Lettera del Papa emerito Benedetto XVI
al matematico ateo Piergiorgio Odifreddi
(24 settembre 2013)
Ill.mo Signor Professore Odifreddi,
Anzitutto devo chiedere
scusa per il fatto che solo oggi ringrazio per linvio del Suo libro
Caro Papa, ti scrivo, come anche per le gentili righe che, in questa
occasione, attraverso lArcivescovo Gänswein ha rivolto indirettamente
anche a me. Ma non volevo scrivere prima di aver letto il libro, e
poiché tuttora gravano su di me vari lavori, solo adesso ho terminato la
lettura.
Oggi vorrei dunque finalmente ringraziarLa per aver
cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la
mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio
discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo
ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo,
cercando sinceramente di rendergli giustizia.
Il mio giudizio
circa il Suo libro nel suo insieme è, però, in se stesso piuttosto
contrastante. Ne ho letto alcune parti con godimento e profitto. In
altre parti, invece, mi sono meravigliato di una certa aggressività e
dellavventatezza dellargomentazione.
Mi piacerebbe rispondere
capitolo per capitolo, ma per questo, purtroppo, non bastano le mie
forze. Scelgo, quindi, alcuni punti che mi sembrano particolarmente
importanti.
I.
Mi meraviglio anzitutto che Lei nelle pagine
25s interpreti la mia scelta di andare oltre la percezione dei sensi per
scorgere la realtà nella sua grandezza come unesplicita negazione del
principio di realtà o come psicosi mistica, mentre io intendevo dire
proprio ciò che Lei poi, a pagina 29s espone sul metodo delle scienze
naturali: il trascendere le limitazioni della sensorialità umana. Così
sono pienamente daccordo con ciò che Lei scrive a pagina 40:
la
matematica presenta una profonda affinità con la religione. In questo
punto non vedo, dunque, alcun vero contrasto tra il Suo approccio e il
mio. Se a pagina 49 Lei spiega poi che la vera religiosità
oggi si
ritrova più nella scienza che nella filosofia, fa una affermazione su
cui si può certamente discutere; sono però contento che Lei qui intenda
presentare il Suo lavoro come vera religiosità. Qui, come nuovamente a
pagina 65, e poi ancora una volta nel capitolo Il suo e il mio Credo,
Lei sottolinea che la rinuncia allantropomorfismo di un Dio inteso
come persona e la venerazione della razionalità costituirebbero la vera
religiosità. Coerentemente, a pagina 182 del Suo libro, dice in modo
molto drastico che la matematica e la scienza sono lunica vera
religione, il resto è superstizione.
Ora, posso certamente
comprendere che si consideri antropomorfismo la concezione della Ragione
primordiale e creatrice come Persona con un proprio Io; ciò sembra
essere una riduzione della grandezza, per noi inconcepibile, del Logos.
La fede trinitaria della Chiesa, la cui presentazione nel mio libro Lei
riporta in modo molto oggettivo, esprime infatti in qualche misura anche
laspetto totalmente diverso, misterioso, di Dio, ciò che possiamo
sempre intuire solo da lontano. A questo punto vorrei ricordare l'affermazione del cosiddetto Pseudo Dionigi Areopagita, il quale una
volta dice che, certamente, le menti filosofiche provano una specie di
rigetto di fronte agli antropomorfismi biblici, considerandoli
inadeguati.
Ma il rischio di queste persone illuminate è di
valutare poi adeguata la loro concezione filosofica di Dio e di
dimenticare che anche le loro idee filosofiche restano infinitamente
lontane dalla realtà del totalmente Altro. Così questi antropomorfismi
sono necessari per superare larroganza del pensiero; anzi, bisogna
dire che, sotto un certo aspetto, gli antropomorfismi si avvicinano più
alla realtà di Dio che non i meri concetti. Del resto, rimane sempre
valido ciò che nel 1215 disse il Concilio Lateranense IV e cioè che ogni
concetto di Dio può essere soltanto analogico e la dissomiglianza con
il vero Dio è sempre infinitamente più grande della somiglianza.
Premesso
questo, bisogna dire tuttavia che un Logos divino deve essere anche
coscienza e, in questo senso, Soggetto e Persona. Una ragione oggettiva
presuppone sempre un soggetto, una ragione cosciente di sé.
A
pagina 53 del Suo libro Lei dice che questa distinzione, che nel 1968
poteva ancora sembrare giustificata, di fronte alle intelligenze
artificiali che oggi esistono non sarebbe più sostenibile. In questo Lei
non mi convince per niente. Lintelligenza artificiale, infatti, è
evidentemente unintelligenza trasmessa da soggetti coscienti,
unintelligenza deposta in apparecchiature. Ha unorigine chiara,
appunto, nellintelligenza dei creatori umani di tali apparati.
Infine,
non posso affatto seguirLa, se al principio mette non il Logos con la
maiuscola, ma il logos matematico con la minuscola (pagina 85). Il Logos
degli inizi è effettivamente un Logos al di sopra di tutti i logoi.
Certamente,
il passaggio dai logoi al Logos, compiuto dalla fede cristiana insieme
con i grandi filosofi greci, è un salto che non può essere semplicemente
dimostrato: esso conduce dallempiria alla metafisica e con ciò a un
altro livello del pensiero e della realtà. Ma questo salto è almeno
tanto logico quanto la sua contestazione. Penso anche che chi non può
compierlo dovrebbe, tuttavia, considerarlo almeno come una questione
seria. Questo è il punto decisivo nel mio dialogo con Lei, un punto al
quale ritornerò ancora alla fine: mi aspetterei che uno che si interroga
seriamente riconosca comunque quel forse di cui, seguendo Martin
Buber, ho parlato allinizio del mio libro. Ambedue gli interlocutori
devono rimanere in ricerca. A me sembra, però, che Lei invece interrompa
la ricerca in un modo dogmatistico e non domandi più, ma solo pretenda
di ammaestrarmi.
II.
Il pensiero appena esposto costituisce
per me il punto centrale di un vero dialogo tra la Sua fede
scientifica e la fede dei cristiani. Tutto il resto, al confronto, è
secondario. Così Lei mi consentirà di essere più conciso per quanto
riguarda levoluzione. Anzitutto vorrei far notare che nessun teologo
serio contesterà che lintero albero della vita stia in un vivo
rapporto interno, per il quale la parola evoluzione è adeguata. Così
pure nessun teologo serio sarà dellopinione che Dio, il Creatore,
ripetutamente a livelli intermedi abbia dovuto intervenire quasi
manualmente nel processo dello sviluppo. In questo senso, molti attacchi
alla teologia riguardanti levoluzione sono infondati. Dallaltra
parte, sarebbe utile al progresso della conoscenza se anche i
rappresentanti delle scienze naturali si mostrassero più apertamente
consapevoli dei problemi e se venisse detto con più chiarezza quante
domande a questo proposito restano aperte.
Al riguardo ho sempre
considerato esemplare lopera di Jacques Monod, il quale riconosce
chiaramente che, in ultima analisi, non conosciamo le vie per cui si
formano volta per volta nuovi DNA pieni di senso. Contesto dunque la Sua
tesi di pagina 129 secondo cui le quattro tipologie sviluppate da
Darwin spiegherebbero perfettamente tutto ciò che riguarda levoluzione
delle piante e degli animali, compreso luomo. Daltra parte, non vorrei
tralasciare il fatto che in questo campo esiste molta fantascienza; ne
parlerò altrove. Inoltre, nel suo libro Prinzip Menschlichkeit
(Amburgo 2007) lo scienziato medico Joachim Bauer di Friburgo ha
illustrato in modo impressionante i problemi del Darwinismo sociale;
anche su questo non si dovrebbe tacere.
Il risultato del
Longterm-evolution experiment di cui Lei parla a pagina 121 non è
affatto di ampia portata. La tentata contrazione del tempo rimane, in
ultima analisi, fittizia e le mutazioni raggiunte sono di modesta
portata. Ma soprattutto luomo, come demiurgo, deve sempre di nuovo
intervenire col suo apporto ciò che nellevoluzione vogliamo proprio
escludere. Trovo, inoltre, molto importante che Lei, tuttavia, anche
nella Sua religione riconosca tre misteri: la questione circa
lorigine delluniverso, quella circa linsorgere della vita e quella
circa lorigine della coscienza degli esseri viventi più sviluppati.
Ovviamente anche qui vede luomo come una delle specie di scimmie e con
ciò mette sostanzialmente in dubbio la dignità delluomo; comunque il
sorgere della coscienza rimane una questione aperta per Lei (pagina
182).
III.
Più volte, Ella mi fa notare che la teologia
sarebbe fantascienza. A tale riguardo, mi meraviglio che Lei, tuttavia,
ritenga il mio libro degno di una discussione così dettagliata. Mi
permetta di proporre in merito a tale questione quattro punti:
1. È
corretto affermare che scienza nel senso più stretto della parola lo è
solo la matematica, mentre ho imparato da Lei che anche qui
occorrerebbe distinguere ancora tra laritmetica e la geometria. In
tutte le materie specifiche la scientificità ha ogni volta la propria
forma, secondo la particolarità del suo oggetto. Lessenziale è che
applichi un metodo verificabile, escluda larbitrio e garantisca la
razionalità nelle rispettive diverse modalità.
2. Ella dovrebbe
per lo meno riconoscere che, nellambito storico e in quello del
pensiero filosofico, la teologia ha prodotto risultati durevoli.
3.
Una funzione importante della teologia è quella di mantenere la
religione legata alla ragione e la ragione alla religione. Ambedue le
funzioni sono di essenziale importanza per lumanità. Nel mio dialogo
con Habermas ho mostrato che esistono patologie della religione e non
meno pericolose patologie della ragione. Entrambe hanno bisogno luna
dellaltra, e tenerle continuamente connesse è un importante compito
della teologia.
4. La fantascienza esiste, daltronde, nellambito
di molte scienze. Ciò che Lei espone sulle teorie circa linizio e la
fine del mondo in Heisenberg, Schrödinger ecc., lo designerei come
fantascienza nel senso buono: sono visioni ed anticipazioni, per
giungere ad una vera conoscenza, ma sono, appunto, soltanto
immaginazioni con cui cerchiamo di avvicinarci alla realtà. Esiste, del
resto, la fantascienza in grande stile proprio anche allinterno della
teoria dellevoluzione. Il gene egoista di Richard Dawkins è un esempio
classico di fantascienza. Il grande Jacques Monod ha scritto delle frasi
che egli stesso avrà inserito nella sua opera sicuramente solo come
fantascienza. Cito: La comparsa dei Vertebrati tetrapodi
trae proprio
origine dal fatto che un pesce primitivo scelse di andare ad
esplorare la terra, sulla quale era però incapace di spostarsi se non
saltellando in modo maldestro e creando così, come conseguenza di una
modificazione di comportamento, la pressione selettiva grazie alla quale
si sarebbero sviluppati gli arti robusti dei tetrapodi. Tra i
discendenti di questo audace esploratore, di questo Magellano
dellevoluzione, alcuni possono correre a una velocità superiore ai 70
km orari
(citato secondo ledizione italiana Il caso e la necessità,
Milano 2001, pag. 117s).
IV.
In tutte le tematiche discusse
finora si tratta di un dialogo serio, per il quale io come ho già
detto ripetutamente sono grato. Le cose stanno diversamente nel
capitolo sul sacerdote e sulla morale cattolica, e ancora diversamente
nei capitoli su Gesù. Quanto a ciò che Lei dice dellabuso morale di
minorenni da parte di sacerdoti, posso come Lei sa prenderne atto
solo con profonda costernazione. Mai ho cercato di mascherare queste
cose. Che il potere del male penetri fino a tal punto nel mondo
interiore della fede è per noi una sofferenza che, da una parte,
dobbiamo sopportare, mentre, dallaltra, dobbiamo al tempo stesso, fare
tutto il possibile affinché casi del genere non si ripetano. Non è
neppure motivo di conforto sapere che, secondo le ricerche dei
sociologi, la percentuale dei sacerdoti rei di questi crimini non è più
alta di quella presente in altre categorie professionali assimilabili.
In ogni caso, non si dovrebbe presentare ostentatamente questa
deviazione come se si trattasse di un sudiciume specifico del
cattolicesimo.
Se non è lecito tacere sul male nella Chiesa, non
si deve, però, tacere neppure della grande scia luminosa di bontà e di
purezza, che la fede cristiana ha tracciato lungo i secoli. Bisogna
ricordare le figure grandi e pure che la fede ha prodotto da Benedetto
di Norcia e sua sorella Scolastica, a Francesco e Chiara dAssisi, a
Teresa dAvila e Giovanni della Croce, ai grandi Santi della carità come
Vincenzo de Paoli e Camillo de Lellis fino a Madre Teresa di Calcutta e
alle grandi e nobili figure della Torino dellOttocento. È vero anche
oggi che la fede spinge molte persone allamore disinteressato, al
servizio per gli altri, alla sincerità e alla giustizia. Anche Lei non
può non sapere quante forme di aiuto disinteressato ai sofferenti si
realizzino attraverso il servizio della Chiesa e dei suoi fedeli. Se si
togliesse tutto ciò che viene fatto per questi motivi, si verificherebbe
un crollo sociale ad ampio raggio. Infine, non si deve neppure tacere
della bellezza artistica che la fede ha donato al mondo: da nessuna
parte lo si vede meglio che in Italia. Pensi anche alla musica ispirata
dalla fede, a cominciare dal canto gregoriano fino a Palestrina, Bach,
Mozart, Haydn, Beethoven, Bruckner, Brahms ecc.
V.
Ciò che
Lei dice sulla figura di Gesù non è degno del Suo rango scientifico. Se
Lei pone la questione come se di Gesù, in fondo, non si sapesse niente e
di Lui, come figura storica, nulla fosse accertabile, allora posso
soltanto invitarLa in modo deciso a rendersi un po più competente da un
punto di vista storico. Le raccomando per questo soprattutto i quattro
volumi che Martin Hengel (esegeta della Facoltà teologica protestante di
Tübingen) ha pubblicato insieme con Maria Schwemer: è un esempio
eccellente di precisione storica e di amplissima informazione storica.
Di fronte a questo, ciò che Lei dice su Gesù è un parlare avventato che
non dovrebbe ripetere.
Che nellesegesi siano state scritte anche
molte cose di scarsa serietà è, purtroppo, un fatto incontestabile. Il
seminario americano su Gesù che Lei cita alle pagine 105s conferma
soltanto unaltra volta ciò che Albert Schweitzer aveva notato riguardo
alla Leben-Jesu-Forschung (Ricerca sulla vita di Gesù) e cioè che il
cosiddetto Gesù storico è per lo più lo specchio delle idee degli
autori. Tali forme mal riuscite di lavoro storico, però, non
compromettono affatto limportanza della ricerca storica seria, che ci
ha portato a conoscenze vere e sicure circa lannuncio e la figura di
Gesù.
A pagina 104 Lei si spinge fino al punto di porre la domanda
se Gesù non sia stato magari uno dei tanti ciarlatani che, con magie e
trucchi, hanno sedotto il popolo sprovveduto. E anche se questo è
espresso soltanto nella forma di una domanda e, grazie a Dio, non appare
come tesi, il rispetto di fronte a ciò che per altri è una realtà sacra
dovrebbe trattenerLa da ingiurie del genere (cfr. anche lespressione
sciocca ciarlataneria a pagina 104).
Inoltre devo respingere con
forza la Sua affermazione (pag. 126) secondo cui avrei presentato
lesegesi storico-critica come uno strumento dellanticristo. Trattando
il racconto delle tentazioni di Gesù, ho soltanto ripreso la tesi di
Soloviev, secondo cui lesegesi storico-critica può essere usata anche
dallanticristo il che è un fatto incontestabile. Al tempo stesso,
però, sempre e in particolare nella premessa al primo volume del mio
libro su Gesù di Nazaret ho chiarito in modo evidente che lesegesi
storico-critica è necessaria per una fede che non propone miti con
immagini storiche, ma reclama una storicità vera e perciò deve
presentare la realtà storica delle sue affermazioni anche in modo
scientifico. Per questo non è neppure corretto che Lei dica che io mi
sarei interessato solo della metastoria: tuttal contrario, tutti i miei
sforzi hanno lobiettivo di mostrare che il Gesù descritto nei Vangeli è
anche il reale Gesù storico; che si tratta di storia realmente
avvenuta.
A questo punto vorrei far notare anche che la Sua
esposizione del crede ut intellegas non concorda con la modalità
agostiniana del pensare, che mi orienta: per Agostino il crede ut
intellegas e lintellege ut credas, in un loro modo specifico, vanno
inscindibilmente insieme. Al riguardo, vorrei rinviare allarticolo
crede ut intellegas di Eugene TeSelle nel Augustinus-Lexikon (ed. C.
Mayer), vol. 2, Basel 1996-2002, coll. 116-119.
Mi permetto poi
di osservare che, in materia di scientificità della teologia e delle sue
fonti, Lei dovrebbe muoversi più cautamente con le affermazioni
storiche. Menziono un solo esempio. A pagina 109 Lei ci dice che alla
storia della trasformazione dellacqua del Nilo in sangue (Es 7, 17s)
corrisponderebbe nel Vangelo di Giovanni la trasformazione dellacqua in
vino durante le Nozze di Cana. Questo, naturalmente, è un nonsenso. La
trasformazione dellacqua del Nilo in sangue è un flagello che, per
qualche tempo, sottrasse agli uomini lelemento vitale dellacqua per
ammorbidire il cuore del faraone. La trasformazione dellacqua in vino a
Cana, invece, è il dono della gioia nuziale che Dio offre in abbondanza
agli uomini è un accenno alla trasformazione dellacqua della Torah
nel vino squisito del Vangelo. Nel Vangelo di Giovanni esiste, sì, la
tipologia di Mosè, ma non in questo brano.
VI.
Con il 19o
capitolo del Suo libro torniamo agli aspetti positivi del Suo dialogo
con il mio pensiero. Prima, però, mi permetto di correggere ancora un
piccolo errore da parte Sua. Nel mio libro non mi sono basato sul
Symbolum Nicaeno-Constantinopolitanum, il cui testo Lei,
meritevolmente, comunica al lettore, ma sul cosiddetto Symbolum
Apostolicum. Esso si fonda nel suo nucleo sulla professione di fede
della città di Roma che poi, a partire dal III secolo, si è diffusa
sempre di più in Occidente, con diverse piccole varianti. A partire dal
IV secolo venne considerato come redatto dagli Apostoli stessi.
NellOriente, però, è rimasto sconosciuto.
Ma ora andiamo al Suo
19o capitolo: anche se la Sua interpretazione di Gv 1,1 è molto lontana
da ciò che levangelista intendeva dire, esiste tuttavia una convergenza
che è importante. Se Lei, però, vuole sostituire Dio con La Natura,
resta la domanda, chi o che cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei
la definisce e appare quindi come una divinità irrazionale che non
spiega nulla. Vorrei, però, soprattutto far ancora notare che nella Sua
religione della matematica tre temi fondamentali dellesistenza umana
restano non considerati: la libertà, lamore e il male. Mi meraviglio
che Lei con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il
valore portante dellepoca moderna. Lamore, nel Suo libro, non compare e
anche sul male non cè alcuna informazione. Qualunque cosa la
neurobiologia dica o non dica sulla libertà, nel dramma reale della
nostra storia essa è presente come realtà determinante e deve essere
presa in considerazione. Ma la Sua religione matematica non conosce
alcuna risposta alla questione della libertà, ignora lamore e non ci dà
alcuna informazione sul male. Una religione che tralascia queste
domande fondamentali resta vuota.
Ill.mo Signor Professore, la mia
critica al Suo libro in parte è dura. Ma del dialogo fa parte la
franchezza; solo così può crescere la conoscenza. Lei è stato molto
franco e così accetterà che anchio lo sia. In ogni caso, però, valuto
molto positivamente il fatto che Lei, attraverso il Suo confrontarsi con
la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così
aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i
contrasti, nellambito centrale, non manchino del tutto le convergenze.
Con cordiali saluti e ogni buon auspicio per il Suo lavoro
Benedetto XVI