mercoledì 6 febbraio 2013

Carlo Freccero sulla televisione

Freccero 1

Lo stanco Berlusconi che al Giorno della Memoria sostanzialmente elogia Mussolini ha ispirato indignate risposte nel merito, e bisognava pur darle. Ma l'esito cercato e sistematicamente ottenuto, dal sonnolento Omero delle nostre sghembe epopee non era a favore degli estremisti di destra: era la conquista dei titoli di apertura di tutti i tg e di tutti i giornali, in una giornata a lui sistematicamente ostile. Errore delle sinistre: pensare che il "codizionamento dell'elettorato riguardi, come nell'età moderna, [...] le singole affermazioni e l'ideologia ufficiale, piuttosto che il medium in sé e la sua influenza protratta nel tempo".


Freccero 2

"Nell'epoca della privacy, l'osceno riguarda l'esibizione del privato e di sentimenti". Da qui i reality, e il loro fallimento: "Per funzionare il reality deve far spettacolo del privato, ma nel momento in cui si esibisce, il privato non è più tale e si fa spettacolo".


Freccero 3

[sembra uno scioglilingua] "non è il vip che attira il gossip, ma è il gossip che costruisce il vip"
 

 

Stefano Bartezzaghi
L'eretico che svela i segreti della tv
la Repubblica, 6 febbraio 2013


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Freccero si pone un problema, e ciò facendo rivela il suo debito verso il migliore materialismo storico del '900: qual è il livello dell'influenza che la sovrastruttura culturale, quella filtrata dai media, esercita oggi sulla costruzione della percezione quotidiana delle relazioni sociali? Esiste una "surrealtà", una realtà sovraordinata, extraesperienziale, che colonizza gli immaginari e li globalizza. Un antesignano di questa concezione, tra gli altri, è il Cronenberg di Videodrome, laddove però tutto precipita nel disfacimento dei corpi, sostituiti dalle fantasie paranoidi. Per Carlo Freccero (ma penso anche ad un altro autore fondamentale, in tale senso, come Alberto Abruzzese) Berlusconi è l' "avvento del tempo messianico" in politica di un'epoca della non solo pop (Carlo Galli) ma anche dell'assenza del legame fisico, sostituito dalla proiezione identificativa sull'immagine del leader (Marco Belpoliti). Mi si obietterà che non c'è nulla di molto diverso dalle esperienze di national rebuilding dei totalitarismi. Effettivamente, rispondo io, abbiamo a che fare con un nuovo totalitarismo che trova nei paradigmi populisti (la democrazia senza la Costituzione, Carlo Donolo) il suo perno ideologico e nella cacofonia informativa la sua coltre protettiva più efficace. Il messianesimo di Berlusconi, lungi dall'esaurirsi con la sua persona, è un canone della politica che ha sostituito la politica medesima, l'unica soglia di sbarramento al tecnicismo agro (e falso) delle élites defezioniste (sempre Donolo). Freccero racconta che cosa avviene in ognuno di noi quando siamo attraversati dallo sguardo di Berlusconi. Diceva il Moro di Treviri "che tutto ciò che è solido si dissolve nell'aria", epitaffio della verità nell'età del relativismo storicistico...

Claudio Vercelli