giovedì 27 agosto 2015

Lettera di Leopardi a Fanny

Roma, 6 agosto 1832


Cara Fanny, 


Vi scrivo dunque benché siate prossima a tornare; non più per dimandarvi le vostre nuove, maper ringraziarvi della gentile vostra di lunedì. Che abbiate gradito il mio desiderio di sentire della vostra salute, è conseguenza della vostra bontà.
Mi avete rallegrato molto dicendomi che state bene, e che i bagni vi giovano, e così alle bambine, io ne stava un poco in pensiero, perché i bagni di mare non mi paiono senza qualche pericolo. Ranieri è sempre a Bologna, e sempre occupato in quel suo amore, che lo fa per più lati infelice. E pure certamente l'amore e la morte sono le sole cose belle che ha il mondo, e le sole solissime degne di essere desiderate. Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice, che faranno le altre cose che non sono nè belle nè degne dell'uomo. Ranieri da Bologna mi aveva chiesto più volte le vostre nuove: gli spedii la vostra letterina subito ierlaltro.
Addio, bella e graziosa Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi, sapendo che non posso nulla. Ma se, come si dice, il desiderio e la volontà danno valore, potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi. Ricordatemi alle bambine, e credetemi sempre vostro.

Canti 
XXVII Amore e morte 

... Quando novellamente
Nasce nel cor profondo
Un amoroso affetto,
Languido e stanco insiem con esso in petto
Un desiderio di morir si sente:
Come, non so: ma tale
D'amor vero e possente è il primo effetto.
Forse gli occhi spaura
Allor questo deserto: a se la terra
Forse il mortale inabitabil fatta
Vede omai senza quella
Nova, sola, infinita
Felicità che il suo pensier figura:
Ma per cagion di lei grave procella
Presentendo in suo cor, brama quiete,
Brama raccorsi in porto
Dinanzi al fier disio,
Che già, rugghiando, intorno intorno oscura.


Mario Martone
il Giornale, 27 agosto 2015

Ci sono lettere che dicono poco, pur parlando molto. E altre che, pur parlando pochissimo, dicono tutto. Questa - così breve, così semplice - è la seconda delle uniche due conosciute, fra quelle che Leopardi scrisse alla donna di cui era (tacitamente) innamorato. Eppure ci dice ugualmente tutto di lui. E di lei. A quanto ne sappiamo Giacomo non ebbe mai il coraggio di manifestare apertamente il proprio amore a Fanny; se non chiamandola Aspasia, nelle poesie che compongono l'omonimo ciclo. E nelle quali lei non mostrò mai di riconoscersi. Eppure, come Cyrano de Bergerac soffiava i suoi «t'amo» a Rossana mettendoli in bocca all'amico Cristiano, così Giacomo faceva con Fanny, attraverso l'amico Ranieri. Lei sapeva di piacere a Lui; e non sospettava nulla dietro le gentilezze dell'Altro. Pur rimanendo lusingata dalle sue attenzioni e, ovviamente, ammirata dal suo genio. È mai possibile che non abbia compreso il gioco implicito in questo sfumato quanto ambiguo triangolo amoroso? Che fosse completamente sincera quando, dopo la morte del poeta, candidamente chiese a Ranieri «chi era Aspasia»? Non lo sapremo mai.
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