giovedì 21 febbraio 2013

Giannino e lo Zecchino d’Oro

Credo che molti siano rimasti stupiti più che dalla fabbricazione di qualifiche accademiche che Giannino abbia millantato anche una partecipazione allo Zecchino d’Oro (almeno questa è la voce che gira in rete da qualche ora). Se fosse vero – cioè se fosse vero che si fosse inventato anche questo “titolo” – a me che ho una vera passione per la semiotica, cioè per lo studio più che del senso della produzione del senso, sembra una cosa del tutto in linea col personaggio. 
 
Pensateci bene: fisicamente Oscar non è certo un Adone, e non credo lo sia mai stato. Da qui è probabile che derivi la sua passione per l’abbigliamento estroso, nonché la necessità di “costruirsi” un’identità professionale, supportata da lauree e diplomi vari, e ci sta pure che affermi di aver avuto accesso al regno dei “bimbi belli” per eccellenza che è appunto lo Zecchino d’Oro: in un mondo dove l’immagine è tutto, anche i brutti anatroccoli – che sanno benissimo di non poter mai ambire a diventare splendidi cigni – tentano di rifarsi il look. 

L’errore di Giannino (a mio parere) è tipico appunto di chi soffre di questa “sindrome del brutto anatroccolo”. L’INSICUREZZA. È per insicurezza infatti che ha ritenuto di dover supportare le sue capacità professionali millantando un percorso di studi non vero. Per quanto mi riguarda è proprio questa la delusione più grande: al di là delle sue idee, ho sempre apprezzato in lui l’onesta e la forza di carattere che – pensavo – avevano reso possibile anche ad una persona che parte svantaggiata di farsi una carriera e diventare un personaggio pubblico. E qui casca l’asino: meglio avrebbe fatto a giocare con estro la sua realtà di brutto anatroccolo, rivendicandola con orgoglio: sono brutto sgraziato? Bene, mi vesto in maniera così originale da attrarre ancora di più l’attenzione sul mio fisico; non ho un titolo di studio formale? Chissenefrega, faccio della mia esperienza, del mio essere autodidatta una bandiera!

Occasione sprecata e somma delusione quindi, non solo per coloro che hanno aderito al suo partito, ma anche per quelli che – come me – non condividono minimamente le sue posizioni politiche, ma che hanno creduto di poter vedere in lui un “Don Chisciotte” della meritocrazia contro i mulini a vento del nepotismo imperante… e come spesso accade l’eroico cavaliere è finito, ahimè, gambe all’aria.