lunedì 4 gennaio 2016

Su Checco Zalone




Provando a spiegare il fenomeno Zalone   
Ritratto dell’uomo del momento che piace al pubblico (e ora anche alla critica) perché non pensa alla satira ma solo a far ridere
Il Foglio di oggi


«Mi chiamo come mio nonno, capostazione, sosia di Terence Hill e convinto mignottaro» (Luca Pasquale Medici, in arte Checco Zalone) [1].

Un milione di italiani ha deciso di iniziare l’anno con il nuovo film di Checco Zalone. Il primo gennaio Quo vado? ha incassato 6.852.291 di euro, oltre 930.000 spettatori. Un record assoluto, più del doppio rispetto all’ultimo capitolo di Harry Potter I doni della Morte – Parte II che deteneva il primato con 3,2 milioni nel primo giorno di programmazione [2].

A questo punto è difficile ipotizzare fino a dove potrà arrivare Quo Vado?. Marco Giusti: «Perché il film, qualche buonismo a parte e a parte l’appoggio di Mancuso e perfino di Mereghetti, è davvero buono, divertente, civile, uno spettacolo per tutti con poche parolacce (il mitico bokking), che non potrà che salire ai 50 e passa milioni. Non ha neanche rivali importanti per tutto gennaio» [2].

La trama del film in due righe: le avventure di un impiegato statale che, pur di mantenere il suo posto fisso in un ufficio che rilascia licenzia di pesca e caccia, è disposto a trasferirsi persino al Polo Nord. «Qualcuno ci leggerà una satira sull’incapacità di cambiare… qualche mio amico intellettuale (che ha smesso dopo questa affermazione di essere mio amico) ha parlato di Gattopardo… gli ho detto di stare zitto altrimenti lo denuncio, con ’sta roba non si incassa» [3].

Paolo Mereghetti: «Se passano gli anni per Luca Medici, passano anche per il suo personaggio Checco Zalone. Cado dalle nubi era del 2009 e il suo protagonista è cresciuto in consapevolezza e ambizione. Così come sono cresciuti i bersagli da colpire: ieri erano i luoghi comuni del politically correct oggi, in Quo Vado?, sono diventati i miti di una nazione che si ostina a non crescere: la cucina della mamma, la sicurezza della famiglia, la certezza del posto fisso» [4].

«Fino a dieci anni fa il posto fisso era la mia massima aspirazione, i miei genitori mi hanno inculcato da sempre il mito del posto in banca, ho fatto pure il concorso per vice-ispettore di Polizia» [5].

Giuseppe De Bellis (che ha fatto il liceo insieme a Zalone): «L’omosessualità, il terrorismo, la crisi, il lavoro. C’è qualcun altro che riesce a raccontare questi temi con leggerezza? Si può far ridere con un film sul posto fisso? Lo fa Checco. Con la stessa idea di fondo di una delle battute di Cado dalle nubi: “Vi faccio ascoltare una canzone. L’ho scritta l'altro giorno, dopo aver ascoltato un pezzo di Gianni Morandi, Uno su mille ce la fa. Mi sono chiesto: ma agli altri 999 stronzi nessuno ci deve dedicare una canzone? Ce l’ha fatta Checco”» [6].

A spiegare il successo di Zalone, per Giusti, concorre il fatto che «al suo quarto film ha ancora miracolosamente intatta la sua freschezza originale, come se fosse la sua prima pellicola. Grazie alla sua completa chiusura, niente pubblicità, pochissime apparizioni pubbliche, il suo ritorno è davvero un grande evento alla Celentano» [2].

Intervistato da Mariarosa Mancuso: «Ma come, non ti fai vedere mai, e ora che esce il tuo film vai dappertutto? Se io fossi il pubblico mi terrei sul cazzo». Fa eccezione Maria De Filippi, da cui è andato fuori promozione, con un magnifico Jep Gambardella: «Le dovevo un favore, dovevo andare a Italia’s Got Talent ma quel giorno non me la sentivo, quindi l’ho chiamata. Silenzio all’altra parte, poi “quando ti passa la depressione vieni” (imita la voce). E poi mi ha pagato, pure bene» [3].

Tra le pochissime apparizioni tv per presentare il film, quella da Fabio Fazio. Andrea Minuz: «Per un ventina di minuti Zalone ha trasformato Che tempo che fa in una gigantesca, formidabile presa per il culo di Che Tempo che fa. Faticavamo a capire se si rideva di pancia o di testa quando Zalone si è infilato gli occhiali per diventare Gramellini che racconta il senso profondo di Quo Vado?» [7].

Nato a Capurso, in provincia di Bari, 3 giugno 1977. La madre, Tonia, impiegata a scuola; il padre, Sandro, rappresentante farmaceutico. Diploma al liceo scientifico Sante Simone di Conversano, laurea in Giurisprudenza con 106 all’Università di Bari, Luca Medici ha un passato da pianista jazz («Non sono mai andato al Conservatorio, ma guardo sempre Bollani su internet») [1].

Per un anno ha fatto il rappresentante dell’Amuchina [8].

Gavetta a Telenorba (emittente locale pugliese), comincia a farsi conoscere con Zelig, le imitazioni e le canzoni. Autore, tra le altre, di Siamo una squadra fortissimi, inno trash trasmesso da Radio Deejay per i Mondiali di calcio 2006 («Dacci tanti orologi agli albitri internazionali/ si no co’ cazzo che vinciamo i mondiali» ecc.) [1].

«Il colpo di culo che mi ha cambiato la vita è stato il provino di Zelig. Cantante neomelodico, cafonissimo, in scena con una tremenda maglietta rosa aderente. Sul palco faccio un numero che a Bari ripetevo spesso e non faceva ridere nessuno: “Un bacione alla casa circondariale di Trani con gli auguri di una presta libertà”. Gino e Michele mi prendono da parte: “Che fai nei prossimi mesi?”. “Ho la pratica per diventare avvocato”. “Annulla tutto, non prendere impegni per un anno”. Un sogno» [9].

«Il 23 luglio del 2004 dopo essere sceso dal Milano-Bari in un giorno di caldo infernale, zanzare e bestemmie, trovo mio padre: “Mo’ mi hai rotto i coglioni, non c’ho più soldi, sto andando sotto in banca, falla finita”. Imbarazzatissimo, vado dal produttore di Zelig: “Non posso più venire”. Senza fiatare, mi stacca un assegno da 5.000 euro. Mi sembrò Dio. Chi cazzo li aveva mai visti 5.000 euro? Ne prendevo 50 a serata per fare il piano bar, mi pagavo la benzina e a volte mi toccava vestirmi pure da babbo Natale» (a Malcom Pagani) [9].

La consacrazione, nel 2009 col primo film Cado dalle nubi, che incassa 14 milioni di euro. Mariarosa Mancuso: «Ricordiamo perfettamente la prima risata a scroscio, quando “Angela” nella canzone faceva rima con “Losangela”: “Ami solo me, spositi con me, che in viaggio di nozze io ti porto a Losangela”. Va ascoltata da uno con la maglietta rosa, cantante di piano bar a Polignano a mare, voglioso di raggiungere “L’acne del successo” (era già una battuta di Marcello Marchesi, ma tra grandi si può fare). Salito a Milano canta la canzone Gli uominisessuali in un locale gay, indicando ogni avventore con il dito» [10].

«Quando ho iniziato chiamavo la macchina da presa telecamera suscitando le ire della troupe» [5].

Seguono Che bella giornata (43 milioni al botteghino nel 2011) e Sole a catinelle nel 2013 che con oltre 52 milioni di euro ha realizzato il più alto incasso della storia per un film italiano e il terzo in assoluto dopo Avatar e Titanic [5].

Dei 57 milioni incassati nei primi due film quanti ne ha messi in tasca? «Diciamo che ho guadagnato meno della metà del 10%. Sarebbero stati molti più soldi se avessi preso una percentuale sugli incassi. Ma il contratto che avevo firmato non la prevedeva» [11].

Qual è la sua donna ideale? «Quella con le tette» (ad Alessandra Comazzi) [8].

Fidanzato con Mariangela Eboli (qualche cameo nei suoi film), hanno una figlia, Gaia, nata nel 2013. «La bambina comincia a capire, la prima volta era stranita guardando la mia immagine in tv, adesso non gliene frega un cazzo» [3].

Un fratello, Francesco ha fatto l’aiutante di produzione nei primi due film: «Portava sul set gli attori, e poi li riaccompagnava a casa o in albergo. Ma ora fa l’aiuto attrezzista: gli attori, a volte, sono troppo antipatici». L’altro fratello fa lo steward per la Ryanair. «È identico a me. L’hanno chiamato all’Isola dei famosi: gli avrebbero dato 40mila euro. Lui mi ha preso in giro al telefono: “Se me ne dai 45mila, non vado”» [11].

«Detesto gli artisti che fanno finta che i soldi non contino. La prima volta che ho visto un set mi è preso un colpo: 70 persone, 70 famiglie, 70 bocche da sfamare. A qualsiasi uomo di coscienza il dubbio verrebbe: “Chi cazzo li paga questi qui?”» [9].

Ci dice una cosa di sinistra? «Le donne hanno gli stessi diritti dell’uomo. Specie se bone». E una di destra? «La famiglia è importante, l’amante meno» (ad Annalisa Venezia) [12].

Qual è la cosa che le dà più fastidio? «Sentirmi ripetere che sono “l’uomo del momento”. Perché il momento, prima o poi, passa, e ancora non ho un piano B. Di sicuro so che a 50 anni non farò il comico. A quell’età si inizia a essere tristi, la scorreggia diventa patetica, e io le corde drammatiche non le ho. Potrei aprire un ristorante, dedicarmi alla produzione, cinematografica o musicale. Sono anni che tento di scrivere canzoni serie: purtroppo mi scappa sempre la cazzata» (ad Andrea Scarpa) [11].

Apertura a cura di Luca D'Ammando
Note: [1] Catalogo dei viventi 2009, Marsilio 2008; [2] Marco Giusti, Dagospia 2/1; [3] Mariarosa Mancuso, Il Foglio 30/12/2015; [4] Paolo Mereghetti, Corriere della Sera 30/12/2015; [5] Arianna Finos, la Repubblica 30/12/2015; [6] Giuseppe De Bellis, il Giornale 30/12/2015; [7] Andrea Minuz, Il Foglio 22/12/2015; [8] Alessandra Comazzi, Stampa 29/10/2011; [9] Malcom Pagani, Il Fatto Quotidiano 28/10/2013; [10] Mariarosa Mancuso, Il Foglio 24/12/2015; [11] Andrea Scarpa, Vanity Fair 20/7/2011; [12] Annalisa Venezia, Panorama 23/12/2010.