giovedì 13 agosto 2015

Cavour pragmatico e lungimirante

Il 10 agosto Cavour festeggiava il suo compleanno, era nato a Torino nel 1810.

Giuliano Procacci
Storia degli italiani
Laterza, Bari 1968

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Saliva al potere l’uomo al cui nome è legata la realizzazione dell’unità d’Italia, una tra le poche figure della storia italiana passata ai posteri con il fascino del vincitore e non con quello del vinto. Cadetto di una famiglia di vecchia nobiltà e indirizzato dal padre alla carriera militare, egli l’aveva ben presto abbandonata per una vita di viaggi, di affari, di speculazioni, di studi e di amori, e per dedicarsi in età più matura alla politica. In una società in cui molti erano gli aristocratici taccagnamente imborghesiti e molti i borghesi che ostentavano pose nobiliari, egli possedeva al tempo stesso tutte le virtù del borghese e tutte le virtù dell’aristocratico: l’irrequietezza intellettuale e l’abitudine al comando, il gusto di far denaro e quello di spenderlo, la freschezza di energie di una nuova classe sociale e lo stile di una vecchia. Di orientamenti politici moderati, alieno da ogni simpatia verso la rivoluzione e il romanticismo politico dei mazziniani, egli si rese conto peraltro della impossibilità di governare contro le diffuse aspirazioni democratiche fermentanti nei ceti borghesi e piccolo-borghesi e, prima ancora di assumere le redini del gabinetto, si assicurò una sicura maggioranza nel Parlamento, stringendo un’alleanza (il cosiddetto «connubio») con le correnti più moderate della sinistra e con il loro esponente più in vista, Urbano Rattazzi. Essendosi in tal modo garantito contro l’impazienza dei mazziniani e le nostalgie retrive dei «municipali» della corte, poté svolgere con relativa tranquillità il programma di liberalizzazione e di ammodernamento della società piemontese che aveva in mente. Innanzitutto nel campo economico: da buon lettore di Adam Smith e da imprenditore agricolo illuminato e intraprendente quale egli era, il Cavour nutriva una concezione dello sviluppo economico essenzialmente liberista. La via del rinnovamento della società piemontese passava a suo giudizio attraverso la vittoria delle tendenze mercantili e capitalistiche già operanti in essa e questa a sua volta aveva per presupposto una radicale e tonificante liberalizzazione del mercato e l’inserimento pieno del Piemonte nel grande circuitodell’economia europea. Profondamente convinto della giustezza e della fecondità di questa prospettiva di sviluppo economico, il Cavour, già nei diciotto mesi durante i quali aveva occupato la carica di ministro dell’Agricoltura, aveva stipulato una serie di trattati commerciali – con la Francia, con l’Inghilterra, con il Belgio, con l’Austria tutti improntati a un pronunciato liberismo.
… La nozione di un Cavour diplomatico e “tessitore” paziente della lunga tela dell’Unità d’Italia è tra le più correnti. Sarebbe però errato interpretarla nel senso che sin dagli inizi lo statista piemontese avesse chiaro davanti agli occhi quell’obiettiva dell’unità d’Italia che egli effettivamente raggiunse e che il suo lavorio diplomatico fosse tutto in funzione di questo grande fine. In realtà … fino a una data assai avanzata, il Cavour consideròl’unità d’Italia sotto casa Savoia un obiettivo praticamente irrealizzabile e la sua abilità non consistette nell’inflessibilità di colui che sa attendere che le situazioni maturino e le giornate decisive giungano una buona volta, quanto nell’empirismo di colui che sa ricavare dalle situazioni e dalle contingenze che via via gli si presentano il massimo di risultati.

http://www.recensionidistoria.net/recensione4.html
http://www.reset.it/articolo/cavour-e-linterpretazione-del-risorgimento


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