sabato 22 agosto 2015

Paolo Uccello, il corpo del guerriero caduto

La storia dell'arte raccontata da E. H. Gombrich
Torino, Einaudi 1966
traduzione di Maria Luisa Spaziani e Livia Moscone



Paolo Uccello (1397-1475)

... Il suo maggior vanto fu probabilmente la figura del guerriero caduto, steso a terra, la cui rappresentazione prospettica dovette offrire parecchie difficoltà. Mai una figura consimile era stata precedentemente dipinta, e per quanto sia troppo piccola rispetto alle altre, è facile immaginare l'impressione che suscitò.

La battaglia di San Romano, Londra, particolare
http://storiedarte.blogspot.nl/?view=classic

... potremmo immaginare di farci accompagnare da lui,  sottobraccio a Paolo, a Londra.
Scopriremmo insieme, allora, nel pannello che ora  si trova lì, che l’errore di collocazione prospettica  del guerriero morto in primo piano  è così  palese  per la semplice ragione che è voluto. 
Perché, ci dice Paolo  “Con questo errore insinuo nei riguardanti il sospetto  che la morte riduce gli uomini… a poveri fantocci non solo fuori del tempo ma dello spazio“. 


 ***
Giovanni Carpinelli 

Realista o surrealista, Paolo Uccello? L'una e l'altra cosa, probabilmente. Nel caso del guerriero caduto l'effetto di realtà è notevole. Non tanto o non solo per la prospettiva. Il soldato è schiacciato contro la terra in un modo che va oltre l'abbandono del dormiente. Aderisce al suolo, è un oggetto inerte ormai. Questo osservavano al tempo della prima guerra mondiale i testimoni in casi del genere. Quel sonno simulato dall'abbandono era fin troppo perfetto per essere tale, era altro. 
  Pittura metafisica che mette in scena manichini senza pathos - è stato detto. A ben vedere, l'immagine racconta un'altra storia rispetto al resto del quadro. E' come avvolta nell'indifferenza. Sta qui il pathos.