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giovedì 16 gennaio 2025

Le donne della Bibbia


Cristofano Allori, Giuditta con la testa di Oloferne, Palazzo Pitti

Roberto Carnero, Forti e dolci: le figure femminili nella Bibbia
Avvenire, 15 gennaio 2025

Il manoscritto ritrovato è stato per secoli un artificio letterario ricco di fascino: pensiamo al Don Chisciotte, ai Promessi sposi o al Nome della rosa. Nel caso dell’ultimo lavoro di Marilù Oliva, invece, il manoscritto ritrovato è qualcosa di verissimo, palpabile, ingiallito dal tempo: un commento biblico di circa 600 pagine realizzato dal padre. L’idea del volume La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e le altre (Solferino, pagine 240, euro 17,90) è nata quando, nella cantina della vecchia casa di famiglia, l’autrice ha ritrovato il dattiloscritto del padre, scomparso quando lei aveva solo sei anni. «Il suo era stato un percorso piuttosto particolare: era di estrazione sociale povera, ma lo studio è stato il modo per riscattarsi. Ha sempre lavorato nei contesti più duri, studiando la Bibbia e l’ebraico fin da giovanissimo. Si è laureato tardi in Filosofia sostenuto da mia madre, ha iniziato quindi a lavorare come professore, ha poi vinto diversi concorsi biblici, ha visitato i luoghi narrati nelle Sacre Scritture e ha scritto questa esegesi completa, mai pubblicata, molto limpida, nascosta per decenni in uno scatolone, tra polvere e ragnatele». Da qui l’idea di proporre alcuni momenti della Bibbia secondo la direzione impressa da Oliva alla propria ricerca letteraria negli ultimi anni: una rilettura (e riscrittura) dei grandi testi fondativi del canone occidentale in una luce femminile.

Come si inserisce questo libro nel suo itinerario creativo?

«Questa “mia” Bibbia è un nuovo tassello in un percorso iniziato con la riscrittura dei poemi omerici e dell’Eneide di Virgilio. Il tentativo è quello di dar voce alle donne, donne spesso rimaste ai margini e in silenzio. Pensiamo alle donne (umane) dell’Iliade, che nell’originale non hanno quasi voce, eccezion fatta per Andromaca ed Ecuba. Per quanto riguarda la Bibbia, egregi biblisti ed esegeti (penso a Irmtraud Fischer, Adriana Valerio, Benedetta Rossi, Luigino Bruni) hanno sottolineato che le donne bibliche sono state inserite in un contesto declinato al maschile».

Come definirebbe la sua lettura, femminile o femminista?

«Il femminismo è un movimento che parte dall’idea di abbattere una disparità. Tale disparità si è ridotta nel Novecento, ma non è ancora scomparsa del tutto e si presenta anche in forma surrettizia. Se noi pensiamo all’immaginario dell’antica Grecia, le donne erano fortemente penalizzate. Raccontarle cercando di farle emergere è stato il mio progetto e, in questo senso, ogni mio scritto è femminista».

Non c’è il rischio di un’operazione ideologica?

«Mi sono accostata a questo lavoro con molto rispetto e timore. L’ho fatto ponendomi in una condizione di comprensione e di maieutica nei confronti di un libro antichissimo, sacro, ricco di storia, ma anche epico. Il fatto che accanto a me ci fosse il manoscritto di mio padre è stato fondamentale. Detto questo, però, penso che ogni libro serio sia anche politico, nel senso etimologico del temine. Si inserisce cioè in un contesto più ampio, che riguarda la cittadinanza intesa come comunità, la nostra visione del mondo, il nostro desiderio di renderlo un posto più giusto e accogliente per tutti. Ciò con la consapevolezza che ogni nostra azione potrebbe semmai rivelarsi un’infinitesimale goccia in un oceano vastissimo: per questo sono preziose le connessioni e le collaborazioni».

Quale immagine della donna ha ricavato dalle Scritture?

«All’inizio sembra che le donne siano preposte quasi esclusivamente al compito di mogli e madri, tanto che la fertilità per alcune di esse diventa un’ossessione (penso a Sara). Alcune, come la moglie di Noè, non vengono nemmeno nominate. Ma altre, man mano, si fanno strada con forza e dolcezza: penso a Miriam, che protegge il fratello (quindi le sorti del popolo ebraico), danza, intona inni, condivide scelte politiche. Alcune attendono, consigliano, aggiustano le mosse sconsiderate dei mariti, come Abigail. Poi ci sono le figure eroiche, quali Giuditta o Ester. All’interno di una visione dove gli uomini decidono le sorti dei popoli, si trovano passaggi in cui la presenza delle donne è potente».

Che cosa avviene con il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento?

«C’è un cambio di prospettiva, poiché Gesù, anche rispetto alla considerazione delle donne, mostra un lato inedito: non solo ha difeso l’adultera che rischiava di essere lapidata, ma in ogni scambio o relazione si è mostrato benevolo, attento, comprensivo, libero da pregiudizi. Penso all’episodio dell’emorroissa o a come ha accolto Maria di Magdala. Anche questo rende la cifra della sua grandezza e novità del suo messaggio».

Ci vuole dire qualcosa della sua lettura della figura di Eva?

«Ho immaginato Eva come una creatura pura, curiosa, immersa nella meraviglia del creato. Ho cercato di ritrarla nei primi istanti della sua esistenza, quando, ben lontana dall’idea di acquisire un’identità, sentiva che il suo palpitare aveva un senso indicibile, in quel magico incastro dove il tempo pareva sospeso e nessuna preoccupazione oscurava le giornate. L’infrazione al divieto divino non mi è sembrata una mancanza di rispetto, al contrario: era come se lei avesse voluto provare, anche solo in parte, tutti i grandi doni elargiti».

E Maria Maddalena?

«Per delinearne la figura sono partita da un presupposto: la grandezza di Gesù. Il suo essere dissidente per l’epoca, eroico, con quel messaggio d’amore universale che tanto stride rispetto ai tempi feroci in cui si svolgono quelle vicende, tempi in cui imperversano le guerre e l’imperialismo romano. Maddalena, figura eccezionale e intrepida, non può non essere profondamente colpita da un uomo così: in lei si mescolano la devozione, la gratitudine, l’amore inteso nel senso più esteso».

belfagor: La Maddalena di La Tour, una rassegna
belfagor: Maria Maddalena in immagini
belfagor: La leggenda di Maria Maddalena


Patrizia Naldini, Giuditta con la testa di OloferneCristofano Allori (Firenze 1577-1621)

Il dipinto più celebre del fiorentino Cristofano Allori, eseguito tra il 1610 e il 1612, conobbe subitaneo successo e diffusione di copie, grazie anche alla credenza popolare secondo cui il pittore avrebbe interpretato in veste autobiografica la storia dell’eroina biblica Giuditta, raffigurando se stesso nella testa del decapitato Oloferne e la sua amante Mazzafirra nel bel volto della giovane, che col suo abbigliamento straordinariamente sontuoso offre un esplicito omaggio alla fiorente industria tessile della città. Alla morte del pittore, nel 1621, il quadro giunse nelle collezioni medicee ed approdò a Pitti nel 1666. Nell’opera Cristofano mostra di recepire l’influenza di Caravaggio attraverso la lezione di Artemisia Gentileschi che negli stessi anni, a servizio dei Medici, dipingeva per Cosimo II due impetuose Giuditte ( Uffizi, Sala 90, Inv. 1890 n. 1567 e Galleria Palatina, Sala dell’Iliade, Inv. Palatina n. 398). Cristofano mette in risalto la bellezza dell’eroina, il candore dell’incarnato e la ricchezza della veste, in contrasto con l’orrore della testa mozzata che tiene in mano. Giuditta appare fiera del suo gesto e sicura della protezione divina. Il tema figurativo di Giuditta ed Oloferne conobbe molta fortuna in Firenze grazie soprattutto al gruppo bronzeo di Donatello collocato in piazza della Signoria nel 1494 (ora nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio), che divenne il manifesto di astuzia, coraggio e fede in Dio, virtù necessarie per guadagnare libertà contro qualsiasi oppressore.

domenica 15 settembre 2024

La Maddalena di La Tour, una rassegna

 

Repentant Magdalene (1638),  National Gallery of Art, Washington DC

Il tema della Maddalena riveste un ruolo centrale nella storia dell'arte occidentale. E si capisce perché. La figura femminile più rappresentata in assoluto resta ovviamente la Vergine Maria, la madre di Gesù. Essa assume il profilo della santa, ha una figura dolce e amorevole, nei ritratti è avvolta dalle sue vesti, solo il collo, il volto, i piedi, le mani e le braccia si offrono allo sguardo dello spettatore. Altra cosa è Maria Maddalena, che è il personaggio femminile più rappresentato dopo la Vergine e che riunisce in sé due nature, in un primo tempo è la peccatrice, in un secondo tempo è la donna redenta. A un certo punto, nell'età moderna, la rappresentazione più libera del corpo si afferma, e questo per la Vergine Maria non sarebbe stato possibile. La Maddalena permette agli artisti di spostare l'attenzione dalla figura della madre affettuosa a quella della donna attraente e desiderabile. In tal modo torna in primo piano la peccatrice che si intravede dietro la donna redenta. Si veda per esempio l'opera di Tiziano (1533 circa) o quella di Artemisia Gentileschi (1615-1616). 


Il titolo di ogni quadro suggerisce una Maddalena penitente, tuttavia l'immagine trascende questa semplice definizione. La versione di Tiziano è decisamente più provocante. In quella di Artemisia, una certa sensualità traspare per via dell'ampia scollatura generosa e di una spalla nuda. Malgrado la Controriforma, nei secoli XVII e XVIII, persiste la tendenza a rappresentare l'immagine con una concretezza fisica e umana. Nel XIX secolo, si assiste a un'esplosione della nudità con Hayez (1833) e Canova (La Maddalena giacente).
Passando alla Maddalena di Georges de La Tour (1593-1652), non si tratta di un'unica rappresentazione, ma di quattro. Quattro dipinti dello stesso soggetto, come nella montagna Sainte Victoire di Cézanne; secondo Elias Canetti, l'ostinazione nel riprendere sempre lo stesso soggetto sarebbe dovuta a una volontà di resistenza alla morte; non è chiaro se questa interpretazione si applichi anche a Georges de La Tour. Fatto sta che la sua Maddalena  quattro volte ripetuta innova rispetto alla tradizione pittorica. Per trovare un paragone, bisogna tornare alla Maddalena di Giotto nella Cappella degli Scrovegni (1303-1305): in quel caso, la fisicità del volto e delle braccia era resa con estrema economia di mezzi, e la donna si protendeva verso Gesù che, in piedi, le chiedeva di fermarsi con un gesto della mano (Noli me tangere). La Maddalena di La Tour evoca per parte sua altre interpretazioni della figura femminile nella storia dell'arte, come la Gioconda di Leonardo e la madre di Cristo nelle sculture di Michelangelo, la Pietà in San Pietro e la Madonna con bambino di Bruges. In tutte queste opere, la figura rappresentata più che rimandare a una presenza viva dà corpo a un ricordo, che in Leonardo è reso dalla tecnica dello sfumato e in Michelangelo si cristallizza in una sorta di freddezza monumentale. La Maddalena di La Tour emerge dal buio alla tenue luce di una candela. È una donna giovane ridotta alla sua forma essenziale, con un volto assorto, è seduta, porta una gonna che lascia scoperte le gambe allineate in primo piano. Nel quadro è presente un teschio, motivo che ricorre spesso nell'iconografia del soggetto. Notevole è la presenza della candela che simboleggia la luce, la stessa vita umana nell'associazione con il teschio, l'anima individuale, il rapporto tra spirito e materia (la fiamma che consuma la cera). Il peccato e la redenzione non entrano per nulla in questo ordine di considerazioni, Quello che osserviamo attraverso il quadro è il profilo perenne, persistente nella memoria e immutabile nel tempo, della presenza femminile nel mondo degli uomini e della storia. 


The Magdalene with the smoking flame (1637),
Los Angeles Museum of Arts



The Penitent Magdalene (1639), New York, Metropolitan Museum of Art 



La Madeleine à la veilleuse (1640-1645), Louvre

https://machiave.blogspot.com/2015/07/la-leggenda-di-maria-maddalena.html
https://www.arte-mag.it/2023/06/26/georges-de-la-tour-e-le-maddalene-a-lume-di-candela/


martedì 14 luglio 2015

La leggenda di Maria Maddalena



Paolo Di Stefano
Maddalena superstar
Tre personaggi in uno: peccatrice, convertita, mistica 
Corriere della Sera, 15 gennaio 1995


... Per affrontare la complessità di un personaggio che non finisce di eccitare la fantasia contemporanea, abbiamo incontrato Giovanni Pozzi, padre minore cappuccino, nato a Locarno nel 1923, allievo di Billanovich e di Contini, per tre decenni professore di Letteratura italiana all'Università svizzera di Friburgo, filologo e studioso della poesia barocca, in particolare di Giovan Battista Marino (sua è l'edizione dell' Adone); indagatore, tra l'altro, dell'oratoria sacra, dei rapporti intimi tra parola e immagine nel Seicento, della "poesia per gioco", degli enigmi iconico poetici. La sua ultima raccolta di saggi, dopo La parola dipinta, si intitola Sull' orlo del visibile parlare (Adelphi). 
Padre Pozzi, come si sviluppa l' immensa fortuna di Maria Maddalena?
"La sua fortuna letteraria e artistica, che risale all'alto Medioevo e a ondate successive arriva fino a noi, va tenuta ben distinta rispetto alla fortuna devozionale e alla leggenda, anche se vi si collega per molti aspetti. Il personaggio di Maria Maddalena nasce dai Vangeli e sin dall' inizio si sviluppa in due direzioni: da una parte negli apocrifi, dall' altra negli gnostici. E' noto che la leggenda confonde tre Marie evangeliche: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni e che ha seguito il Cristo sul Calvario; Maria di Betania, che fu rimproverata dalla sorella Marta e difesa da Gesu' , ed è la sorella di Lazzaro; e la generica convertita di cui parla Luca, che ottenne da Gesù il perdono dei propri peccati. In Giovanni, Gesù risorge a Maddalena, che diverrà la sua prima messaggera. Sono tutti episodi molto suggestivi che vengono fusi in un solo personaggio dalla leggenda".
Perche' questa fusione? 
"La sintesi si deve a Gregorio Magno e si impone in Occidente. Dal IX secolo, le "vite dei santi", che fioriscono con il rafforzarsi della devozione, divulgano la leggenda di una Maria Maddalena che unisce in sé le tre figure evangeliche. Ormai la filologia testamentaria è favorevole alla distinzione. In Oriente i tre personaggi sono sempre rimasti separati".
Ma che cosa viene aggiunto dalla leggenda rispetto alle informazioni evangeliche? 
"La leggenda completa e ricostruisce le vicende della santa dopo l'ascensione di Cristo, per esempio il viaggio su una nave senza timone che si conclude per miracolo con l'approdo a Marsiglia. Poi, tutta la parte penitenziale, la vita eremitica nella grotta di Sainte Baume vicino a Marsiglia. Questo è il risultato di un altro innesto, quello della leggenda di Maria Egiziaca, un personaggio inventato che non fa concorrenza a Maria Maddalena ma la completa".
Questo cumulo di personaggi in uno contribuisce all' ambiguita' di Maria Maddalena e alla possibilita' di raffigurazioni e di letture diverse... 
"Certo. Per esempio, prendiamo un fatto in fondo poco spettacolare ma molto significativo e di grande impatto: la Maria Maddalena che sta ai piedi della croce commette un'infrazione perché ai piedi della croce dovrebbe stare un discepolo. Ma quell' infrazione Gesu' la approva e quell' episodio permetterà a Maria Maddalena di assumere un ruolo molto importante nella promozione della donna. Forse è per questo che ha avuto tanta fortuna presso gli gnostici. Poi, è chiaro che i diversi momenti storici mettono in evidenza un aspetto della santa e ne tengono in ombra altri".
In questo senso, allora, il romanzo di Brignole Sale* si puo' considerare una "summa" dei motivi che accompagnano il personaggio di Maria Maddalena? 
"Dal punto di vista della vicenda, Brignole Sale non inventa assolutamente nulla. La vita di Maddalena è quella data dall' agiografia. Brignole Sale ricama sui motivi, soprattutto sulla bellezza nei suoi vari aspetti, che è il motivo segreto che percorre tutto il romanzo, così come altre metafore: il fuoco, rappresentato prima dalle fiamme del desiderio e poi dal pallore della cenere; e poi l' acqua, il pianto, le lacrime. Questi motivi torneranno combinati in tutti i modi possibili. Il fatto più significativo è che Brignole Sale adotta la forma romanzo, un genere di consumo ancora agli inizi, assumendo un argomento sacro che si presta bene alla rappresentazione della bellezza. Negli inserti poetici, che sono delle amplificazioni, Brignole Sale sviluppa le sue fantasie barocche. Va detto, tra l'altro, che l'autore scrisse questo libro prima della conversione, quindi ha molte venature libertine, è un tipico impasto barocco di sacro e profano. Come la sua eroina, del resto: per questo piace tanto al gusto moderno".
Ma come si può consigliare la lettura di Brignole Sale al lettore moderno? 
"Consiglierei di leggere il romanzo a piccole porzioni, magari seguendo l' indice tematico (erano gli autori secenteschi stessi a compilare indici tematici per le loro opere), saltando qua e là a seconda dei temi, che sono come lanterne magiche. La lingua e l'eccesso di metafore possono essere d'ostacolo a una lettura continuata. Sarebbe come mangiare un cibo con troppa salsa".
Dunque, è la metamorfosi di Maria Maddalena a sollecitare diversi punti di vista. Puo' fare qualche esempio sul piano figurativo? 
"La rappresentazione iconografica della Maddalena viene da lontano: basti pensare alla pittura medievale. Il Beato Angelico la rappresenta attaccata ai piedi di Gesu' anche al momento della deposizione. Botticelli la ferma nell'attimo della conversione. Masaccio, nei primi del Quattrocento, la raffigura ai piedi della croce, in rosso, con lunghi capelli sciolti. Vincent Malo ce la fa vedere mentre lava i piedi al Cristo deposto. In pieno XV secolo, di solito abbiamo la figura di Maria Maddalena sola con un vaso di unguenti. Ovviamente, con una grande eccezione, quella di Donatello, straordinaria. Tra fine Quattro e inizio Cinquecento c'è la cortigiana, elegante e con vesti sontuose, a volte discinta. Con Tiziano abbiamo la penitente nella grotta, ma il tema biblico è un modo per evitare la censura di fronte alla nudità: basti pensare a tutte le Susanne cinquecentesche al bagno. Sostituire Venere con una santa era un artificio per rispettare gli obblighi imposti dalla Chiesa. In altri casi, non c'è nudo, come nei bellissimi dipinti di La Tour, per esempio quello con lo specchio. In Caravaggio trionfa l'estasi, così come in Rubens. Le varianti sono moltissime: dalla rappresentazione erotica della peccatrice, a quella mistica e devozionale, a quella penitenziale, eccetera".
E la letteratura? 
"L' esplosione si ha nel Seicento, specialmente in Francia. Ricordo che in Francia nel Medioevo Maria Maddalena (le cui reliquie si conservano in tre luoghi: a Vézelay, a Marsiglia e a Efeso) viene assunta come rappresentante di un grande ordine monastico, quello di Cluny, e diventa la protettrice dell' eremitaggio. La sua importanza, in Francia, dura fino all' Ottocento, quando Maria Maddalena diventa la bandiera della restaurazione cattolica (penso, per esempio, al padre Lacordaire). Ma torniamo al barocco. L'autore piu' famoso che nel Seicento si occupa di Maddalena è il provenzale Pierre de Saint Louis, il quale scrive un poema barocco straordinario che fu fonte di dileggio da parte della cultura francese, mal disposta verso il concettismo. Questo Pierre costruisce, attorno alla Maddalena, giochi incredibili, acrostici, anagrammi, metafore ardite. Poi c'è una ricca serie di pezzi lirici, madrigali e sonetti: in Italia, Marino ne ha di bellissimi. Sarebbe inoltre straordinario raccogliere le prediche secentesche su Maria Maddalena come esempi della più incredibile eloquenza barocca".
Torniamo indietro, abbiamo dimenticato Aretino, che pure si interessa al personaggio. 
"Aretino, ovviamente, aveva i suoi buoni motivi per parlare di Maria Maddalena. Ma la assume come pendant dei personaggi piu' osceni, perché gli serve giocare con la mistica".
E il Novecento? Testori, per esempio, fa un libro su Maddalena con proprie poesie accompagnate da molti quadri, soprattutto barocchi. 
"Lasciamo perdere Testori. Certo, poteva piacergli il personaggio di Maria Maddalena: ma i suoi ultimi testi sono le miscele disgustose di un dannunziano cattolico, piene di sporcizie. Crede di essere barocco, ma il barocco lombardo è un'altra cosa".


* Anton Giulio Brignole Sale, Maria Maddalena peccatrice e convertita. Scritto nel 1636, è stato riproposto in una edizione a cura di Delia Eusebio nella collezione Pietro Bembo (Guanda, pp. 541), diretta da Dante Isella e Giovanni Pozzi.



https://machiave.blogspot.com/2024/09/la-maddalena-di-la-tour-una-rassegna.html

Beato Angelico




Beato Angelico







Beato Angelico





Vincent Malo (Sainte Baume)








Masaccio






lunedì 13 luglio 2015

Maria Maddalena in immagini


La tradizione cristiana, almeno a partire da Gregorio Magno [papa 590-604], confonderà la Maddalena con la peccatrice di cui Luca (7,36-50) dice che avrebbe bagnato di lacrime i piedi di Gesù, li avrebbe asciugati coi capelli e poi unti con profumo prezioso: la confusione forse fu favorita dal fatto che la Maddalena viene menzionata subito dopo questo episodio (Lc 8,2) e dall’associazione tra la possessione demoniaca da cui Gesù l’avrebbe liberata e la condizione di peccato. È stata inoltre confusa con Maria di Betania, che a sua volta viene descritta da Giovanni in un episodio simile a quello di Luca. (Letteratura europea Utet)




Giotto





Van der Weyden





Piero della Francesca






Tiziano





attribuito a Caravaggio






Simon Le Vouet
Artemisia Gentileschi





La Tour
La Tour





Domenichino

 http://www.womenpriests.org/it/magdala/magd_ovr.asp
http://www.womenpriests.org/magdala/mag_art.asp


giovedì 18 dicembre 2014

Hermann Hesse, Placidi occhi scuri

Donne italiane variamente ritratte
Hermann Hesse, Dall'Italia, Mondadori, Milano 1990

Giovedì (28 marzo 1901)
In albergo c'è una graziosa inglese rossa di capelli, altrimenti a Milano ho visto poche belle donne, in compenso bambibi incantevoli. [Più tardi, in Italia, ne ho incontrate altre di queste belle donne (non giovani!): figure alte, forme classiche e placidi occhi scuri dallo sguardo bello e indifferente che pare scaturire da immobili profondità. Solo chi ha una vita serena e un animo puro e ingenuo può possedere simili occhi, gli stessi che si vedono in certi ritratti italiani di Madonne.] Diario, pp. 46-47



Perugino, Madonna
Perugino, Maria Maddalena


Mercoledì (10 aprile 1901)

Madonna del Perugino + una Maddalena del P., una delle sue teste femminili più delicate, di una bellezza fragile eppure matura che nessuno dei Raffaello qui esposti riesce ad eguagliare


Raffaello, Madonna del cardellino

Filippo Lippi




Filippo Lippi, tondo Bartolini



Lunedì (15 aprile 1901)
Stasera sono stato [...] al teatro La Pergola dove davano La città morta di D'Annunzio con la Duse. [...] Nonostante l'eccellente allestimento complessivo, a imporsi erano l'interpretazione e la voce della Duse. La sua recitazione, anche quella delle mani, è favolosamente fine, sensibile e trascinante; la sua meravigliosa voce è capace di ogni sfumatura e riesce ad essere commoventemente infantile o far gelare il sangue nelle vene. La sua presenza sul palcoscenico è serrata, flessibile e, in ogni istante, di grande effetto plastico. [La sua bellezza sulla scena era di tipo greco, saffico. In alcuni momenti la voce acquistava una delicatezza magica e trasognata.]




Le donne di Ravenna, con sguardo profondo
e gesto mite, conservano
il sapere dei giorni
della città antica e delle sue solennità.
Le donne di Ravenna: profondo e sommesso
il loro pianto, come bambini acquetati.
E quando ridono sembra di sentire
l'allegra melodia di un testo triste.
Le donne di Ravenna: pregano come i bambini,
miti e appagate.
Posson dire parole d’amore
e loro stesse non sanno di mentire.
Le donne di Ravenna baciano
misteriose, profonde, e piene di abbandono.
E tutte loro null'altro sanno della vita
se non che dovremo morire.