lunedì 13 ottobre 2014

Edward Gibbon a Ferney, in visita a Voltaire


... Forse ero troppo colpito dalla ridicola figura di Voltaire che settantenne recitava la parte di un conquistatore tartaro con una voce rotta e cavernosa, e si profondeva in effusioni amorose con una nipote assai bruttina di cinquant'anni. Lo spettacolo cominciò alle otto di sera e finì (tra intrattenimento e tutto) circa alle undici e mezzo. All'intera compagnia fu chiesto di restare e ci mettemmo a tavola verso mezzanotte, partecipando a una cena assai raffinata con un centinaio di coperti. La cena terminò verso le due, e si danzò fino alle quattro; quando ci congedammo, salimmo sulle carrozze e arrivammo a Ginevra proprio mentre si aprivano le porte. Fatemi un esempio vero o inventato di un poeta famoso, settantenne, che abbia recitato egli stessonelle sue opere, ed abbia concluso lo spettacolo con una cena e un ballo per un centinaio di persone. Quest'ultima cosa è forse la più straordinaria.

La traduzione di Chiara Guidelli sta in Alfred J. Ayer, Voltaire, Il Mulino, Bologna 1990 [1986]

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Gibbon also visited Voltaire at les Délices in 1757. Gibbon writes to Mrs. Gibbon, from Lausanne, 6 August 1763.

I made a little excursion some days ago to Geneva, not so much for the sake of the town which I had often seen before, as for a representation of Monsieur de Voltaire's . He lives now entirely at Fernay, a little place in France, but only two Leagues from Geneva. He has bought the estate, and built a very pretty tho' small house upon it. After a life passed in courts and Capitals, the Great Voltaire is now a meer country Gentleman, and even (for the honor of the profession) sometimes of a farmer.
He says he never enjoyed so much true happiness. He has got rid of most of his infirmities, and tho' very old and lean, enjoys a much better state of health than he did twenty years ago. His playhouse is very neat and well contrived, situated just by his Chappel , which is far inferior to it, tho', he says himself, que son Christ est du meilleur faiseur, de tout le pays de Gex. The play they acted was my favourite Orphan of China. Voltaire himself acted Gengis and Madame Denys Idamé; but I do not know how it happened: either my taste is improved or Voltaire's talents are impaired since I last saw him. He appeared to me now a very ranting unnatural performer. Perhaps indeed as I was come from Paris, I rather judged him by an unfair comparison, than by his own independent value. Perhaps too I was too much struck with the ridiculous figure of Voltaire at seventy acting a Tartar Conqueror with a hollow broken voice, and making love to a very ugly niece of about fifty. The play began at eight in the evening and ended (entertainment and all) about half an hour after eleven. The whole Company was asked to stay and set Down about twelve to a very elegant supper of a hundred Covers. The supper ended about two, the company danced till four, when we broke up, got into our Coaches and came back to Geneva, just as the Gates were opened. Shew me in history or fable, a famous poet of Seventy who has acted in his own plays, and has closed the scene with a supper and ball for a hundred people. I think the last is the more extraordinary of the two.


Charles-Nicolas II Cochin, Voltaire e Madame Denis, c.1758-70

Voltaire, Lettere d'amore alla nipote, Sellerio, Palermo 1993, presentazione editoriale

Fino al ritrovamento di queste lettere negli anni Trenta del nostro secolo, pochissimi hanno sospettato che Madame Denis, col grande zio, avesse vissuto un legame duraturo di amore, che la lusingava e inorgogliva, senza legarla esclusivamente.
Intorno al 1745, quando l'affetto di Voltaire per la nipote, Marie-Louise, vedova Denis, si è trasformato in relazione stabile, il filosofo ha poco più di cinquant'anni e Madame Denis circa trentatré. Sono gli anni in cui Voltaire, cessato l'ostracismo, comincia ad essere apprezzato nelle corti; dal ritiro in campagna a Cirey - dove l'amore più importante della sua vita, quello con l'impareggiabile Madame du Châtelet, volge al declino - viaggia per le città d'Europa; vive in pieno l'ambiguità dei rapporti con i potenti, insieme maltollerati e inseguiti, e la lotta tra l'ambizione e il desiderio di una vita nascosta e studiosa. I posteri non hanno amato Madame Denis: «fresca, polposa e priva di scrupoli» (più o meno tutti concordano con questo ritratto minimo), e fino al ritrovamento di queste lettere negli anni Trenta del nostro secolo, pochissimi hanno sospettato che col grande zio avesse vissuto un legame duraturo di amore, che la lusingava e inorgogliva, senza legarla esclusivamente. Con la Châtelet, nobile intelligente coltissima libera, non sembra reggere il confronto: Voltaire, sinceramente convinto dell'eguaglianza tra i sessi, reputava l'amica di tutta la vita superiore a lui stesso, sognando di realizzare un sodalizio di spiriti eletti. Madame Denis sembra (da queste lettere che coprono gli anni 1740-1750) invece offrirgli un piccolo nido sicuro e, insieme alle galanterie spinte e quasi indecenti figlie del secolo, sembra ispirargli un desiderio intenso e malinconico di gioventù.