venerdì 22 febbraio 2013

Bruegel, Matrimonio contadino

Pieter Bruegel, Matrimonio contadino, 1568
Un artista profondo, serio, un pittore di composizioni vaste, appassionato della realtà, innamorato della natura, dell'umanità, che però sente fortemente la tragica sproporzione tra la fragilità dell'una e le leggi ineluttabili o le tremende scosse dell'altra. Ma senza amarezza, perché egli adora la vita in tutte le sue manifestazioni, perché constata che la gioia resta possibile anche sotto la forca, e dipinge questa sbrigliata allegria che è anche una grande forza; egli sa che la vita giovane ed esuberante rinasce sempre dalla morte, e tale preziosa certezza lo rende, nonostante tutto, ottimista.
E. Michel, Bruegel, 1931  

Qualche osservazione più precisa. La festa si svolge in un fienile sistemato per l'occasione con un tavolo e delle panche. Il solo ornamento è il panno verde alle spalle della sposa resa riconoscibile anche dalla corona nuziale che porta sulla testa. I festeggiati si perdono nella folla dei personaggi. Non si sa bene chi sia lo sposo, potrebbe essere l'uomo vestito di nero con il cappello verde e il bicchiere in mano, alla sinistra del servitore in primo piano al centro. La sposa, poi, sembra assorta in una meditazione, ha le mani giunte e gli occhi chiusi. Secondo la tradizione non aveva il diritto di mangiare e di parlare. Nessuno si occupa di lei, a quanto pare. E allora? Non sono gli sposi l'oggetto centrale della rappresentazione, ma la gioia di vivere, una certa frenesia che accomuna gli invitati e contagia anche gli spettatori sullo sfondo.