite delle forze, pigiato su una zattera ormai alla deriva, schiacciato dalle scelte di una politica culturale irresponsabile che non riesce a elaborare un piano di emergenza e di rilancio dell’occupazione e delle attività in un campo di interesse pubblico e sociale come è quello della cultura.
Ormai tutti riconoscono che l’attività culturale significa anche lavoro, occupazione ma anche economia, non solo di incremento del P.I.L. ma anche del B.E.S. – Benessere Equo Sostenibile,  secondo una visione più evoluta che integra l’indicatore dell’attività economica, il P.I.L., con altri indicatori ivi compresi quelli relativi alle diseguaglianze e alla sostenibilità, riconducibili ai nuovi criteri elaborati a livello internazionale dall’O.C.S.E. (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – Commissione Stiglitz).
I più cinici potrebbero semplicemente pensare che, dato il periodo di crisi, i mancati investimenti e la conseguente perdita di posti di lavoro ricadono inevitabilmente su tutti i settori; in realtà, non esistesse per alcuni il rischio di rinunciare a situazioni di privilegio, la problematica potrebbe essere affrontata da un altro punto di vista e cogliendo la necessità di trasformazione dettata dalla crisi, operare una riorganizzazione, in ogni settore, per investire meglio le minori risorse.
La scelta più facile, per un’amministrazione pubblica che si cura più del consenso delle lobby che della puntuale elaborazione di nuove strategie di interesse comune, è quella di tagliare. Tagliare dove, se non si vogliono toccare gli interessi dei più facoltosi? Tagliare i più piccoli, quelli economicamente più deboli, quelli politicamente meno pericolosi, quelli che possono essere più facilmente dispersi nel limbo della disoccupazione, della inattività.
Se in altri settori dove è determinante l’investimento economico dei privati, possiamo immaginare quanto sia difficile confrontare e condividere con i lavoratori le scelte imprenditoriali, risulta più difficile comprendere come per settori come la cultura, sostenuti prevalentemente con fondi pubblici, non sia stata ancora impostata una revisione del sistema organizzativo confrontandosi con chi opera nel settore, secondo un piano di sviluppo di riequilibrio delle risorse e degli investimenti,  indispensabile in un momento di crisi economica e di conseguente necessaria verifica e trasformazione del sistema.

La disparità del riscontro economico del lavoro culturale effettuato con le risorse pubbliche è enorme; secondo parametri oggettivi e democratici, non sono più accettabili diseguaglianze così ingiuste di sostegno economico alle imprese ed ai lavoratori. Da oltre due anni il Comitato Emergenza Cultura Piemonte cerca di promuovere in diverse forme l’incontro ed il confronto tra gli operatori e le amministrazioni.
Oltre alle manifestazioni ed ai presidi, ricordiamo la realizzazione di due Tavoli di Concertazione effettuati con assessori e consiglieri regionali, provinciali e comunali e il costante work in progress con il gruppo di lavoro formato dai consiglieri dei diversi partiti che si sono impegnati nel campo della cultura.
Dopo un recente incontro con gli assessori Coppola, Braccialarghe e Perone, restiamo in attesa della convocazione di un tavolo tecnico che è stato accordato per confrontarsi in merito a possibili miglioramenti delle modalità di organizzazione della promozione della cultura in Piemonte.
Resta forte la necessità di aprire un ampio e serio dibattito con la partecipazione di tutte le componenti politiche e sociali, una sorta di “Stati Generali della Cultura” per gettare solide basi per una politica culturale condivisa, sul principio generale del rilancio e della crescita del settore, a favore di tutti i soggetti e le componenti sociali del nostro territorio.
Non possiamo fare a meno di segnalare che queste ed altre azioni di possibile miglioramento rischiano di non avverarsi o di essere del tutto inefficaci nel caso in cui non venga rispettata una tempistica reale rispetto all’andamento annuale delle attività. Ancora oggi, 4 febbraio 2013, tutti gli organismi culturali del territorio sono ancora in attesa di sapere (non di avere!) quali saranno le assegnazioni degli investimenti da parte della Regione Piemonte per le attività già svolte lo scorso anno.
Cogliamo quindi  l’occasione per lanciare un appello a tutte le componenti responsabili del sistema cultura, per avviare in tempi brevi un programma di confronto fra le istituzioni, i partiti e la società civile, per affrontare le scadenze immediate del 2013 e quelle altrettanto urgenti per l’elaborazione di un progetto culturale complessivo per il futuro.