martedì 13 dicembre 2022

Memoria della pandemia

 

Massimo Rostagno, Tornasole, Raineri Vivaldelli, Torino 2022

Perché T ornasole?
Massimiliano
Panarari scrive che la pandemia è una cartina al tornasole, in quanto fa emergere le tendenze già in atto esasperandole. Agendo come una malattia su un corpo già indebolito, rivela le fragilità esistenti.

Giovanni Carpinelli, Prefazione 

Noi tutti sappiamo che cosa è stata ed è ancora la pandemia. Una vasta ondata di infezioni virali con il nome di Covid-19. 138mila morti in Italia. Il fenomeno ha una sua storia che merita di essere raccontata a parte. Massimo Rostagno ha voluto fare un’altra cosa: raccontare le conseguenze della pandemia sulla vita politica e sull’opinione dei cittadini in Italia. Anche questo è un fenomeno che è stato sotto gli occhi di tutti. Il punto di partenza è lo stesso che per la malattia. La vicenda inizia il 18 febbraio 2020, quando Mattia Maestri, trentottenne manager di azienda, viene ricoverato all’ospedale di Codogno. Ha la febbre alta e una brutta polmonite e, dopo un peggioramento, il 20 febbraio entra in terapia intensiva, dove rimane per due settimane. Sottoposto al tampone dall'anestesista Annalisa Malara, di turno nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale, risulta positivo al Covid. Il virus fino ad allora era confinato in Cina, o almeno così si pensava. Mattia, che è il primo positivo italiano, diventa il cosiddetto 'paziente uno'.
Nel marzo 2020 i morti per Covid sono già 13.710. A quel punto il Covid si colloca stabilmente al centro dell’attenzione per il governo e per l’opinione pubblica. Due sequenze si sovrappongono e si intrecciano: la pandemia vera e propria da una parte, i suoi riflessi politici e mediatici dall’altra. A un certo punto per Rostagno l’evento comunicativo arriva sovrastare, a sommergere il fatto stesso della malattia. Qui varrebbe la pena di distinguere tra diverse fasce della popolazione. Per i contagiati e per i loro familiari e amici, la malattia non cessa di dominare il quadro della vita e della storia. Per tutti gli altri, e per i giovani in particolare, lo spettacolo offerto dalla comunicazione legata alla malattia prevale su ogni altra cosa. Per quanto artificioso, il contorno con il rumore associato annulla l’oggetto. Se ci si pensa qualcosa del genere era già accaduto con la peste, in passato. Con la differenza che il rumore invadeva i luoghi pubblici, senza occupare i giornali, la televisione e i social media. Senza parlare dei vari don Ferrante e donna Prassede che ora invadono lo spazio della comunicazione.
Ed ecco la novità caratteristica del nostro tempo, l’infodemia così definita dal dizionario Treccani: “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”. Entriamo allora nel vivo dell’argomento sviluppato nel testo. Abbiamo a che fare con un panorama vasto e articolato. Si procede per casi esemplari, senza troppe variazioni sul tema. Ci sarebbe ugualmente materia per diversi libri. Si comincia dalla politica. Ḕ una sorta di ospite inatteso. In Germania ai vertici del potere c’è la signora Merkel che dà prova di sobrietà e efficacia nella comunicazione. In Italia la scena è in precedenza animata da partiti che indulgono volentieri a posizioni complottiste e che facilmente diffidano della scienza.
Prima che il Covid venisse fuori, Salvini ha dovuto lasciare il governo. Il suo partito viene sostituito dal Pd, mentre Giuseppe Conte rimane alla presidenza del Consiglio. I partiti che sono usciti nel 2018 vincitori dalle elezioni non sono all’altezza della situazione che si trovano ad affrontare dopo la comparsa del Covid. Salvini si trova allora all’opposizione. Non è sicuro che voglia arrivare alla presidenza del Consiglio. Se così fosse il suo comportamento risulterebbe inspiegabile. Le cose stanno in un altro modo. Il personaggio rimane prigioniero di un orizzonte settoriale. Pensa ai suoi concorrenti nel partito, alla collocazione europea che lo vede schierato a fianco dell’ungherese Viktor Orban e di Marine Le Pen in Francia. Sta qui il motivo del crollo subito dalla Lega nei sondaggi dall’agosto 1919 in poi. Il partito che impazza con Salvini sui media non è quello che amministra regioni come il Veneto e il Friuli. Il tentativo di allargare la presenza alle regioni meridionali segna il passo. Diverso è il caso di Giuseppe Conte che invece vede salire la sua popolarità e quindi non pone limiti alle sue ambizioni. La rana si gonfia per somigliare al bue. Non ce la fa e nel gennaio 2021 deve gettare la spugna. Il fallimento è spettacolare e tanto più innegabile. Conte si considera ingiustamente defraudato e rivendica un posto tra i grandi della vita politica italiana. Con la sua presenza sulla scena della vita pubblica continua a alimentare il rumore senza riuscire veramente a assumere un ruolo. Sta qui la sua personale tragedia, al di là delle umiliazioni che continua a subire con Draghi alla guida del paese. Conte rimane un personaggio complesso. Pur trovandosi a rappresentare i Cinque Stelle, non ne riprende la tendenza contraria alla medicina ufficiale. Mostra di essere un paladino dell’alleanza tra politici e scienziati.
E qui comincia un’altra vicenda che è forse la più significativa tra quelle esposte nel testo di Rostagno. Nello scontro con la demagogia dei populisti e con le posizioni sostenute da Meloni e Salvini, la scienza vince la partita. Questo, al di là dell’avvento di Draghi, è l’evento decisivo. Tra gli sconfitti ci sono anche i media che hanno speculato sull’incertezza diffusa tra il pubblico e non hanno risposto alla domanda di verità. Il fallimento dei giornali e dell’informazione televisiva la dice lunga sulle carenze di un sistema che si regge sull’ignoranza degli utenti e la alimenta anziché combatterla. Un largo spazio si apre a ulteriori e più precise indagini. La parte più innovativa del testo viene ora. Ci sono dei protagonisti abusivi sulla scena mediatica. La pandemia ha generato dei mostri. Il malcontento persistente (e pur sempre minoritario) ha bisogno di guide e queste emergono nel pieno della battaglia per la verità. Un curioso equivalente storico è dato dagli Zar autoproclamati (Claudio Sergio Ingerflom,
El Zar soy Yo. La impostura permanente de Iván el Terrible a Vladimir Putin, Escolar, Madrid 2017, 505 p.). Qui troviamo la comunicazione in camice bianco, con figure come Burioni, Zangrillo, Crisanti e con il caso Astrazeneca, una forma di vaniloquio dagli effetti devastanti. Ci sono poi i pensatori imbarazzanti: Massimo Cacciari e Giorgio Agamben soprattutto. La rassegna si chiude con gli antagonisti di varia natura: Angelo Giorgianni, Alessandra Schilirò, Antonio Pappalardo, Ugo Mattei.
Ultima sorpresa, l’ombra di Orwell. Un estremo prodotto dell’alone mediatico che ha circondato la pandemia è la neolingua che si afferma tra i no vax alla fine. La falsificazione prende il posto della verità.
Chi ha seguito il percorso qui ripreso ha potuto vedere quanto è ricco il testo che segue. Buona lettura, con la certezza che il gioco vale la candela.





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