mercoledì 12 agosto 2015

Il racconto del mugnaio. Alison

Geoffrey Chaucer
I racconti di Canterbury
a cura di Ermanno Barisone,
Mondadori, Milano 1991, pp. 71-82.





Il falegname aveva da poco sposato una donna che amava più della propria vita e che aveva diciott’anni. Gelosissimo, la teneva chiusa stretta in gabbia, perché lei era una giovane scavezzacollo, mentre lui era vecchio e temeva di restar cornuto. Balordo di mente com’era, non conosceva di sicuro Catone, il quale dice che bisogna sposarsi fra pari e che sposandosi bisogna tener conto delle proprie condizioni giacché spesso gioventù e vecchiaia non si combinano. Ma ormai c’era cascato, e doveva perciò sopportare i propri guai, come fanno tutti.
Bella era la mogliettina, con il corpo snello e agile come un furetto. Portava una cintura a strisce, tutta di seta, e sui fianchi un grembiule pieghettato, bianco come il latte fresco del mattino. Anche la sua camicetta era bianca, e tutta ricamata, davanti e dietro e intorno al colletto, di seta nera come il carbone, sia all’interno che all’esterno. Le orlature della sua cuffia bianca erano della stessa foggia del colletto, con un grosso fiocco di seta bello alto. Certo aveva l’occhio vanerello, con due sopracciglia sottili e ben speluzzate, inarcate e nere come una prugnola. A vederla, era più gaia d’un giovane pero in fiore e più morbida della lana d’un agnello. Le pendeva dalla cintura una borsa di cuoio, con tasselli di seta e palline d’ottone che sembravano perle. Nessuno al mondo, neanche a cercare da tutte le parti, avrebbe mai potuto immaginarsi una pupa così graziosa o una donnina come quella.
La sua carnagione era più splendente della moneta uscita fresca fresca dal conio della Torre.
In quanto a voce, la sua era acuta e armoniosa come quella d’una rondine posata sul granaio. E inoltre sgambettava e giocava come un capriolo o una manzetta che corre dietro alla madre. Aveva la bocca dolce come il rosolio o il miele, oppure come le mele distese sul fieno o nella paglia. Era bizzosa come una vispa cavallina, lunga come un albero maestro e dritta come un fuso. Portava in basso sul colletto una spilla grossa come la borchia d’uno scudo; le scarpe affibbiate in alto lungo la gamba. Insomma era una mammola, una pupillina, degna di stare nel letto d’un signore e di sposare un ricco possidente.




















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All'idealizzata astrazione del racconto del Cavaliere si contrappone, con quello del Mugnaio ubriaco, un naturalismo d'eccezionale forza e vitalità. Si tratta d'un racconto del genere dei fabliaux, che narra ancora l'amore di due uomini (Nicola e Assalonne) per la stessa donna (Alice), ma alla rarefatta passione cortese si sostituisce una viva animalitá, accompagnata dal gusto della beffa contro il solito marito geloso. La scena si restringe, e dall'esotismo del mondo cavalleresco si passa all'ambiente domestico d'un borgo. Le immagini diventano solide e prosaiche, l'azione puramente fisica. Ambiente e personaggi, tempo e spazio, tutto è accuratamente precisato nei dettagli più impietosi, e ogni dettaglio concorre con perfetta funzionalitá all'effetto della beffa finale.
Letteratura europea Utet